Portishead
Milano - Alcatraz 31/03/08
Portishead, .
Live >
SUPPORTING ACT
A HAWK AND A HACKSAW
link
La pagina myspace del gruppo li indica come ungheresi di Budapest, ma i A HAWK AND A HACKSAW si sono internazionalizzati, e non solo aprono per il tour europeo dei Portishead, ma hanno già partecipato a quel capolavoro in erba (IMHO) di Letting off the Happiness di un certo Bright Eyes.
Sul palco 4 elementi di disparate età si alternano a: violino, tromba, fisarmonica, voce, uno strumento tipo mandolino, clarinetto.
Suonano musica balcanica, dal sapore tradizionale ma per niente banale (controtempi e cambi di ritmo rendono sorprendenti melodie atavicamente familiari), ben eseguita e dal ritmo molto tirato. Purtroppo il gruppo soffre di un'atmosfera poco favorevole: luci bianche sparate sul palco, un genere che poco ha a che fare coi Portishead, un pubblico poco interessato (anche se educato) e – forse – poca esperienza su un palco di dimensioni notevoli e davanti a un pubblico numeroso.
Gli A HAWK AND A HACKSAW suoneranno martedì 1 aprile al Biko di Milano, in Via de Castillia 20, in un luogo forse a loro più consono.
PORTISHEAD: LO SHOW
Pubblico attento e vario per lo show-case di circa un'ora e mezza di 3, in uscita ad aprile 2008.
I PEZZI NUOVI
Il primo pezzo - Machine Gun - è un singolo dal terzo, ancora inedito disco e prelude a una serie di pezzi nuovi molto diversi dal solito sound P: chitarre (noise) rock in primissimo piano, suoni pienissimi, cantato e testi evoluti.
Segue un'ottima distribuzione di pezzi vecchi (sia da Dummy - 1995 che da Portishead - 1997), apprezzatissimi dal pubblico, sia nuovi, interessanti e mai banali: Magic Doors, Nylon Smile, pezzi che conservano la dolente e straziata atmosfera degli anni ’90; spiccano per originalità The Rip, con chitarre acustiche e un testo quasi narrativo, in terza persona singolare, molto diverso dal solito introspettivo malinconico tipico dei P e – alla ripresa – un muro di chitarre noise (Sonic Youth on my mind) pienissime e un I'm tired cantato sorprendentemente, molto coinvolto, urlato ossessivamente (Death Valley '69 on my mind).
La sensazione generale è che il nuovo 3 non deluderà l'attesa decennale non solo dei nostalgici ancora legati ai raffinati P anni '90, ma nemmeno di chi è alla ricerca di un'evoluzione modernista.
I CLASSICI
Intervallati da 5 o 6 nuovi, i pezzi di Dummy e Portishead hanno scaldato il pubblico sempre esigente di Milano in una costellazione di suoni e melodie ultraterreni.
I Portishead sono un dandy elegante e raffinato, lustro, non un capello fuori posto, sicuro di sé ma non arrogante, competente, lievemente lascivo, affascinate e asciutto. Semplicemente perfetti. Volendo fare l'avvocato del diavolo, si potrebbe dire che si potrebbe stare comodamente a casa a sentire un cd, dato che dei pezzi conosciuti non c'è una nota, un suono, una parola diversi da studio, ma sarebbe come vedere una stellata sul monitor del pc, anziché in cielo, di notte, in cima a una collina.
I pezzi dei P sono semplici, ciò che li compone è sufficiente e necessario e la ricchezza sta tutta nella sapiente miscela di strumenti e suoni e – ovviamente – la meravigliosa (soprattutto dal vivo) voce di Beth Gibbons.
In una stagione talmente ricca di concerti da dover (forse) selezionare le proposte, questo concerto farà da pietra di paragone.
di: marble sometimes
Articolo inserito il: 2008-04-01







