Ghost World
“Sono solo un mucchio di puttanelle liceali snob che se la tirano e che credono di essere all’ultimo grido perché sanno chi sono i Sonic Youth!”
Daniel Clowes, Ghost world. Coconino Press 2008
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Per la mia enorme gioia (e non solo mia immagino) la Coconino Press ha deciso di ristampare Ghost world, la celebre graphic novel di Daniel Clowes (pubblicata per la prima volta a puntate dal 1993 al 1997 sulla rivista americana “Eightball”). Ghost world è un romanzo di formazione tutto speciale, a puntate, in cui Enid Coleslaw (non a caso anagramma di Daniel Clowes) e Rebecca Doppelmeyer si muovono, parlando, discutono, litigano; è il mondo delle “puttanelle liceali snob”, dei ragazzi che non sono come sembrano e viceversa, delle esperienze sessuali, dell’imaginazione non convenzionale, del bello di soprendersi delle piccole avventure della tipica cittadina americana, della voglia di andare via, di iniziare una vita nuova. Le situazioni di ricerca della propria individualità sono affogate nell’intelligenza e nel cinismo, un’accoppiata che fa faville, e i continui attacchi delle due amiche protagoniste a tutto e a tutti lo dimostrano, ma senza scadere nel qualunquismo. Il tutto accompagnato da ironia amara, senso della commedia e sfumature drammatiche.
Così come i Emidio Clementi è stato capace coi suoi testi (nei Massimo Volume) di creare forti immagini cinematografiche, anche qui Clowes è più sceneggiatore che narratore, mette davanti agli occhi le situazioni senza commentarle, senza tirarne fuori la morale: le cose avvengono, le parole fluiscono, le emozioni ci sono e basta. E non è un caso che qualche anno fa, nel 2001 per l’esattezza, di quest’opera sia stato tratto un gran bel film e di un certo successo (con la regia di Terry Zwigoff e con lo stesso Clowes come sceneggiatore nominato all’Oscar, e come attrici protagoniste Thora Birch e Scarlett Johansson), così come se ne potrebbe aspettare uno strepitoso dall’altra grande opera dell’autore, quel “David Boring” che ha lasciato più di una persona a bocca aperta.
Enid e Becky sono fortemente reali, non stereotipate, sono vive e le loro storie fanno male, i loro dialoghi sanno di già sentito, ma quel “già sentito” che fa parte di noi, della nostra adolescenza che pian piano si perde. Daniel Clowes sa come trovare i punti deboli e colpire nel profondo.
di: Felson
Articolo inserito il: 2008-03-02






