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Liars - They threw us all in a trench and stuck a moment on top

annegare ipnotizzati

Liars, they threw us all in a trench and stuck a moment on top. Mute 2001    

Vintage > Can You hear us?
É con una domanda insistente ad iniziare il disco d’esordio dei Liars: tre californiani, ricordati da tutti come newyorchesi (per le influenze musicali), legati ad un’etichetta inglese (la Mute) e che vivono a Berlino.
They threw us all in a trench and stuck a moment on top è un album che rapisce ed ipnotizza, che esalta e stordisce. Mille e ancora di più sono le emozioni di questo disco atipico solo alla vista: la durata dei pezzi (cinquantuno secondi alla mezz’ora), i titolo bislunghi e la copertina: lineare, pulita e macabra al tempo stesso. Ma è con l’ascolto, ovviamente, che la destabilizzazione ha luogo e tutto ciò che circonda l’ascoltatore si tramuta in confusione mediata dalla musica.

Si parte con Grown men don’t fall in the river, just like that, che accoglie con una voce flebile, fino al cambio di registro con la domanda ripetuta: Can you hear us? e da lì tutto esplode, su una batteria ritmata, voci forti e chitarre sincopate. Questo prepara a Mr you’re on fire Mr.che, in assoluto uno dei migliori brani della band, si muove tra la strofa secca e stoppata ed il ritornello con un rif di chitarra ammagliante e ballabile, mentre il seguente Loose nutes on the velodrome ci introduce i Liars più metallici e sferraglianti che si sentiranno negli album a venire. The garden was crowded and outside è, invece, la porta d’ingresso della casa di uno scrittore, essendo tutta basata sul ritornare continuo dei rumori di una macchina da scrivere, mentre Nothing is ever lost or can be lost my science friend fa capire la capacità, che verrà amplificata col brano di chiusura, di portare avanti un pezzo su un solo suono continuamente ripetuto. Un ultimo respiro, prima della fine, lo si può tirare sull’agitata e giocosa We live NE of Compton, infatti, la brevissima e atmosferica Why midnight walked but didn’t ring her bell serve già ad introdurre il finale in grande, la lunghissima chiusura di sipario: The dust that mud. Qui si inizia con suoni sparpagliati ed una voce che sembra entrare recitando qualcosa di sofferto e sofferente, ma tutto questo finisce, dopo otto minuti (sui trenta del pezzo), per lasciare lo spazio all’ipnosi e alla ripetizione estrema: ventidue minuti in cui un motivo di cinque secondi, si ripete ossessivamente, fino ad arrivare a far scaricare le pile del disco.

L’ascolto è finito e si scuote la testa per cercare di riprendersi dal quell’immersione, di poco meno di un’ora, che è stata They threw us all in a trench and stuck a moment on top, dove l’acqua era fatta di suoni apparentemente improvvisati, ma molto ben studiati e strutturati, di voci giocate su un’alternanza di incisivi ripetuti e melodie da caverna e di ritmi spesso sincopati, stoppati e mai banali.
L’ascolto è finito e l’impressione di avere in mano qualcosa di irripetibile è forte, così come è forte la voglia di reimmergersi e di rifarsi disturbare e ipnotizzare dalla musica marchio Liars.

link: http://www.liarsliarsliars.com

non ci sono video ufficiali del primo disco della band


di: ammale

Articolo inserito il: 2007-11-11

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