THE KILLERS
un mezzo passo falso?
The Killers, Day & Age. Vertigo 2008
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C’è qualcosa che non riesce a convincermi fino in fondo in questo Day & Age, terzo capitolo (eccezion fatta per la raccolta di b-sides e rarità assortite rilasciata poco più di un annetto fa, Sawdust) dell’avventura musicale dei Killers da Las Vegas
.
Diciamo che il disco continua l’esplorazione di quelle sonorità che affondano nel rock anni ’80, e contemporaneamente quel tentativo neo-epico (e che si potrebbe definire come: ipotesi per uno Springsteen del nuovo secolo) che già il precedente Sam’s Town aveva messo in luce, come atmosfere.
Però il disco rimane sostanzialmente a metà del guado, come un ponte non pienamente concluso tra le due anime del gruppo, non riuscendo a convincere pienamente né in una direzione né nell’altra, finendo quindi per non aggiungere né togliere nulla a quanto i Killers avevano già dimostrato di saper fare nei precedenti lavori. Quello che, per usare una formula trita e ritrita, usa chiamarsi un “disco interlocutorio”, o di transizione.
Intendiamoci, non si tratta affatto di un disco brutto, anzi: si ascolta piacevolmente, anche se forse l’eccessiva pomposità di cui sopra, unita al cantato un po’ sopra le righe del frontman Brandon Flowers alla lunga stufa un tantino, e contiene una manciata di canzoni sicuramente di buona qualità tanto nella scrittura che nelle gustosità sonore: si pensi al sax à la Bowie che fa capolino qua e là in alcuni brani, o alla accorata forza del ritornello di Human, che si amalgama in maniera quasi sorprendente alla strofa e ai suoi suoni da Festival dell’Eurovisione. Si potrebbero citare anche la buona vena di un potenziale singolo come Spaceman, invero brano-tipo della band ma che non sfigurerebbe anche sul disco di debutto, Hot Fuss, o il momento probabilmente più inconsueto, lo pseudo-funky di Joy Ride, quasi una outtake dei Franz Ferdinand ipoteticamente registrata da Neil Rodgers ai tempi di Let’s Dance, e che non si fa mancare nulla, dai timbales agli interventi di sax sbrodolone, prima di indugiare compiaciuta in un finale danzereccio. A dirla tutta anche il mid-tempo saltellante di This Is Your Life è più che piacevole, e la ritmica salsa di I Can’t Stay può riportare alla mente certi Talking Heads meno estremi.
Epperò. Ciò che fatica un po’ a trovarsi è il brano davvero vincente da un lato, ché nemmeno la salvifica Neon Tiger, a conti fatti, pare davvero irrinunciabile, né d'altra parte il tappetone di synth di This Is Your Life, pur piacendo molto a chi come me adora certe sonorità ottantose, può esser più una sorpresa, mentre risultano rispettivamente trascurabili e fuoriluogo, con quel cantato stile Thom Yorke prima e l'inutile sfarzo finale poi The World We Live In e Goodnight, Travel Well.
E poi manca l’idea decisiva, il tocco di classe, il dribbling del fuoriclasse, chiamatelo come volete, che faccia davvero innamorare di queste dieci (più due bonus track, invero carucce) canzoni nuove dei Killers.
Come si direbbe nelle pagelle sportive: i Killers fanno il loro compitino, ma da loro ci si aspetterebbe di più.
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video: Human
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2008-11-25







