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STEVIE WONDER live @ Dutch Forum

Dopo 40 anni, la fiamma dell'R&B brucia ancora

STEVIEWONDER, .    

Live > Mancava in Europa da quasi 15 anni, Stevie Wonder.
Assenza grave, perché se è vero che in studio l’artista non sforna un disco degno del suo nome da tempi immemorabili, sul palco il carisma e l’energia del re indiscusso dell'R&B, a cui si devono almeno 3,4 album “pietre miliari” della musica nera, non sono mai venuti meno. Ed è stato così anche al Dutch Forum di Assago, che per il ritorno di Wonder ha fatto registrare il tutto esaurito in prevendita.
Buon concerto, come era lecito prevedere, con qualche caduta di tono ben superata però da un finale caldissimo. Accompagnato sul palco dalla figlia Aisha, e circondato da 12 musicisti con età media assai bassa in un palco assai scarno e con luci essenziali, Wonder dà inizio allo show reinterpretando con la sola armonica All Blues di Miles Davis. Il tempo di prendere posto dietro le sue inseparabili tastiere e si parte subito sparati con Did you hear you say you love me e soprattutto Master Blaster, qua ripresentata in una veste più funkeggiante rispetto ai suoi ritmi reggae di Hotter Than July, e All I do. Il concerto, alla fine, non è altro che una carrellata senza sosta di greatest hits (e il titolo del tour "A Wonder Summer's Night tour 2008" è assai esplicitativo in tal senso).
A metà show, un paio di siparietti con Wonder armato di vocoder che a modo suo omaggia l’Italia intonando roboticamente Volare e Dimmi quando quando quando. Effetto e risultato un po’ così, ma ci poteva stare. Non si sa quanto improvvisato invece lo sketch con 2 fans saliti sul palco a cantare con lui. Essendo parecchio dotati vocalmente, sembra strano siano stati scelti a caso tra le decine e decine che su richiesta si sono assiepati sotto il palco per essere chiamati. E anche lo scambio di battute con l’artista, sapeva di qualcosa di preparato.
In definitiva, è la parte centrale quella più debole dell’intero show, quando cioè Wonder dimentica per una buona mezzora di essere quello che è stato per la black music (a proposito, è vero che sentendo gli Incognito sembra di ascoltare una cover band di Wonder, e non a caso Don’t you worry about a thing, coverizzata dalla band di acid jazz, appartiene a Wonder e pure proposta nella serata milanese) e si avventura in quel pop commerciale e assai melenso che ha contraddistinto la sua produzione eighties. E’ il turno, così, di Part Time Lover, Just called to say i love you e Overjoyed – un altro brano è proposto addirittura da una delle 3 coriste – che appesantiscono, e di molto, l’atmosfera, anche se accendini e flash dei cellulari non mancano anche in questo contesto.
Con gli accenni a mamma Lula (scomparsa un paio d’anni fa) e quasi un comizio a favore di Barak Obama, con un "War is good for absolutely nothing.." in loop per diversi minuti, si entra nella fase conclusiva, e di nuovo l’atmosfera si infiamma per l’esecuzione di Isn't She Lovely e You Are The Sunshine Of My Life. Gran finale con l’intramontabile Superstition (uno di quei brani che da soli descrivono un’era) e tutto il Forum in piedi a ballare.
Con un’oretta in meno di cose prescindibilissime (in totale, la durata è stata di 2 ore e mezzo), sarebbe stato il concerto dell’anno qui a Milano.


di: Lettera 22

Articolo inserito il: 2008-10-07

STEVIEWONDER
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