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HERCULES AND LOVE AFFAIR

Un salto temporale tra lo Studio54 e la contemporaneità

HERCULES AND LOVE AFFAIR, Hercules And Love Affair. DFA Records 2008   

Supporti > Studio 54 e gay culture uniti e metabolizzati in un tutt’uno gradevolissimo e a base di funkettoni, discodens e pop più o meno deviato.
Questo in sintesi il marchio di fabbrica del debutto omonimo di Hercules And Love Affair, progetto del dj di Denver Andrew Butler, impreziosito dalla voce più interessante uscita dai più sordidi nightclub di New York in questi anni, ovvero quella di Antony Hegart, colui che con i suoi Johnsons ha aggiornato al terzo millennio la lezione musicale della tradizione gospel e soul.
Solo che qui il buon Antony, presente in parecchie tracce del disco con la sua voce melliflua e aliena, lascia da parte la melancolia e la profonda passionalità che emana dai suoi dischi e si lancia a capofitto nel territorio camp dei suoi idoli conclamati Marc Almond e Boy George, lasciando che i suoi ghirigori vocali e le sue raffinatezze si sporchino lievemente, giocando maggiormente su una sorta di morbida e ambigua sensualità, adattandosi perfettamente ai tessuti sonori imbastiti da Butler, sia che si tratti di citazioni archaic-disco come nella iniziale Time Will, che dei controcanti tamarri e falsettati di You Belong, praticamente un pezzo house dei primissimi anni ’90 appena rallentato.
Il gioco di rimandi e metabolizzazioni prende vita in tutti i momenti del disco, dal quasi-pop di Athene, cantato da una indolente voce femminile sopra una tramatura funky di basso, all’altro episodio più smooth, Iris, sempre con la voce femminile a farla da padrona.
E che dire poi del singolone Blind? Anche qui basso che ti fa muovere subito i piedi, vagamente alla Who Made Who, come incedere, poi archi sintetizzati e riffettone di tromba su cui si adagia più morbida che mai la voce di Antony. Forse appena troppo lungo (sembra una versione 12’’, quella presente nel disco), ma decisamente groovy e irresistibile.
Unico punto debole e poco necessario si rivela Easy, a dispetto del titolo brano lento e farraginoso, che prova a scavare nel torbido e a essere la faccia oscura, leather-friendly e feticista delle notti di movida newyorchesi, ma finisce invece per essere poco a tema con il resto del disco.
Disco che invece trova la sua più riuscita ragion d’essere nel mostrare contemporaneamente un valore evocativo di un’epoca (la disco, la fine degli anni ’70) e un suo aggiornamento con stilemi e protagonisti contemporanei a parametri temporali più vicini a noi, grazie appunto alla buona vena di teste musicali che quella stagione hanno interiorizzato (ascoltare Raise Me Up per credere, e ancora di più la buffa True False/Fake Real, altra rivisitazione discofunk) e saputo ricreare in maniera molto efficace.

link: link


video: Blind


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2008-03-27

HERCULES AND LOVE AFFAIR




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