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Io?Drama

Un dram(m) moderno tra pietra e seta

Io?drama, Nient'altro che madrigali. Tube records 2007    

Supporti > Nient’altro che madrigali: se ci rifacciamo alla “familiarità” che l’etimologia della parola madrigali porta con sé, questo gruppo milanese non avrebbe potuto scegliere nome migliore per il disco d’esordio.
Undici tracce incise per la Tube records che sin dall’apertura con "China sulla fine del mondo" ci portano in media res nella melo-drama, Pirandello direbbe “si recita a soggetto”.
Ma chi sono questi soggetti? Le mille anime della voce e chitarra Fabrizio Pollio che non esita a mettersi a nudo, sapendo che a proteggerne l’integrità ci sarà una cortina di suono impalpabile, delicata ed allo stesso tempo struggente, ma non per questo priva di complicità accattivante.
E’ proprio la voce di Pollio, di cui lui sapientemente usa e talvolta abusa, a ritrarre con colpo deciso quadri moderni e post moderni, sostenuto da batteria, chitarra e basso precisi, con contorni ben definiti e ri-definiti da un violino che s’insinua in orecchie e viscere.
Si può così perdonare che all’inizio la chitarra sia un’eco forse troppo acuta di This picture dei Placebo (almeno è ciò che ha ricordato al mio udito profano), se poi nello svolgimento Io?Drama sa indicare una propria linea e seguirla con coerenza; ne sono una riprova le liriche stese lasciando da parte la banalità e mettendo in prima linea un’eleganza che purtroppo oggi si scorge in pochi testi.
Passati quasi dieci minuti dall’inizio, dopo i primi due brani, entra in scena “Vanità”, emblema del disco. “L’onestà mi ha reso solamente un po’ più debole”, è così che si mostra la mise en abîme di questi musicisti: sincera e pulsante come la linea di basso.
“Morgana dorme” è tremante, un’istantanea d’immobilità intimista ben scattata che si trasforma in supplica, forse l’originalità perde un po’ di quota con “Dubbi ipnotici”, ma subito la riacquista senza timore per arrivare poi al finale con “Commedia noir” e “Nerabile”: la prima con un’atmosfera d’altri tempi e penombra, la seconda una giusta chiusura ove s’intravede qualche goccia dei primi Marlene.
Se venisse da accostarli ad Afterhours per la presenza di un violino ben posizionato e suonato nel disco, o a qualsiasi altra formazione nostrana o d’oltremanica, non facciamone un dram(m)a: se sono i successori che creano i precursori, come voleva Borges, Io? ha saputo ben cogliere il tutto e se il panorama italiano brulicasse di tali spunti, di corde vocali tese come quelle di Pollio e di un ensemble così ben assestato, credo proprio che ogni produzione sarebbe una “prima” di gran lusso.


di: mell of a hess

Articolo inserito il: 2007-09-10


Io?drama Nient'altro che madrigali
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