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Uno: la Weltanschauung del live in love 2008

I Marlene Kuntz a teatro

MARLENE KUNTZ, .    

Live > 10 marzo – Teatro Ciak Milano
17 aprile – Palabrescia Brescia


Le luci si spengono, il sipario resta chiuso. Sì, il sipario.
Perchè siamo a teatro. Perchè i Marlene Kuntz per questo tour li vedremo solo in questi luoghi e in questa modalità: seduti in comode poltroncine rosse, intenti ad ascoltare le loro note struggenti e a sfogliare i libretti ben curati trovati sui posti numerati con la scaletta delle canzoni, ammirando la ricercata scenografia e le luci multicolore che la illuminano, muovendoci lievemente e facendo dondolare solo un po' la testa – al massimo battendo i piedi per tenere il ritmo.
Le intenzioni sono chiare e in linea con le caratteristiche sonorità più acustiche dell'album: permetterci di sublimare la musica, di coglierla e tenerla all'interno, senza che ci perdiamo nei nostri movimenti liberatori e ci distraiamo nella calca delle prime file. Possiamo fruire dei dolci suoni e delle parole intense interiorizzandoli individualmente, evitando di coinvolgere la fisicità e predisponendo a un vissuto più sensuale ed emotivo, che a una partecipazione condivisa.

L'inizio non tradisce le aspettative. Lettura di un pezzo tratto da un racconto di Vladimir Nabokov (riportato anche sul prezioso libretto), che ha ispirato i concetti dell'album Uno, come si capirà dalle ultime parole pronunciate dalla voce recitante registrata. Ed ecco che al lento scostarsi delle pesanti tende rosse si palesa al centro del palco un Godano seduto su uno sgabello che imbraccia una chitarra acustica, già pronto ed impaziente di iniziare. Non si fa attendere, accetta gli applausi e attacca da solo Stato d'Animo. Entrano timidamente alla seconda strofa la batteria di Luca Bergia e i violini di Davide Arneodo, impegnato anche alle tastiere, che si integra perfettamente con l'assetto marlenico in sintonia fondamentale. Solo successivamente si aggiungeranno a completare l'opera il basso di Luca Saporiti e l'inconfondibile chitarra elettrica di Riccardo Tesio, che darà il meglio di sé dopo le prime canzoni acustiche soprattutto nelle canzoni più potenti, raggiungendo il picco con un coinvolgimento anche fisico in Ineluttabile.
La signorina Marlene sfoggia le sue nuove canzoni nelle vesti migliori con raffinate sonorità, mentre veste le vecchie canzoni di incantevole fascino in un contesto nuovo e in alcuni casi le presenta con nuovi arrangiamenti, come in Schiele, Lei e Me eseguita da tastiere e voce. Ma non solo. Propone anche tre cover (PFM, Gaber, Diaframma) che conferiscono al concerto una sensazione di completezza e di continuità con gli artisti citati e più in generale una sensazione di allargamento dei confini del mondo Marlene. Abbiamo già parlato su queste pagine di Gesamtkunstwerk per l'ultimo loro lavoro, descrivendolo come opera d'arte totale che mischia la parola lirica ispirata dalla letteratura (ed essa stessa tale), alla musica che si allarga ad altri strumenti che più non sono le “sole” chitarre elettriche e che si arricchiscono di preziosi contributi artistici. La descrizione di allora non solo si vede riflessa nel concerto ma si trova ancora arricchita e dunque di nuovo riconfermata nella performance live espressa con amore (Live in love è anche il nome del tour).

Profondamente sentite le parole pronunciate da un Cristiano completamente calato nei sensi e nei significati di ciò che ci sta passando e che ci riesce a passare non solo grazie all'atmosfera teatrale e alla sua voce che recita, canta, sussurra e grida le parole. L'interpretazione è ulteriormente enfatizzata dalle sue mani che ora si muovono eleganti, ora si accaniscono sulla chitarra, e ora lasciano spazio ad interpretazioni lascive, in linea con le espressioni del suo viso ora contratte, rilassate o decise, e con le movenze del suo corpo che segue i ritmi musicali diversi come lo ispirano maggiormente. Tutto di lui grida questa unicità espressa nelle canzoni di Uno, un'unicità esclusiva e amorevole come il gruppo che ci sta davanti sul palco, che fa trasparire questa condivisa Weltanschauung (per rimanere nella descrizione attraverso il tedesco, una lingua tanto precisa quanto indescrivibilmente sensuale) e pervade i nostri spiriti.
La musica ci entra così dalle orecchie, attraversa i timpani, prosegue negli occhi evocando immagini, gira nel cervello provocando sussulti, respira attraverso il naso, si spinge nei polmoni e li riempie come aria, portando nuova linfa al cuore, e da lì si propaga poi attraverso brividi per tutto il corpo e inevitabilmente conduce al movimento, anche minimo, perchè siamo seduti. Ci percepiamo come esseri unici, anche noi come Uno. E magari a 'sto punto avremmo voglia di uno dei loro concerti passati, per poter esprimere anche noi con i nostri movimenti questa unicità (e unità) percepita. Libertà è partecipazione (Gaber)!

E' (anche) una questione di qualità (come recitano già i CCCP).
La qualità di un'opera d'arte totale che allarga la sua visione del mondo in cui trasporta anche i pubblico con sempre più stimolazioni sensoriali (anche i sapori: sul libretto c'è una parte scritta da Alessandro Monchiero per Slow Food). Tutte comprese in questo Uno che allarga continuamente i propri confini al Bello. E' forse un Uno Infinito, che cerca la bellezza ovunque?


di: VIOLA

Articolo inserito il: 2008-04-21

MARLENE KUNTZ
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