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Verdena - Requiem

Buio!

Verdena, Requiem. Universal 2007    

Supporti > Una voce indemoniata. Uno sparo. Grida disordinate. La prima parola comprensibile è: Buio!.
Non ci poteva essere un inizio più appropriato per Requiem, la quarta fatica dei Verdena e quella che li ha definitivamente consacrati a band dall’identità ben definita (non più solo i figli di Agnelli). A dire il vero, che dal trio bergamasco ci si potesse aspettare molto, lo si era capito già da Solo un grande sasso, nonché da Il suicidio dei samurai, ma con Requiem le ipotesi si sono fatte certezza e la teoria, pratica. Il disco ha un suo spirito, volutamente non innovativo, ma decisamente sicuro. I richiami stoner (Es.Il Gulliver), così come le strizzate d’occhio al grunge più duro di stampo Bleach (si pensi a Don Callisto), sono fatti con cognizione di causa, e rientrano in un progetto che procede come un unico filone e senza intoppi, intermezzi strumentali compresi (Aha, Faro e Opanopono).

Si parte con la folla disperata e l’esplosione di Marty in the sky, titolo che richiama Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, e si finisce con le voci preganti in chiusura dei dodici minuti di Sotto prescrizione del Dott. Huxley, brano che riunisce e rimescola tutte le atmosfere attraversate nell’ascolto del disco.
Don Callisto è pura esplosione di un tempo passato e di un luogo sognato, primi anni novanta a Seattle, mentre Non prendere l’acme, Eugenio lavora su due fronti, i primi quattro minuti e il finale, entrambi caratterizzati dall’impronta stoner. Stessi richiami si sentono all’ascolto di Isacco nucleare, cavalcata giocata su sprazzi di luce, buio e agitazione, di Il Gulliver che, seppure tipicamente Verdena, è l’esaltazione delle caratteristiche apprese da gruppi come i Kyuss o i Q.O.T.S.A. (prestare attenzione al basso pesantemente distorto per credere), e di Il caos strisciante, dove la voce si fa tirata e sofferente sulla base strumentale tesa e isterica che porta dritto al pezzo più pazzo del disco: Was?. Interessante è inoltre il lato acustico che, oltre ai singoli Canos (secondo singolo) e Angie (terzo singolo), vede una ballata di quelle che strappano una buona lacrima di malinconia: Trovami un modo semplice per uscirne. Oltre a tutto questo c’è stato, e non si può non parlarne, il primo singolo, quello più radiofonico, ma non per questo da scartare: Muori delay. Questo, infatti, oltre ad essere un pezzo spassoso e orecchiabile, è riuscito a creare, con l’unione di seventies (utilizzo e melodia vocale) e nienties (suoni e struttura), un buon interesse verso il disco in uscita.

Requiem è perciò un album solido ed emotivamente carico: studiato nelle atmosfere, sempre buie, ma mai adolescenzialtristi, nei suoni, mai casuali e sempre finalizzati e ben modulati, nelle liriche, più raffinate e studiate rispetto al passato, e nel procedere, con l’ascolto che non sente momenti di rottura.I fratelli Ferrari e Roberta Sammarelli, con la co-produzione di Mauro Pagani, hanno quindi scacciato ogni fantasma, da quello di scioglimento a quello di essere considerati una sorta di alternative-nice-band, e si sono confermati uno dei migliori prodotti del rock di casa nostra e forse non solo, dove questo termine, così generico, porti ancora il significato di un sasso che colpisce dritto in faccia.

link: http://www.verdena.com


video: Angie



di: ammale

Articolo inserito il: 2007-11-18

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