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Temple of the Dog - Temple of the Dog

16 Aprile 1991

The Temple of the dog, The Temple of the dog. A&M 1991    

Vintage > Prendiamo la nostra DeLorean Nera.
Inseriamo, al posto della benzina, lattine e altra spazzatura.
Mettiamo sul sedile accanto al nostro il nostro amico Doc. e il suo cane Einsteinn.
Ok siamo pronti per partire e tornare indietro nel tempo: Seattle 1991.
In una sala prove di registrazione ci sono dei tipi strani, dei capelloni con camice di flanella a quadrettoni e jeans strappati sulle ginocchia. Noi lo sappiamo a cosa stiamo assistendo, ma loro non si rendono conto della portata di ciò che stanno facendo e pensano solo all’album che stanno incidendo, in memoria dell’amico scomparso per overdose: Andy Wood.
Ok, le carte sono scoperte, siamo di fonte ai The temple of the dog, ovvero, la formazione che vede l’unirsi dei più grandi gruppi che il grunge sia riuscito a sputare fuori: i Pearl Jam (all’epoca si chiamavano Mother Love Bone)e i Soundgarden. Di questi c’erano solo alcuni componenti, perciò, per chiarezza, i The temple of the dog erano così costruiti: Chris Cornell (voce e mente di tutti i pezzi), Matt Cameron (batteria), Jeff Ament (Basso), Stone Gossard (chitarra), Mike Mcready (Chitarra solista). Come se non bastasse (e vi giuro che mi sono venuti i brividi a scrivere in due righe questi Nomi), proprio in quei giorni era arrivato a Seattle, dalla California, un ragazzo che aveva mollato il suo lavoro alla pompa di benzina, per andare a provare a diventare la nuova voce dei Mother L ove Bone: Edward III Vedder.

Insomma cosa dire del disco? È fenomenale, da ascoltare e vivere in ogni sua viscera musicale. Ogni pezzo è carico di tensione emotiva, più o meno espressa con ballate e brani tirati e veloci. Si inizia con Say Hello To Heaven, brano che, assieme a Times Of Trouble, è la dedica verso il cielo di Cornell al suo ex coinquilino Andy Wood, mentre il tutto si conclude con l’eterea e sexy All Night Thing. In mezzo c’è un universo di vissuti, dalle veloci e cattive Your Savior e Pushin’ Forward Back, alla malinconica Call Me A Dog; dalle acide Wooden Jesus e Four Walled World, alla lunga e laboriosa Reach down. Un capitolo a parte lo merita, però, quello che, nell’opinione di chi scrive, è il pezzo simbolo del Grunge: Hunger Strike. Qui è presente tutto ciò che la generazione dei capelli lunghi e le camicie di flanella voleva trasmettere, ma soprattutto sono presenti e compresenti la voce glaciale di Cornell e quella calda di Vedder, che, unendosi come correnti di aria calda e fredda, creano un temporale musicale.

Penso che le parole siano state fin troppe e che scrivere oltre sarebbe solo mestiere, perciò basta così e buon salto nel passato.

video: Hungerstrike



sito: link


di: ammale

Articolo inserito il: 2007-12-23


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