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AFTERHOURS

Le piccole iene ammazzano il sabato: 14 sporchi fiori d'Amore

Afterhours, I milanesi ammazzano il sabato. Universal 2008   

Supporti > I dischi belli, quelli veri, quelli validi, sono quelli con cui fatichi a deglutire, quelli che, pur volendolo segretamente, non riesci ad ascoltare in ogni istante perchè ti sanno di-struggere, con quella leggera malinconia profonda, con quel senso di piani infiniti e sottesi che minaccia di stenderti lì e non farti alzare mai più.

I milanesi ammazzano il sabato nei decoltè taglienti dei locali chic d'ogni weekend, nelle macchine in coda sulla circonvallazione esterna e interna, nelle minicooper in terza fila e nei motorini a zig zag al crepuscolo. I milanesi uccidono tutto, le piante e gli animali, con la crudezza delle anime intontite dal caos e assonnate dai down di cocaina in completo da buisness. I milanesi sono qua, con le "bandiere fuori dalle macchine all'uscita dello stadio", i nuovi grattacieli crollanti e le grosse automobili fumanti. Ma Milano è così perversa da insegnarti l'amore, che si costruisce nelle dimensioni aride, in estinzione, sottovuoto.

Ed eccoci arrivati, il milanese ricrea il suo vuoto d'amore ovunque, anche tra le mura domestiche che fatica a costruire, a portare a compimento, nel divisionismo del cuore che ti creano le migliaia di possibilità che la città offre.
Questo e molto di più è, in formule audaci, il nuovo disco degli Afterhours, un capolavoro primaverile che distrugge l'inverno passandoci in mezzo, con tutte le malformazioni che sa lasciare all'anima.
La maturazione artistica si respira da tutte le parti, nell'inquietudine fondale marino di un uomo nuovo, il "Re" Manuel che ci parla di quest'amore sottovuoto che sta tenendo insieme a pezzettini, nella sua casa dietro alla città.
Emma è la protagonista, cadiamo sempre nel tranello, Emma dunque, la creatura, lui, il Re e lei, la "musa un po' puttana madre della mia bambina".
Eccoci qua, a piè pari, nell'unica distruzione che fa nascere il capolavoro, la famiglia, che non si regge, perchè l'animo dell'artista nel disastro, del milanese nel deserto, è troppo fragile per riuscire a.
Ed è così che avere un bambino può non essere cosa desiderata, che l'erotismo un po' cattivo e bordeaux di mutandine tolte nel dolore, il culo leccato, gli orgasmi dopo "13 colpi" non sono che lo splendido mutamento erotico di un Re che, sì, ama, ma non riesce.
Eh si, perchè lei fugge, talvolta non vuole, talvolta "sculetta gelosie", perchè l'arrivo no, non è dell'Amore e sarebbe proprio strano "se capitasse a noi".
Il disco dell'inquietudine e della pace, ecco così, questa dicotomia di chi ammazza e costruisce tra la morte di tutto, tra i "musicisti mai fratelli", le invettive in risposta duecentesca - stilnovista, ci pare, a Luciano Ligabue in Neppure carne da cannone per Dio, il tentativo di rimanere integri invecchiando e la difficoltà, più ampia, di una sopravvivenza tra cementi e blog.
Le estremità sono tre, giovanilisticamente ci riduciamo a dirle, traccia 1-7-14, nemmeno a farlo apposta.
In principio la nascita, il tesoro, il nuovo tentativo, l'incombenza e l'improvvisa forza , poi l'inquietudine costante di una coppia mai serena, mai capace di raccogliersi nelle proprie affezioni come se tutto sfuggisse sempre nella consapevolezza che, ad afferrare no, non possiamo essere noi, non noi due, poi il finale, quello della Re-altà, del Re, che non strige solo l'esser-Re ma l'Essere, Emma, l'unica cosa sublime rimasta, la nuova vitalità per il mostro che si aggrappa a chi sogna per lui e alle sue braccia si aggrappa a sua volta, ancora inconsapevole di quel che c'è fuori, orchi e streghe, soli, sempre soli.
e con questa ninna nanna crudele e superba si conclude il grande perché, o la grande incapacità.
un augurio.
un sogno.
un appiglio
un Amore.

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video: Riprendere Berlino


di: LaGiu'

Articolo inserito il: 2008-05-06

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