WIRE

La classe non è acqua

Wire, Object 47. Pink Flag 2008   

Supporti > Non si scherza: non è un’esagerazione affermare che parlare di un disco dei Wire significa avere a che fare con un gruppo che è parte della storia della musica. Esponenti fondamentali e seminali di quello che fu definito postpunk, ovvero il superamento dei canoni stilistici propri del punk a favore di un identico approccio do-it-yourself ma incline a sperimentare e a approcciarsi a nuovi suoni (i sintetizzatori, ad esempio) e a nuovi modi di intendere la canzone (l’attenzione all’elemento ritmico di provenienza white funk, tra gli altri) e che avrebbe traghettato il mondo musicale verso la New Wave, i Wire si sono sempre distinti per un elemento più concettuale, a caratterizzare la loro proposta, e sarebbe sufficiente snocciolare a mo’ di rosario la sacra triade di dischi composti a cavallo degli anni ’80 (Pink Flag, Chairs Missing e 154) per garantire ai Nostri un posto nel pantheon delle divinità musicali.
Solo che i Wire non si sono mica fermati, ecché! E sono giunti belli arzilli al 2008 con questo nuovo disco, per l’esattezza il QUARANTASETTESIMO (meditate, gente, meditate…).

E se naturalmente la propulsione avanguardistica dei primi lavori non può che giocoforza essersi attenuata, è pur vero che molti di questi 47 dischi sono stati di qualità decisamente elevata. Considerazione cui non sfugge nemmeno Object 47, che si presenta con la line-up priva dello storico chitarrista Bruce Gilbert, ma ci consegna dei Wire forse per la prima volta così solari nelle melodie e nello spirito che permea l’opera, che pare non volere essere di ricerca quanto piuttosto di serena partecipazione al mondo (musicale e non).
Fin dall’incipit di One Of Us questa attitudine appare palese: melodia contagiosa e suoni cristallini, in cui il nervosismo tipicamente wave non trasmette paranoia ma quasi una indole danzante, sensazione che si ripete poi in Perspex Icon. L’elemento white funk di cui si diceva prima viene messo in evidenza in Mekon Headman e Four Long Years, brano davvero molto ben confezionato, oltre che in Are You Ready, che potrebbe funzionare bene come singolo. Il brano più inaspettato (ma non da chi conosce l’attitudine sperimentale della band) è forse Hard Currency, che sembra quasi frutto di una misteriosa collaborazione con Tricky, mentre il finalone con l’epica All Fours chiude in bellezza il disco.
Gradevole e veloce, dunque, questo Object 47, che si fa ascoltare molto docilmente e che riesce a appassionare pur non cercando intellettualismi e muro-contro-muro che magari dai Wire ci si sarebbe potuti aspettare.

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video: One Of Us - live in Pordenone, 2008:


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2008-08-08

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