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IL GENIO

Un disco per l'estate

Il Genio, Il Genio. Disastro Records / Cramps Music 2008   

Supporti > Un duo lei-lui, una manciata di ispirazione pop retrò futuribile che pesca equanime dallo yé-yé francese e Serge Gainsbourg, dagli Stereolab e dagli Air, dallo shibuya pop giapponese (anni ’60 e Pizzicato Five, più che Cibo Matto) e da una voce alla Romina Power, e avrete la miscela irresistibile de Il Genio, che con il disco omonimo propone una delle uscite più interessanti, a livello di novità, sul panorama italico. Niente di particolarmente innovativo, magari, per gli smaliziati conoscitori dei mondi sonori citati, epperò tutto confezionato con grazia e gusto, con parole e suoni decisamente ispirati.

Deliziosamente kitsch e raffinati, Gianluca de Rubertis, già tastierista degli Studiodavoli, e Alessandra Contini propongono un pugno di canzoni in cui prima di tutto è la cifra estetico-musicale che ho descritto qualche riga più su ad essere esplicitata con successo, attraverso testi che navigano sul filo sottile tra la malinconia e l’(auto)ironia, e di cui è brano manifesto senz’altro il primo singolo, quella Pop Porno divertente e acuta. Musicalmente invece, la proposta dei Nostri si articola in trame di basso indolente e chitarra softcore, annegate nel riverbero e intarsiate da batterie giocattolo e tastierine vintage.
Il filo dell’ironia si dipana tanto nella lievemente electro Non E’ Possibile, dedicata alla confutazione della veridicità dello sbarco dell’uomo sulla Luna, che nella raffinata Applique, bella soprattutto nei maliziosi giochi di parole del testo, oltre che nel divertissement di Gli Eroi Del Kung Fu, lungo elenco di attori e attrici di film di arti marziali (ma quanto è soave quel “uata uata uata” cantato nel ritornello?) e di L’Orrore, che invece omaggia i b-movie horror e thriller, mentre hanno un respiro più oscuro e da film francese le esistenzialiste Fortuna E’ Sera e Povera Stella, quasi struggenti nella interpretazione da lolita straziata di Alessandra e probabilmente gli episodi più convincenti (il ritornello alla Michel Fugain nella prima, dopo la strofa quasi barocca, e nella seconda il tono drammatico di suoni e cantato) dell'intero lavoro.

Assolutamente a tema e Gainsbourghiano poi il finale del disco, con La Pathetique, che coniuga nientemeno che Beethoven con i sussurri sexy della lounge francese, e Una Giapponese a Roma, cover di un brano della starlet nipponica Kahimi Karie e qualcosa di più di una sorta di dichiarazione di intenti, dal punto di vista dei riferimenti musicali.
Davvero indicato per le afose giornate estive, come per le notti in terrazza di questa stagione, Il Genio è un giocattolo prezioso, e un indiscutibilmente riuscito esercizio di approccio sexy-pop vintage ma non autoindulgente, come altre cose analoghe di questo tipo suonano, e reso sicuramente più efficace dalla scelta di cantare (testi molto ben fatti) in italiano.
Bravi bravi bravi.

link: link

video: La Pathetique


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2008-06-24

IL GENIO




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