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I Bluvertigo fuori dal freezer: la reunion

Una dichiarazione d'amore

Bluvertigo, .    

Live > Correva il lontano 1998 quando, appena tredicenne, i Bluvertigo entrarono nella mia vita.

Ascoltavo innamorata, da pochi mesi, David Bowie, scoperto incidentalmente tra le cassette di mio padre, ero attratta da certi portamenti, dalla raffinatezza eccentrica dei volti dipinti, dai grandi comunicatori che non dimenticavano la sostanza.
Quando arrivavo a scuola, la mattina, con la cassetta di Ziggy Stardust nel walkman, ero considerata una specie di aliena: "é un vecchio quello!", "ma chi è??" erano le frasi che, ricorrenti, mi sentivo pronunciate.
Non che mi interessasse l'approvazione, ma vedere, in una meravigliosamente gelida domenica pomeriggio, quest'uomo dai capelli violentemente rossi, nominare il mio eroe, mi commosse.
Lui diceva quello che volevo dire io: non solo amava Bowie, ma parlava di Pavese, citava Il Mestiere di Vivere, libro che allora stava diventando la mia bibbia personale, sfotteva la conduttrice del programma tv al quale era ospite, si arrampicava in vortici dialettici che mi lasciarono a bocca spalancata
Ero una bambina allora ma negli anni, gli incroci indefinibili e spaventosi tra me e quel cantante dai capelli colorati, sarebbero diventati, inconsapevolmente, tantissimi.
Dopo i primi concerti dei Bluvertigo, ai quali mi accompagnava mio padre, un po' controvoglia, restando puntualmente fuori ad aspettarmi, crescendo, mi sono vista innumerevoli live di questo ragazzo, prima con quella band che ha fatto da catalizzatore estetico e intellettuale della mia piccola crescita, poi solista, con le frantumazioni speculari degli innamoramenti, degli incidenti, dei drammi, a ripescare, ancora una volta, inconsapevolmente insieme, quella tradizione cantautorale in mezzo alla quale sono (siamo?) cresciuti.
Quel De Andrè che mia madre mi abituò ad ascoltare su vinile.
Quel Modugno che cantavo col nonno e il mangiadischi.
Non ho mai sentito il bisogno di rivedere Morgan con i Bluvertigo, lo credevo superfluo, era stato così naturale legarmi ai dischi da solista che non vedevo la necessità di una reunion, forse anche per un sentirmi troppo legata all'estetica e all'immaginario di quegli anni trascorsi a seguire il gruppo.
Quando ho saputo che la reunion si sarebbe realizzata, come prevedibile, sono comunque esplosa alla ricerca di un modo per parteciparvi, non solo senza riserve ma anche con quel pizzico di pensiero del senso del giusto, ecco, se non ci andiamo io e quegli altri che li hanno così tanto amati e sentiti, chi ci dovrebbe andare? Considerazione idiota, si, ma emotivamente validissima.

