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CORRENDO CON LE FORBICI IN MANO

I pazzi sono tra noi

Augusten Burroughs, Correndo con le Forbici in Mano. Alet 2002    

Narrativa > Con questo romanzo autobiografico, Augusten Burroughs ha toccato la celebrità. Dalla sua storia è stato tratto anche un film con Annette Bening, Gwyneth Paltrow e Alec Baldwin.
La storia è quella, per l'appunto, di Augusten, i cui genitori si separano e la cui schizzatissima madre inizia una terapia presso il dottor Finch.
I genitori di Augusten non sono l'esempio sommo della normalità ed anche il nostro protagonista in blazer blu non rappresenta la sanità mentale. L'incontro con la famiglia Finch è la miccia che fa scoppiare il tutto, anche se, a libro terminato, è difficile capire se in modo positivo o negatvo.
Ovvero, la vera famiglia Finch si è molto indispettita del ritratto che Burroughs ne ha fatto. Allo stesso tempo, nonostante si parli di un bambino (Winnie Poo) che scagazza bellamente sui tappeti applaudito dalla famiglia, di un uomo, Neil, che non si fa problemi ad iniziare una storia sentimental sessuale con il tredicenne Augusten, e di diventare la sua vittima, di una giovane, Hope, che in preda all'ansia per la salute della sua gatta, decide di seppellirla viva, e di Natalie, l'amica del cuore di Augusten, che abusa di ogni sostanza e ha amanti con il triplo dei suoi anni, come se fosse stata venduta dalla famiglia, il cui capo, il dottor Finch, ha un masturbatorium in cui pratica l'onanismo per rilassarsi e non si fa problemi a portarsi a letto, o a casa, le pazienti, la vita di Augusten viene descritta a volte come claustrofobica, altre come un gran divertimento.
La casa odora di cane bagnato, la moquette è consunta, tutto sembra avere peli, il divano è sottosopra, nessuno cucina, nessuno pulisce, nessuno lava. Il che in Augusten, fanatico dell'ordine e della pulizia, scatena un immediato senso di ribrezzo. Ma, in seguito, anche se ciò non viene detto mai, di liberazione.
Impossibile (e inutile) riassumere il romanzo.
La lucidità e la spietatezza che l'autore riserva ai suoi personaggi, ma, in primo luogo, a se stesso, sono agghiaccianti. Augusten, qui come in Cunnilingulusville, non si fa problemi a descrivere la sua mania per la perfezione, la sua ansia da controllo, la maniacalità nelle sfumature, il suo strugggente sogno di diventare attore di soap operas o fotomodello. Il tutto con estrema dignità.
Mi sento anche di appoggiare la frase di Luca Bianchini nel risvolto di copertina, quando sostiene che si tratta di un libro che parla dell'adattamento al mondo che ci circonda.
Ovviamente, credere a tutto è difficile, ma probabilmente non richiesto. Lo stile è semplice e asciutto, la narrazione trascinante, la lucidità sorprendente. Non importa che Finch davvero vaticinasse con le feci, o che Augusten assistesse alle performances sessuali di sua madre e della sua amante, se Augusten e Natalie davvero hanno sfondato il soffitto per creare un lucernaio, se Hope ha o no ripetutamente attentato alla vita della gatta. Mentre si legge, non ci si pone il problema. Questa è la forza del libro. Come ha scritto Franchi, ciò che conta è suggerire lo svanire della lucidità, non essere fedeli ai fatti.
"Impazzire della serie «forno a gas, panino al dentifricio, io sono Dio». Erano finiti i giorni in cui stava al balcone ad accendere candele profumate al limone senza sentire poi il bisogno di mangiarsi la cera. Ed erano finite anche le sedute terapeutiche settimanali. Mia madre cominciò ad andare dal dottor Finch quasi ogni giorno” .




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di: KIBIUSA

Articolo inserito il: 2007-08-29


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