Joycut

The very strange tale of Mr. Man

Joycut, The very strange tale of Mr. Man. PillowCase Records 2007    

Supporti > Farò molto in fretta.
I Joycut sembrano una curiosa commistione fra i Marlene Kuntz e i Cure di uno qualsiasi degli album meno riusciti, con alla voce un ancor più curioso ibrido fra Robert Smith e Piero Pelù. Ma – per quanto la loro proposta musicale non mi sembri esaltante per originalità, non è decisamente contro musica fondamentalmente ben suonata e ascoltabile che possono dirigersi i miei strali. Certo, rovinare un buon pezzo come Shake your shapes infilandoci i fischiabotti made in Steve Vai non è cosa da tutti. E che dire di uno strumentale – Haiku – che risulta pure piacevole? Ci voleva tanto a evitare di risuonare lo stesso giro per sei minuti, senza che succeda nulla in mezzo? Ma queste, ripeto, sono quisquilie. Perché i Joycut tutto sommato sanno anche scrivere cose decenti: Plastic City ad esempio, che ha il difetto di essere fondamentalmente una canzone dei Doves senza i Doves che la suonano, ma risulta se non altro ariosa e addirittura quasiquasi colta.
Però. Ragazzi. Con tutto il bene che posso volervi, io non comprerei mai un disco in cui un ritornello recita "We don't want a Yoko Ono in this band”. (per inciso: se ne trovaste una, datele pure il mio indirizzo). Oppure, sentite qui: “A new release of the Welfare State in order to give to this World a Sense Again” (letterale, comprese le maiuscole). Ditemi che scherzate, per favore.
E – ulteriore inciso: il verbo “to give”, in inglese, è transitivo.

link: http://www.joycut.com

video: Plastic City


di: gizmo

Articolo inserito il: 2007-12-03


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