Chesil Beach
di Ian McEwan
Ian McEwan - tradotto da Susanna Basso, Chesil Beach. Einaudi 2007
Narrativa >
Un romanzo da divorare. Un lungo filo che corre nella storia di questa prima notte di Edward e Florence, nel 1962, nella loro luna di miele a Chesil Beach.
McEwan racconta passando da ricordi alla situazione attuale entrando nelle intimità prima dell'uno poi dell'altro protagonista quasi senza interruzioni, come i due ragazzi, innamorati più che per passione per complicità, con i loro continui guardarsi negli occhi, senza parlare, e senza consumare, si pongono la prima notte di nozze e verso il loro rapporto.
Florence, infatti, è frigida.
L'ha sempre saputo, ma non l'ha raccontato ad Edward. Vive con terrore la congiunzione carnale, ma spera di farcela, di acclimatarvisici. E' terrorizzata, ma vuole anche essere una buona moglie.
Edward non capisce, sino a che lei, ha un urlo, e fugge, quando lui la bagna con lo sperma.
I due hanno un colloquio chiarificatore sulla spiaggia. I loro due caratteri emergono pienamente in quell'alterco, in cui tante coppie, seppure senza i loro problemi, possono riconoscersi.
E da lì si lasciano, per non ritrovarsi mai più.
Il tempo spiegherà a Edward la verità, e che c'erano alternative, a differenza di quanto pensava lui, ma è troppo tardi, e nessuno tornerà indietro per recuperare il tempo perduto.
Descrizioni profonde, intime, di grande finezza psicologica. Come quando Edward bacia con la lingua Florence, che vive quest'atto come una violazione, perché lì, nella gengiva, c'è il buco lasciatole dal dente del giudizio, in cui la sua lingua, quando è sovrappensiero, si rifugia.
"Rappresentava un'idea piuttosto che una semplice parte del corpo, un luogo privato e immaginario più che un bico nella gengiva, e le pareva strano che ci potesse arrivare un'altra lingua oltre che la sua. Era proprio la punta rigida di quel muscolo estraneo e fremente di vita a farle schifo".
Sempre mentre Edward le si accosta, e non sa interpretare il di lei ribrezzo, Florence considera che gli "aveva concesso il diritto di fare quella cosa, e di farsela fare. Nel momento in cui tutti insieme, lei, Edward e i genitori di entrambi, si erano attardati nel buio della sagrestia dopo il rito a firmare il registro, era a sigillo di quell'atto che avevano apposto il proprio nome; tutto il resto, la presunta maturità, il lancio di riso, la torta nuziale, erano giusto distrazioni educate. E se non le garbava, la responsabilità era soltanto sua, visto che ogni scelta nell'arco dell'anno pasato conduceva a quelo, era solo colpa sua, e a quel punto credette di essere lì lì per vomitare".
C'è grande sincerità nella lotta tra es e superio di Florence, che, essendo portatrice del problema, ha una natura maggiormente scandagliata rispretto a quella di Edward.
"Era l'immancabile smania che lei si concedesse di più e, se rifiutava, l'accusa tacita di averlo deluso, rallentando l'intero processo. Ogni volta che Florence varcava un confine, ne trovava un altro ad aspetarla".
Una frase, una storia, universale.
Che parla di tutte le persone riservate che sentono le pressioni di chi li circonda e, magari, li ama.
La storia di una coppia che dice di amarsi tanto, ma che forse non si ama, perché i due non si sono mai concessi l'uno all'altra. Non si sono mai capiti. O forse è così per tutti, e l'amore accetta l'incomprensione?
Ha screitto Irene Bignardi per Repubblica:
"E questo ci riporta a McEwan, e alla sua capacità di empatia. Alla sua capacità di calarsi nei microprocessi della microstoria personale. Al suo uso del tempo nella narrazione letteraria - una sorta di ralenti cinematografico portato fino all'astrazione: la minuziosa, ipnotica registrazione degli eventi che abbiamo visto in funzione in Bambini nel tempo, a pieno ritmo, e in versione quasi horror, in Lettera a Berlino, e, più recentemente, in Sabato, il suo ultimo romanzo, che si svolge tutto in un giorno."
di: KIBIUSA
Articolo inserito il: 2008-03-07






