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DIALETTICA DI UN PERIODO TRASCENDENTALE DAL NULLA AL NIENTE

Cabala post-sovietica

Viktor Pelevin, Dialettica di un periodo trascendentale dal nulla al niente . Mondadori 2007   

Narrativa > Insomma qui c’è una persona che fin dalla sua tenera età diventa letteralmente ossessionata dai numeri, tanto che questi decidono le sue scelte e le sue condotte di vita. Questa persona, già dall’infanzia, si trova a decretare il numero trentaquattro come faro della propria esistenza, come criterio di decisione per affrontare le domande che la vita gli pone. E, guarda caso, nonostante il comportamento bizzarro e irrazionale, il meccanismo funziona. A tal punto che questa persona diventa molto molto ricca, in un modo molto vicino a coloro che sono concepiti come i cosiddetti nuovi ricchi della nuova Russia. Cioè ”ricchi” in modo volgare e quasi spropositato e, soprattutto, molto dubbio. Il meccanismo tiene anche nella vita amorosa, perché il protagonista trova la sua anima gemella grazie ad una complessa combinazione che fa invidia anche ai più complicati arzigogoli della cabala. Il meccanismo tiene fino al suo quarantatreesimo compleanno, perché il quarantatre, ossia il trentaquattro invertito, è l’equivalente del suo fratello lunare, ossia il nemico che sarà capace di distruggerlo. E quindi il destino è affrontarlo, cioè trovare il fratello lunare corrispondente e scontrarsi con lui e averla vinta per poter continuare a vivere. Guarda caso, ancora, il fratello lunare si scopre essere il suo acerrimo rivale anche negli affari,un altro nuovo ricco che fa a spallate con lui per accaparrarsi la fetta più grossa della Mosca anni ’90. La missione è quindi di affrontare il nemico, affrontarlo e uscirne vincitore.
La Mosca ieltsiniana, la Mosca destabilizzata dal crollo del comunismo, non doveva essere un gran posto, stando alle descrizioni di questo romanzo. Probabilmente, il modo migliore per descriverla sta nel titolo del libro di Viktor Pelevin: la Mosca ieltsiniana ha oscillato, negli anni ’90, tra il nulla e il niente, tra l’ingombrante carcassa del proprio passato e l’incerto futuro che gli stava d’innanzi. Poi è arrivato Putin, ma questa è un’altra storia.
Il problema del libro, nel suo complesso, è che passa dalla cervellotica realtà del protagonista all’eterea e delirante realtà di quella Russia. Si trasforma pian piano, e passa dalla concretezza descrittiva della vita di un nuovo magnate ad un pittoresco ritratto di un paese sospeso nell’incertezza della sua auto-definizione. Alla fine tutto si perde, la trama si scioglie nel nulla, scompare nel niente. Proprio come il titolo. E questo sì, fa pensare che il tutto sia magicamente concertato dall’abile penna di Pelevin. Ma forse in questo nulla c’è troppa carne al fuoco, c’è della cabala strampalata e delle riflessioni dostoevskiane sulle condizioni dell’identità dell’uomo russo. C’è un sistema corrotto che strizza l’occhio al passato appena trascorso e un futuro in preda al liberalismo più sfrenato. Ci sono omicidi con peni di pietra e pratiche sadomaso catartiche.
Troppa, troppa roba perché il nulla risulti leggero.



di: MORVA

Articolo inserito il: 2008-02-11

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