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Verdena

L'impero di Alberto

Verdena, Canos ep. black out - universal 2007    

Supporti > Benvenuti nell’impero di Alberto Ferrari.
Sue sono, infatti, produzione, registrazione e mixaggio dell’ep, ad esclusione di Canos: Non vi basta? Sono suoi i testi, esclusa la cover, mentre Malaga la esegue da solista.
Ma Albertocentrismo a parte, com’è questo nuovo ep?
Ottimo!
Ormai i Verdena hanno smesso di essere quel gruppo di ragazzini dai quali forse ci si potrebbe aspettare qualcosa di buono. Ormai, dopo due dischi da maestri come Solo un grande sasso e Requiem, da loro non si aspetta più nulla, si pretende… e le pretese vengono soddisfatte.
L’ep si apre con Canos, un singolo che sicuramente ha fatto esclamare a molti increduli: ma questi sono quelli di “Se in vena scorre…”?? Ebbene sì, sono cresciuti. L’ascolto si inoltra poi in un esperimento del quale, sinceramente, non si sentiva alcun bisogno: Malaga: Qui Alberto si cimenta in suoni sintetici e ballabili, ma forse, quando si ha una rock-attitude spiccata come la sua, certe cose non riescono proprio. Questo lo si capisce bene dalla traccia seguente e da quella di chiusura dell’ep:L’ora è buia e Fluido. La prima, asciutto e secco stoner-rock molto melodico, avrebbe tranquillamente potuto trovare un posto nell’album Requiem. La seconda, invece, uno dei migliori pezzi di sempre della band bergamasca, si articola su sei minuti e mezzo che scorrono su doppie voci, cambi repentini di ritmo e noise che riempiono le orecchie. Infine, una menzione la meritano anche gli altri due pezzi presenti: Parabellum (musica di Verdena e S. Facchielli) è un buon esperimento con l’elettronica bene innestata sullo sfondo e col testo in inglese, mentre His latest flame (Marie’s the name) è una cover di tale Elvis Presley, dove i Verdena giocano con la solarità sfacciata del pezzo, utilizzando suoni molto vintage e una produzione apparentemente casalinga.
Per non chiudere con troppe lodi, è da far notare una pecca del minialbum: il layout. Ormai il pacchetto è qualcosa che non si può ignorare e che meriterebbe l’attenzione che la band dedica da sempre ai suoi video. Copertina e retro sono ancora salvabili, anche se gli occhi del solo Alberto che spuntano dal basso del back vanno a riconfermare l’albertocentrismo del disco, ma la foto all’interno sembra buttata lì solo per riempire uno spazio altrimenti vuoto.
Fattori estetici a parte, l’ep Canos è una spesa di quelle che ti fanno contento. I Verdena confermano, infatti, la loro capacità di fare roba che, anche con una punta di elettronica, non rinnoverà di certo il mondo musicale, ma sa lasciare il suo segno ruvido nelle orecchie di chi ascolta.

link:http://www.verdena.com

video:




di: ammale

Articolo inserito il: 2007-10-24

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