UZEDA

La solitudine metropolitana s'è fatta musica

uzeda, . Interzona 2007-11-03    

Live > E se dopo di loro fosse finito il mondo…non avremmo potuto dire che non ce l’aspettavamo…
È stata questa l’atmosfera creata dagli Uzeda all’Interzona di Verona, che li ha accolti nella nuova sede. Il contesto metropolitano da fabbrica in disuso ben si confaceva al concerto che, con gran merito di Giovanna Cacciola (voce), è diventato qualcosa di mistico e ipnotico, seppure giocato su note molto industriali, dove l’ispirazione a gruppi quali gli Einsturzende era piuttosto chiara.
I suoni (talvolta penalizzati da un’equalizzazione non perfetta, soprattutto dopo la pausa) erano un muro che si sgretolava davanti alla gente, tagliando i timpani degli spettatori. Questo compito spettava soprattutto ad Agostino Tilotta (chitarra) che tirava fuori dal suo strumento dei graffi rabbiosi e metallici, accompagnando il tutto con smorfie degne del miglior Hendrix, come se fosse stato lui stesso a soffrire e a gridare quelle note stridule e dissonanti. La chitarra era un cacciavite che faceva le scintille su quella solida lastra di metallo che era la base ritmica. Qui, Raffaele Gualisano (basso) e Davide Olivieri (batteria), giocavano nel rincorrersi e nell’incrociarsi con ritmi apparentemente discordi e inseguiti, e cambi di tempo improvvisi, ma mai casuali. Tutto ciò era reso magico dalle movenze di Giovanna che, prima immobile ad occhi chiusi, poi battendo i piedi e facendo vibrare il proprio corpo, sembrava in preda ad una sorta estasi governata dalla musica.

Il concerto, dopo un breve incipit di ringraziamento al locale al quale pare la band sia molto affezionata, è iniziato con Wailing, primo pezzo dell’ultimo disco Stella, che ha dato subito l’idea di quello che sarebbe stato lo spettacolo a venire, con la sua esplosione metallica e la voce orchestrata su dissonanze evidenti e marcate.
L’ora e mezza di musica è stata centrata soprattutto sull’ultimo disco, del quale, i quattro catanesi, hanno eseguito tutti i pezzi, lasciando la chiusura del live, dopo la pausa, alle rumorose e gridate Gold e Steam, rain and stuff. Sempre presi da Stella sono stati anche due dei momenti più alti del live: Time below zero e Camillo. Il primo, con il basso ripetitivo in pieno stile Shellac, ha dato la piena prova (ammesso che ce ne fosse bisogno) che gli Uzeda sono una pietra miliare nel post rock non solo italiano, mentre il secondo, singolo estratto dal disco, ha lasciato la libertà a Giovanna di giocare col pubblico mentre urlava “come here, come here, come here”.
Ovviamente non sono mancati anche pezzi vecchi e Different section wires ha avuto il suo alto tributo con l’esecuzione di Steel man, ma soprattutto di Stomp. Questo è infatti stato il pezzo più emozionante e assorto del live, nonché quello che ha strappato più applausi a mani piene. Qui si è dimostrata a pieno la capacità teatrale della cantante, che, mescolata ad un crescendo musicale allungato e nervoso, è riuscita a creare una tensione degna dei migliori film thriller: tutti in attesa di quella liberazione, di quell’esplosione di note, che continuava a farsi attendere.

Insomma: i ragazzi (anche se ragazzi non sono più tanto) ci sanno fare.
Sanno coinvolgere la gente, ci giocano, così come giocano con le loro canzoni ed i loro strumenti. Si esprimono al meglio e hanno le capacità di farlo, ma soprattutto vogliono farlo. Affascinante era infatti, vedere come il loro stare sul palco non fosse solo mestiere, ma anche un riuscire ancora a sorprendersi a vicenda e ad entusiasmarsi.
Soprattutto, però, la grande forza live degli Uzeda è il loro saper creare un’atmosfera cupa e desolata, da deserto metropolitano, da solitudine cittadina, che avvolge e coinvolge tutti coloro che li ascoltano dal vivo.

link: http://www.myspace.com/uzedatheband


di: ammale

Articolo inserito il: 2007-11-04


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