Brian Eno & David Byrne
Il ritorno delle teste parlanti (e pensanti)
Brian Eno & David Byrne, Everything That Happens Will Happen Today. autoproduzione 2008
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Il 2008 è sicuramente un anno impegnato, per il non-musicista produttore teorico musicale e chi più ne ha più ne metta Brian Eno: oltre ad avere plasmato (e migliorato!) l’ultimo disco dei Coldplay ed essersi rimesso all’opera, insieme all’amico e sodale Daniel Lanois, su quello che sarà il prossimo lavoro degli U2, ha trovato infatti il tempo e la voglia per dare un seguito a quella che, quasi trent’anni fa, fu una delle più interessanti collaborazioni artistiche nella musica pop, quella tra l’ex tastierista dei Roxy Music, appunto, e David Byrne, già leader dei Talking Heads (con cui Eno già si era cimentato ma in veste di produttore) e cervello altrettanto obliquo nel proporre un’idea postmoderna e trasversale di rock. Il parto di allora, My Life In The Bush Of Ghosts, fu un disco-chiave per moltissime suggestioni sonore di quella che sarebbe stata la musica di lì a venire: campionamenti, field recordings, tribalismi, musica etnica, al servizio di una forma-canzone continuamente destrutturata e ri-composta a partire da una serie di cut-up prima mentali e poi concreti.
E indubbiamente di disco-evento si può parlare oggi, non foss’altro che per il peso specifico dei due protagonisti del lavoro. Epperò una cosa: nessuna delle velleità avanguardistiche e sperimentali cui accennavo poc’anzi, corre l’obbligo di dirlo, percorre invece Everything That Happens Will Happen Today: con i compiti equamente divisi (a Eno la parte musicale e gli arrangiamenti, a Byrne le linee vocali e i testi), i due musicisti pare abbiano voluto “semplicemente” cimentarsi con un’idea di canzone piuttosto standard e tradizionale, addirittura velata qua e là di echi country e folk in episodi come My Big Nurse o Life Is Long, in cui la voce di Byrne sembra addirittura imitare il Tom Petty di Free Falling, prima che dei fiati vagamente fanfarosi rendano il tutto meno rock.
Le atmosfere sembrano rimandare anche a certi sviluppi degli ultimi Radiohead (I Fell My Stuff, eccezion fatta per il cantato quasi-rap di Byrne), quelli di Weird Fishes/Arpeggi, per intenderci, scegliendo una sorta di piana serenità, quasi a confermare la copertina domestica ma inquietante, simile alle ordinate casette dove abitava la famiglia che adottava Edward Mani Di Forbice, dell’edizione deluxe (il disco è disponibile solo on line e via download, a meno di acquistare un’edizione speciale con packaging molto curato: più giù trovate il sito di riferimento da cui ascoltare i brani).
E’ in qualche modo la vena ambient di Brian Eno a emergere, soprattutto in brani come la title-track, molto bella e toccante, o in The Lighthouse, ma senza le oscurità e la malinconia che evocavano i dischi anni ’70 del musicista, oppure le collaborazioni berlinesi con Bowie, ma al contrario con quasi una pacata felicità, mentre di Byrne si fa notare il suo marchio di fabbrica, quella specie di leggerezza pensosa e finta frivolezza nel cantato disincantato e stridulo e nelle melodie solo apparentemente giocattolose che già in tanti dischi dei Talking Heads abbiamo imparato ad apprezzare: si veda a tal proposito un brano come The River, o anche il mezzo funky di Strange Overtones, che potrebbe stare tanto su Fear Of Music dei Talking Heads quanto su Before And After Science di Eno, e che rappresenta forse il più riuscito trait d’union tra le due menti musicali.
Se Wanted For Life è il brano musicalmente più carico, con la batteria elettronica vagamente hip-hop, ecco che nel finale del disco (One Fine Day e la già citata The Lighthouse) ritornano quei toni elegiaci e bucolici già presenti all'inizio: come uno strano ibrido tra Robert Wyatt e il country, all'insegna di ritmi indolenti e rilassati, con in mezzo il piacevole white funk di Poor Boy, contemporaneamente rovente e gelido come i brani dei migliori Talking Heads.
Tirando le somme, un disco che è un ottimo esempio di scrittura pop, magari non emozionante in tutti gli episodi, ma indubbiamente riuscito, in cui le forti personalità dei due protagonisti se la giocano alla pari, riuscendo a emergere molto nettamente, e lasciando da parte la ricerca avanguardistica per forza, per divertirsi invece a giocare con delle forme molto consolidate e acquisite, ma (come è tipico dei grandi) rivisitandole in maniera assolutamente personale e riconoscibile.
link: il sito realizzato per ascoltare e/o scaricare il disco:
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video: Strange Overtones
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2008-09-04