Ieri sera, sul palco di Mtv Storytellers, i Bluvertigo hanno proclamato, con un concerto insieme, il loro definitivo scongelamento e io, incredula, sono riuscita a esserci.
Una Paola Maugeri compiaciuta e un po' nostalgica ci presenta un Morgan ultima versione, con quelle Repetto che da anni non abbandona, questa volta scelte in vernice nera, un abbigliamento total black con una camicia di pizzo vagamente kitsch, nel senso più amorevole del termine, sostituita poi, a causa del caldo devastante, da un'altra altrettanto di pizzo (!), non decorata e un po' più, passatemi il termine, Bluvertigo. Andy, tastierista e sassofonista della band, appare in gran forma, incalza Morgan e fa il giocoliere sin dall'inizio, lasciandosi andare persino in qualche espressione dialettale come un inatteso "alura!", vestito da un consueto abbigliamento bianco e nero, in pieno stile. Sergio e Livio, rispettivamente alla batteria e alle chitarre, sorridenti, appaiono in forma smagliante.
Il pubblico è poco, ma tanto da non potersi sedere tutto, personalità dello star system e dell'internet era system, si mescolano ai fan, accorsi, una volta avuto l'accredito, un po' da tutta l'italia.
Mi colpisce un dodicenne, con un cellulare in mano, a fare filmini per tutta la durata del live.
I quattro aprono la loro performance con una Sono=Sono brillante, un Morgan al basso a riprendere movenze del tempo che fu a tratti mai abbandonate, il pubblico è emozionato, gli occhi si fanno lucidi da più parti, non si sa se muoversi o restare fermi, forse bloccati dalle sensazioni e dalla nostalgia.
Paola Maugeri, irrompe, ogni due pezzi circa, nel tentativo di domandare e cercare di ricostruire la storia del gruppo, come da programma, ma Paola Maugeri non sa, o forse intimamente sa benissimo, che i Bluvertigo, una volta che li metti lì, su un palco, insieme, finiscono nella migliore anarchia immaginabile; così si rievocano i primi live, le gite "in villa" con tutti i doppi sensi del caso, i primi synth e l'incontro con Sergio, conosciuto in un club prima di un concerto e subito coinvolto in una cover di All She Want Is come da miglior tradizione rock'n'roll.
Si, perchè i Bluvertigo, ci tengono a ricordarlo, sono anche molto rock'n'roll e non tardano a dimostrarcelo nell'esibizione.
Dopo L'assenzio e una Troppe Emozioni crudele nel cuore, si passa a Sovrappensiero, ricordando intanto l'arrivo di Livio, a sostituire, in veste dell'Adrian Belew ufficiale del gruppo, Pancaldi, rievocato come il Bluvertigo dal mood meno r'n'r, sempre un po' intransigente persino con gli addetti ai lavori ma grande amico e ricordato a dovere come grande chitarrista.
La punta di diamante, nella mia personale confusione emotiva della scaletta, è una virtuosa e superba versione di So Low, con un pianoforte enormemente molestato da Morgan, a regalarci un'esecuzione indimenticabile, anche grazie all'alternarsi davvero ben costruito delle luci sul palco.
Tra un ricordo e l'altro, una battuta e l'altra, un piccolo spazio dedicato a ricordare le esperienze di ognuno nei sette anni di congelamento, che tutti i componenti hanno dichiarato essere stati fruttuosi, tranne Livio che ci regala un davvero esilarante "fruttiferi", si prsegue nella preformance, tutto in una rara atmosfera di amicizie e vissuti davvero emozionante.
Impossibile non ricordare un'ottima versione di Zero, pezzo che Morgan dichiara essere il vero punto d'arrivo del gruppo, affermando che, dunque, era naturale che il congelamento avvenisse proprio dopo quell'arrivo, rimarcato anche come suo pezzo prediletto, tra quelli col gruppo.
C'è spazio anche per Complicità, Cieli Neri, e Iodio, "Il primo pezzo dei Bluvertigo con un senso".
L'atmosfera è calda, Morgan fa una battuta sui tanti anni trascorsi prima della reunion, Sergio incalza nel dirgli di non scordare che loro erano pronti da molto, si parla di un Tour estivo e di un disco: si parla dunque di vera reunion.
Del pezzo inedito di cui Mtv aveva parlato non c'è traccia, si suppone dunque che verrà registrato successivamente in studio, un po' come La Crisi che non viene molto bene nè alla prima chance nè alla seconda, a fine live, destinata a diventare dunque "un pezzo registrato come Arena dei Duran Duran".
Davvero difficile trasmettere il pathos, la gioia di sentire rievocati momenti, gli sguardi complici nell'anarchica anticonduzione che regnava su quel palco, gag che chi ricorda il gruppo non dimentica perchè anche se ogni loro live è sempre stato diverso,mai prevedibile, l'impronta "bluvertighesca" (Andy) è immancabile e sempre presente.
Il live si chiude con una I Still Love You che fa da colpo di grazia alla nostra nostalgia, specialmente quando Morgan, in chiusura, pronunciando proprio gli ultimi "I still love you" allunga le braccia verso il pubblico e poi, a uno a uno, verso i suoi tre amici.
Il pubblico è attento, segue, non dimentica, non ha dimenticato, si raccoglie emozionato in una frase "siete proprio il nostro pubblico", abbiamo altro da dichiarare?
personalmente no.
Adesso staremo a vedere, il cappello a cilindro è imprevedibile, il cuore scoperto, fortunatamente nulla è apparso sbiadito, tutto è brillato, ieri sera, su quel palco, e non erano solo le Repetto.


di: LaGiu'

Articolo inserito il: 2008-04-08


Bluvertigo


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I Bluvertigo fuori dal freezer: la reunion

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