Tv On The Radio
Quando si dice il disco della maturità…
Tv On The Radio, Dear Science. Interscope/4AD 2008
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Gruppo sfuggente e indefinibile se ce n’è uno, i Tv On The Radio approdano al terzo lavoro vantando due precedenti fatiche decisamente molto amate sia dalla critica più trinariciuta che dal pubblico più esigente.
E, c’è da dire, con tutte le ragioni, ché (soprattutto) Desperate Youth, Blood Thirsty Babes e Return To Cookie Mountain erano davvero due ottimi dischi, probabilmente tra le più interessanti novità musicali giunte negli ultimi anni dall’America, grazie a quel magmatico pastiche postmoderno tra soul, black music e new wave, che solo a dirlo fa sorgere mille punti di domanda, e, invece, nelle mani della band funziona benissimo.
La prima cosa che si nota in questo disco è che le peculiarità dei due mondi sonori che contraddistinguono i TVOTR sono mirabilmente fuse, senza soluzione di continuità: beat spezzati e nevrotici di ascendenza wave, suoni elettronici e campionamenti si fondono alla perfezione con fiati e chitarre, violini e cori, oltre che con la voce indubitabilmente nu-soul di Adebimpe e Malone, come si evince non solo dall’adrenalinico singolo Dancing Choose, ma anche dalla seguente ballata Stork And Owl.
Inafferrabile e affascinante davvero, la miscela sonora della band, che riassume in certe scelte sonore anche le divagazioni shoegaze (ma più Slowdive che My Bloody Valentine, qui, almeno nella dilatazione degli spazi), anche quando i ritmi si fanno più frenetici, come nell’iniziale Halfway Home, o in quella che potremmo chiamare black music postmoderna di Golden Age.
Ecco, rispetto ai precedenti lavori, in cui la fascinazione wave della scrittura si risolveva in un’atmosfera inquietante e plumbea, ma plumbea alla Joy Division, non da circo goth (e infatti paradossalmente proprio i Joy Division, nella apertura sonora che hanno i pezzi dei TVOTR, nello spazio che si respira tra le parti degli strumenti, sono la band che dal punto di vista sonoro possono ricordare, anche se poi il cantato nulla ha a che fare, e anzi voce e beat possono semmai ricordare di più quella band seminale che furono gli A Certain Ratio), probabilmente questo Dear Science si fa notare per una maggiore non dico solarità, perché sempre notturno è, questo mondo, ma per una maggiore dinamicità, come se la ricerca del groove (si ascolti Red Dress, che sembra uscita da Remain In Light dei Talking Heads) fosse stata la chiave di volta più perseguita dalla band e dal suo deus ex machina David Sitek (Trent Reznor secondo me dovrebbe uscirci assieme un po’ e architettare della musica insieme a lui…), il tutto insieme a una produzione più sfarzosa e magniloquente, diciamo alla Phil Spector, per capirci, e che non disdegna sviluppi pop e di songwriting finora mai così apertamente provati dal gruppo come in Family Tree, che ha quasi un andamento alla Arcade Fire. Se Love Dog si incarica di farci tirare un po’ il fiato, con il suo mood piano e rilassato, perseguito anche nella successiva Shout Me Out, almeno prima della imprevedibile accelerazione concitata del finale, con una chitarra che sembra rubata nientemeno che ai Velvet Underground (sempre a New York stiamo eh...) la chiusura solenne di Lover's Day, con tanto di neo-epiche fanfare di flauti, fiati e incedere marziale, segna un ottimo congedo da parte di una delle band che sicuramente ha più cose da dire di questi ultimi tempi. Uno dei dischi dell'anno, senza meno.
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video: Golden Age
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2008-10-02






