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Franco Battiato

Senso di vuoto, vuoto di senso

FRANCO BATTIATO, . CASTELLO DI VIGEVANO 2007-07-18    

Live > Senso di vuoto. Il cortile del Castello di Vigevano, teatro di suggestive rievocazioni storiche, risulta incredibilmente vuoto al nostro arrivo. L’erba bruciata da un sole inclemente. La terra battuta dal trotto di cavalli bardati a festa. Echi lontani di dame e cavalieri, maestri d'armi, poeti e musici. Ma ora è silenzio, interrotto solo dall’infrangersi di onde di calore sulle antiche mura perimetrali.
Ai piedi della torre dell’orologio, il palco. Essenziale: una tastiera ed una sedia in legno, uno sgabello ed un microfono. Ma non doveva essere un concerto dai connotati rock?
Dopo un’attesa contraddistinta da una torrida atmosfera, densa dell’ acre odore di quei moderni unguenti, illusori rimedi contro l’armata di minuscoli vampiri affamati, sale sul palco il pianista e compositore Roberto Cacciapaglia, che dà inizio alla serata accompagnato da una violoncellista.
Un volume troppo basso ed il brusio di una folla insofferente al caldo e alle zanzare, impediscono però di apprezzarne a pieno l’esibizione.
Un seppur colpevole senso di sollievo, coglie gli animi quando lo spettacolo ha inizio.
Battiato compare sul palco, governato dall’incedere morbido e serafico che lo contraddistingue, accolto dal calore di un pubblico finalmente attento.
Appare subito evidente che gli strumenti sono celati dalle quinte: semplici pannelli di tela chiara, sui quali sono proiettate ombre floreali, fanno da sfondo alla figura umana al centro della scena.
I primi versi del componimento Haiku, tradizionalmente senza titolo, che apre il concerto, vedono Battiato in solitudine a recitare:
“Seduto sotto un albero a meditare mi vedevo immobile danzare con il tempo…alla rugiada che si posa sui fiori quando s’annuncia l’autunno assomiglio, io che devo svanire e vorrei sospendermi nel nulla, ridurmi e diventare nulla”.
Di nuovo senso di vuoto. Un vuoto pieno di senso. Che si fa largo nello spazio saturo del nulla. Con la sola forza evocativa della natura, le cui immagini vengono rese attraverso una rara capacità di sintesi di pensiero, la stessa che da sempre caratterizza la produzione artistica del nostro.
Sul secondo brano, un primo sipario viene sollevato, rivelando Carlo Guaitoli al pianoforte.
Un pugno al cuore, le prime note di Povera Patria, particolarmente sentita dalla gente. Forse riusciamo ancora a provare sentimenti forti quali lo sdegno e il senso di vergogna per “questo paese devastato dal dolore” e “dagli abusi del potere”? Forse vi è ancora speranza di scalfire, anche solo con una singola impronta, quella piatta distesa di cemento che è l’indifferenza, asettica coltre accuratamente preparata per sterilizzare le nostre flebili menti dal virus della consapevolezza?
Poi, un altro sipario viene sollevato, svelando Angelo Privitera alle tastiere e programmazioni.
Un Oceano di silenzio arriva a calmierare i nostri sensi scossi. E ci racconta di un tempo che scorre lento, un tempo che il dolore fa sembrare più lungo. Ricordi ancestrali che riportano all’acqua, nostro primo elemento di vita, dimensione alla quale anelano anime sofferenti.
Compare sulla scena il Nuovo Quartetto Italiano, ensemble di archi (due violini, una viola ed un violoncello) che da anni collabora con Battiato.
Insieme fanno rivivere Amore che vieni amore che vai di De André, eseguita con maestria da musicisti di prim’ordine, cantata da un Battiato perfettamente a suo agio nell’affrontare tonalità diverse dalle proprie. Con la naturalezza e la semplicità dei grandi.
Si prosegue così con l’apertura graduale dei sipari, fino a I giorni della monotonia che rivela finalmente l’intero palco sul quale, nel frattempo, è salito il trio FSC, band pop-rock di Padova che segue Battiato dalla realizzazione di X Stratagemmi.
