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The humanist

La terza sceneggiatura di Park Chan-Wook

Lee Mu-young, The humanist. Corea del sud 2001    

Film > The Humanist è di particolare interesse per i cinefili in quanto terza sceneggiatura di Park Chan-Wook, realizzata dopo JSA, che gli darà la notorietà internazionale, e prima di Sympathy for Mr.Vengeance e contiene in nuce molti elementi che poi si ritroveranno nei film realizzati successivamente come regista (occhio alla locandina del film…). Te-o, figlio di un ricco uomo d’affari, e i suoi amici Euglena e Amoeba provocano accidentalmente la morte di un poliziotto e, ricattati da un altro agente che ha assistito alla scena, decidono di rapire il padre di Te-o per poi chiedere il riscatto. E qui si scatena una sarabanda oltraggiosa e beffarda di continui capovolgimenti e colpi di scena che non lascia indifferenti, una commedia nerissima e scorrettissima che approda ad un finale di raro cinismo. Nulla ci viene risparmiato, dall’analisi impietosa dei meccanismi che regolano i rapporti all’interno del gruppo dei tre amici, all’ipocrisia dei rapporti familiari e alla corruzione della società coreana. Te-o, che è anche il narratore, è un ragazzo ricco di buona famiglia e quindi è la figura dominante rispetto agli altri due protagonisti, Euglena è un artista fallito che, pur seguendolo passivamente, cova nei suoi confronti un forte risentimento e vaghi propositi di rivalsa che esploderanno nel sottofinale, mentre Amoeba, forse l’unico personaggio davvero innocente del film, è affetto da un grave ritardo mentale. Anche le figure di contorno, dalla suora che si esprime in un dialetto difficilmente comprensibile ai genitori di Te-o, risultano estremamente convincenti oltrechè tratteggiati con freddo sarcasmo. Il mix di violenza e ironia raggelata tipico di Park raggiunge vette difficilmente concepibili per uno spettatore occidentale, e penso in particolare alla scena della rissa tra i tre protagonisti da bambini, in uno dei numerosi flashback che tendono a definire le gerarchie interne del gruppo, o alla scena dello stupro della suora, testimone del rapimento, per finire in bellezza con la fine di Te-o, omaggio-citazione allo Chien Andalou. La regia di Lee Mu-young è all’altezza, anche se priva delle folgoranti intuizioni registiche di Park e dei suoi guizzi assolutamente inaspettati, ma difetta di ritmo e stenta a star dietro ai continui twist della sceneggiatura. Resta comunque un film da recuperare nell’ambito di un discorso critico su uno dei maestri del cinema attuale.


di: Nicola Picchi

Articolo inserito il: 2007-08-11

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