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La Moda Del Dolore.

Quando l'Anoressia non si chiama sfilata.

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G215 > Arriva il momento in cui ci si chiede come iniziare certi articoli di informazione, ma di certo non sono le 4 W a svelare un segreto celato ai più e noto solo a chi soffre della malattia.
Camminano per strada, le più magre, scheletriche, con lo sguardo assente pieno di forza e di soddisfazione per lo status raggiunto ma misto al dolore che non va mai via e che fa parte del pacchetto "anoressia"; sì, tutto il contrario di ciò che pensa la ragazza che esce alla gelateria e che la guarda con disgusto, pensando che sia solo "moda".

Bella, la moda di soffrire.

Non sta andando a fare foto per il suo book che consegnerà a Valentino, va a mangiare. Sì, anche lei mangia. Va nella pasticceria più buona della città, con le sfoglie appena sfornate e le mille torte frutto del lavoro degli esperti del settore, e guarda le vetrine. Sta mangiando, non disturbatela. Guardatele gli occhi, vedete forse vestiti dorati con lunghi strascichi e fotografi a seguito? Vedrete fame, e non certo di soldi, di fama o del "semplice" cibo. Non sto dicendo nulla di nuovo, è vero, in fondo l'anoressia è un disturbo sì alimentare -quindi fisico-, ma la sua base è la mancanza di ciò che comunemente si chiama "affetto".
L'affetto è ciò che si prova verso le amichette in quarta elementare, verso il cane che cerca le coccole appena si arriva; ciò che ti fa mancare l'anoressia è semplice: il tutto. Quell'universo di emozioni e sensazioni che compongono la vita di ogni essere umano.
Il ragazzo si può avere o meno, non fa differenza: non è questa la causa scatenante della malattia. Poche persone riescono ad ammalarsi per lo stereotipo di donna ritratto in tv o perchè dopo un'ennesima lite con l'eterno ragazzo ci si lascia, ma evidentemente è la causa più comoda per il programmone della domenica, dove gli italiani si mostrano interessati alla piaga del mondo occidentale.
Anche blog e forum non sono di meno, tutto il mondo parla di queste povere, stupide ragazze che guardando uno spot televisivo e girandosi per guardarsi allo specchio alle loro spalle vedono un elefante in tuta e vanno a vomitare.
Povere e inette donne incapaci di frenarsi. Incapaci di saper controllare una dieta.

Ogni giorno riescono a sopportare decine e decine di persone che le accusano di superficialità, ma è davvero così?
No, signori della domenica e del servizietto con la casa di cura, si parla sempre del prima e del dopo e non si guarda al durante.
Dati alla mano, i fattori principali sono il cattivo rapporto con la madre, e non le solite scaramucce tra "piezz'e cori", ma uno status perenne di quasi sudditanza alla quale la ragazza è esposta sin dalla nascita, diventando schiava di mammà, dei suoi movimenti, dei suoi comandi, dei suoi "consigli", dei suoi sguardi. Anni e anni.
E il piatto diventa il simbolo di quel legame, "senza di questo non puoi vivere, ergo nemmeno senza di me". Ecco la prima decisione che si può prendere per imboccare la strada della malattia: dimostrare alla madre che si è autosufficienti. Forma di protesta a mò di Pannella, oseremmo dire. Solo che lui non è anoressico.
Perchè? I fattori della malattia sono mille, violenze, rapporto burrascoso in famiglia, problemi psicologici del parentame, abusi, stupri. E più si fa strada il "virus" dell'anoressia, più si perfeziona. Come un cancro, che prende vari organi, uccidendoli ad uno ad uno fino al collasso dell'individuo.
Ma l'anoressia ti fa sentire bene le braccia e le gambe, ti fa vendere la tua anima allo specchio, che è sempre ciò che tu non sei e non sarai mai. Distorta.
Le anoressiche sono distorte figure in una strada distorta, sono dei cani che si mordono la coda, non c'è un metodo per uscirne valido per tutti. Ognuno ha la propria anoressia, lei possiede te e tu possiedi lei, andando avanti con gli anni. Sì, riesci a domarla ed andarci contro. Ma uccide, come un parassita si impossessa del corpo. E la tv non si guarda quasi più, gli amici ai quali mostrare il fisico "da modella" non esistono, non c'è il ragazzo che si vuole accalappiare per far le fighe il sabato sera. E' dolore, così tanto che si stringe il nulla.
E più si sta male e si vorrebbe qualcuno, più non si riesce a vivere una vita normale fatta di uscite e di mangiate con gli amici, e viceversa, il guaio della malattia è che ogni causa corrisponde alla conseguenza e così via. Così la solitudine non è scelta, il non mangiare non è scelto... l'unico desiderio è non vedersi, scomparire.
Così mentre l'anoressica cerca di uscirne, l'informazione fa ciò che vuole, rendendola "la malattia delle superficialotte", con tanto di leggende metropolitane; la moda, il ragazzo, la forza che si ha quando si pesa 20 kg.
Quella, la forza della disperazione e di madre natura, che rafforza il fisico rendendolo capace di prestazioni migliori anche con niente nello stomaco. E dentro gli occhi un'anima che urla e chiede un abbraccio.


di: Mer De Noms.

Articolo inserito il: 2008-10-20



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