La scenografia è tutta giocata sulle luci, sapientemente giostrate a creare pieni e vuoti ricchi di suggestioni.
Mi pare manchi ancora qualcuno. Battiato presenta Niente è come sembra che fa parte dell’ultimo suo lavoro Il vuoto e che è anche il titolo del terzo film del cantautore e regista, in uscita a settembre, scritto a quattro mani con Manlio Sgalambro.
Si tratta di un dialogo riguardante Dio, tra un credente, un ateo e una persona che rimane nel dubbio e si svolge in un’ambientazione surreale, un luogo imprecisato all’interno di un bosco, inseguendo una trama che non esiste.
Ma certo, mancano ancora le Mab, band femminile di origine sarda ma di adozione anglosassone, che ha partecipato alle riprese del film. E’ proprio qui che ha avuto inizio la collaborazione con Battiato, il quale le ha poi volute anche per “Il vuoto”.
Dopo un’apparizione alle percussioni in Niente è come sembra, le Mab fanno il loro ingresso al completo in Ruby Tuesday, dando al concerto un’impronta rock.
Ci siamo, le tre anime di Battiato, la musica classica, il pop più raffinato ed il rock, sono ricomposte in un unico corpo sonoro.
I brani si susseguono con l'alternarsi strategico dei musicisti.
Si giunge così al momento filosofico-musicale, nel quale l’ormai inseparabile Manlio Sgalambro, uomo-pensiero alter ego di Battiato, ci dona un Nietszche inondato dalle chitarre sanguinanti delle Mab. Un suono inquietante e dissacrante, puro esercizio sonico che si inabissa nel noise. Connubio singolare e curiosa presenza scenica, questa accoppiata: sul palco, soli, il rigore del pensiero maschile e il policromo estro femminile.
Nella cultura celtica Mab è la regina delle Fate, o meglio una strega, artefice dei nostri sogni e dei nostri incubi. Queste quattro fanciulle dai lunghi colorati capelli, gli abiti fanciulleschi dai toni pastello, di pizzi e corsetti agghindate, un po’ bambole di porcellana di antica memoria, un po’ piccole streghe partorite dalle angosce di Marilyn Manson, vengono a riesumare sopite inquietudini. New dark si definiscono. Bella ed eclettica la voce della vocalist, Psyco Jeremy. Un canto dal sapore celtico, che non teme incursioni nella lirica e che va poi ad esplorare i torbidi fondi del metal.
Dopo la performance insieme a Sgalambro, le Mab eseguono un loro pezzo, Pure, che ritrae alla perfezione la loro natura.
Ora di nuovo tutti i musicisti sul palco a portare a termine questa galoppata musicale. Arrivano senza preavviso Tra sesso e castità, La cura, Shock in my town, La stagione dell’amore , Voglio vederti danzare e Cuccuruccuccu. A questo punto non esiste più la netta divisione tra posti a sedere e posti in piedi: il pubblico ha invaso la platea per avvicinarsi al palco, in un slancio che sa di infinito abbraccio.
I due bis sono tutti dedicati alle canzoni che hanno reso celebre l’artista forse più eclettico ed innovativo degli ultimi decenni. La sua costante ricerca, artistica e spirituale, è un patrimonio culturale ampiamente condiviso, come di rado accade.
Infine, il vuoto, inesorabile, si riprende il suo spazio. Ma è un vuoto diverso ora: è il vuoto di mediocrità. L’assenza di senso è ormai svanita.

Loredana Sparvoli


SCALETTA

HAIKU
POVERA PATRIA
OCEANO DI SILENZIO
AMORE CHE VIENI AMORE CHE VAI
LA CANZONE DEI VECCHI AMANTI
I GIORNI DELLA MONOTONIA
ASPETTANDO L’ESTATE
NIENTE E’ COME SEMBRA
RUBY TUESDAY
IL CAMMINO INTERMINABILE
THE GAME IS OVER
IL VUOTO
NIETSCHE (SGALAMBRO + MAB)
CANZONE GALATTICA (SGALAMBRO + MAB)
PURE (MAB)
DI PASSAGGIO (CON SGALAMBRO)
STRANI GIORNI
TRA SESSO E CASTITA’
CAFFE’ DE LA PAIX
LA CURA
SHOCK IN MY TOWN
LA STAGIONE DELL’AMORE
VOGLIO VEDERTI DANZARE
CUCCURUCCUCCU

BIS
L’ANIMALE
MEDLEY
E TI VENGO A CERCARE
L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO
CENTRO DI GRAVITA’ PERMANENTE


di: Lory

Articolo inserito il: 2007-09-28


FRANCO BATTIATO
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