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Come si fabbrica il terrorismo internazionale

Fra i libri sull'11 settembre, uno dei più controversi, documentati e aggiornati

Webster Griffin Tarpley, La fabbrica del terrore. Arianna editrice, prima edizione italiana a partire dalla quarta edizione americana 2007    

Saggistica > Webster Griffin Tarpley è riconosciuto ormai da molti come uno dei più acuti giornalisti investigativi statunitensi attualmente in circolazione, davvero uno di cui gli USA hanno bisogno per ritrovare la propria genuina identità e quella libertà di parola che è stata a lungo nell’anima dell’America. Ma ne hanno bisogno anche il resto del mondo in questi anni neri della storia. Tarpley ha acquisito una vasta gamma di esperienze in USA, diventando il principale biografo di Bush padre – da Tarpley smascherato, fra l’altro, come un cocainomane congiurato dell’Iran-Contra. Ma Tarpley ha anche studiato il terrorismo in Italia negli Anni di Piombo. Subito dopo l’assassinio di Moro, nel 1978, Tarpley, analizzando attentamente i fatti, aveva compreso la situazione, dipinta in un quadro cristallino nello studio “Chi ha ucciso Aldo Moro?”, edito in quello stesso anno. Molti indizi portavano a ipotizzare che quello fosse un terrorismo prefabbricato. Le BR erano fabbricate, dirette da forze esterne ben più grandi. Ma quali? Qui entrava in gioco l’inganno strategico. Non erano probabilmente i comunisti spalleggiati dai sovietici, come si poteva banalmente e a prima vista pensare, ma figure e bracci più probabilmente connessi agli USA, Gran Bretagna, NATO, P2, Gladio e servizi segreti italiani. Davanti a queste potenze decise a mantenere le sfere di influenza di Yalta senza cedimenti verso oriente, Moro doveva smettere di vivere, lui che voleva così fortemente un governo italiano di democristiani e comunisti insieme, il quale avrebbe dato una stabilità e solidità senza precedenti all'Italia ma con il rischio di sbilanciarsi, nella sua politica estera, a favore dei sovietici. Difatti chi ci rimise, allora e in tutti gli anni di piombo, fu la reputazione non solo dell’estrema sinistra, ma di buona parte della sinistra nel suo complesso. E da allora la nomea di terrorista l’estrema sinistra e il comunismo tipicamente italiano non sono riusciti più a toglierseli, e l’Italia ha lasciato perdere molte sue tentazioni di guardare alla Russia. Il terrorismo sintetico, dunque, fu, con una certa probabilità, strumento di controllo politico e insieme sociale. Ma il terrorismo è anche strumento di creazione di pretesti per le guerre, come fu esplicitato nella Operazione Northwoods e come appare plausibile nello stesso 11 settembre. Il terrorismo sintetico è stato insieme anche strumento di guerra segreta e per procura in un mondo in cui l’opinione pubblica – dopo le due guerre mondiali, il Vietnam e il ’68 – si era avviato su una “via maestra” essenzialmente pacifista. Queste posizioni, espresse nelle oltre seicentocinquanta intense pagine del volume, sono documentatissime: e lo come attestano non solo l'autorevole storico nostrano Franco Cardini nel commento in quarta di copertina, ma anche, per esempio, l'ex ministro delle tecnologie tedesco Von Buelow e Robert Steele, veterano della CIA e dei Marines.
Il suo libro è un colosso insieme del giornalismo, della storiografia, di una chiarezza cristallina e scritto in maniera potente e convincente.
Questo libro è, nel contempo, agghiacciante, ma Tarpley apre una breccia di speranza perché offre anche direttive su come si possa agire per far salire a galla la verità, rompere il muro di silenzio e omertà globale sull’11 settembre e i conseguenti disastri afgani, iracheni e i possibili disastri futuri che possono derivarne.
Tarpley vaglia le principali teorie del complotto sull’11/9 e individua in alcune di esse elementi probanti, che supporteranno una decisa posizione “MIHOP” (made it happen on purpose), per cui l’11/9 è stato fatto accadere di proposito non tanto dal governo statunitense considerato come un blocco unico, quanto da elementi criminali interni al governo. L'autore espone con rigore e chiarezza metodologica una lunghissima serie di incongruenze intorno all'11 settembre, tante e tali da far emergere non solo infiniti dubbi intorno alla "verità ufficiale", ma persino da permettere di costruire un’ipotesi di complotto interno all’apparato statale e privatizzato degli Stati Uniti. I metodi adottati sono quello cumulativo delle prove (una quantità da far rabbrividire, a partire dalle prove sui numerosi tentativi di occultamento delle scene dei misfatti e insabbiamento); del confronto machiavellico fra il terrorismo sintetico del passato e quello del presente (il titolo originale è infatti “Synthetic terror”, terrorismo costruito artificialmente, attraverso l’utilizzo di vari contributi disparati, come quello di talpe, zimbelli, capri espiatori e tecnici professionisti mercenari).
Il libro è tanto chiaro e imponente quanto sconcertante. I lettori di Orwell e chi si è già interessato all'11 settembre potrebbero immaginare ciò che Tarpley descrive, e possono ben figurarsi che i terroristi islamici forse non c’entravano molto, ma probabilmente non hanno ancora un'idea chiara di come, nella pratica, si potrebbero portare a compimento atti terroristici di queste dimensioni. Ebbene, Tarpley non si limita a formulare ipotesi di megacomplotti poco credibili, ma si sforza di spiegare come sia potuto concretamente succedere tutto questo: e un punto molto convincente della sua argomentazione è quello relativo alle esercitazioni militari che simulavano molti episodi dell'11 settembre, e che il governo statunitense aveva programmato proprio in quei giorni. Questi, dice Tarpley, sono la Stele di Rosetta dell'11 settembre, e il capitolo 9, dove sono illustrati, è cruciale per capire cosa potrebbe essere davvero successo.
Ci sono infinite ragioni per dubitare della versione ufficiale sull'11 settembre data dal governo americano, come ha fatto Griffin, ma Tarpley ha fatto fare un salto di qualità a tutte le ricerche sull’11/9. Tarpley ha attinto a una quantità di fonti ancora maggiore, ha raccolto magistralmente una montagna d'informazioni e vagliato ogni singolo aspetto dei resoconti ufficiali scoprendo mille incongruenze e bugie che macchiano tutta questa sporca storia: si pensi a un tema spesso trascurato: gli attentati all'antrace, che sono ora riconosciuti ormai da tutti gli studiosi come provenienti da laboratori statunitensi e non da remote grotte afgane o irachene.
Il merito principale di Tarpley è quello di offrirci l'ipotesi più completa su quello che può essere successo l’11 settembre, ed è questo l’aspetto più innovativo e sconvolgente di questo libro. È un libro che risveglia inevitabilmente reazioni avverse, ma che offre gli strumenti per affrontare questa situazione. Un libro unico, da leggere assolutamente per capire la situazione internazionale e nazionale in cui ci troviamo.


di: Matteo Repetti

Articolo inserito il: 2008-03-09


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