FRANZ FERDINAND
E ora gli arciduchi vogliono (far) ballare
Franz Ferdinand, Tonight: Franz Ferdinand. Domino 2009
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I quattro arciduchi franceschiferdinandi si confermano ampiamente la mia preferita, tra le band della nuova covata indie emersa nei primi anni zerozero, un gradino sopra agli altri miei prediletti, i Killers.
I Franz Ferdinand hanno sempre avuto una marcia in più, rispetto a colleghi e epigoni sbucati fuori come funghi dalla sempre fervida scena inglese-statunitense: sarà che sono stati i primi a rielaborare alcune formule-rock anni ’80 (Talking Heads e Blondie nel primo disco, salvo poi allargare lo spettro fino a toccare anche certi McCartneyismi nel secondo lavoro), e chi prima arriva meglio alloggia, sarà l’indiscutibile capacità di Alex Kapranos e soci di scrivere melodie appiccicose, sarà il lato contemporaneamente cazzone e consapevole che hanno sempre mostrato, sarà una questione estetica sempre attentamente curata dalla band, sta di fatto che indubbiamente, tra le nuove leve del rock più o meno indie, i Franz Ferdinand hanno uno status di autorevolezza consolidato e indiscutibile.
E così, dopo un disco d’esordio caratterizzato da tipici nervosismi chitarristici di scuola wave, e un secondo lavoro cui, pur nella relativa brevità, mancava forse una coerenza interna, a scapito di una manciata di canzoni tutte potenzialmente singoli ma non sempre amalgamate tra loro, e in cui la scrittura dei brani inglobava, oltre che a suggestioni ottantesche, anche stili e mood di molti anni prima, ecco arrivare questo Tonight…, preannunciato da dichiarazioni ardite di Kapranos su una fantomatica svolta elettronica del gruppo, e forti sperimentazioni in studio. Diciamo subito che c’è del vero, in queste frasi, nel senso che senza dubbio è maggiore la componente tastieristica-elettronica, nel suono-2009 dei Franz Ferdinand, e che leggendo interviste e note interne si scopre di un notevole lavoro di sperimentazione sonora in fase di registrazione. La cifra vera che pare però emergere dall’ascolto del disco è un’altra: i FF non sono certo diventati i Daft Punk, ma indiscutibilmente, per questo disco hanno pigiato l’acceleratore su due elementi: groove danzante (più danzante che in passato), basso conseguentemente più presente, e appunto fiumi di tastierine quasi seventies e sinth, a creare temi e riff indubbiamente ben studiati. Il tutto messo su disco con una maturità e una consapevolezza dei propri mezzi e limiti (i quattro non sono certo delle irediddio, e chi li ha visti live ha spesso confermato questa ipotesi) che sicuramente fa onore al gruppo e alla cura con cui ha lavorato a questo nuovo materiale, non forzando i tempi (sono passati quattro anni infatti da You Could Have It So Much Better) e lasciando strategicamente che montasse l’attesa per questa nuova uscita.
E che Tonight... sia fresco lo dimostra già l’incipit: il primo singolo Ulysses (“I’ll find a new way”), infatti, ad apertura del disco, traccia ottimamente le coordinate del lavoro fatto: pur essendo inconfondibilmente un brano dei FF, con tanto di coretti e “lalalà”, l’elemento zompettante e quasi white funk emerge subito, andando a costituire una delle quattro pietre angolari di cui si compone il disco. L’altra è Twilight Omens, che va a ripescare le tastiere degli Stranglers e ripropone quella strana idea (“e se i Doors fossero nati a Londra nel ’77?”) modernizzandola negli esiti. Poi ancora Lucid Dreams, e soprattutto la sua lunga coda elettronica, che arriva a sorpresa alla fine di un brano molto standard, per la band: qualcosa più di un semplice divertissement con i sinth, qualcosa meno di una deriva tardo-prog, e infine la traccia conclusiva Katherine Kiss Me: voce e chitarra acustica, un trait d’union con i lenti del disco precedente, e più di tutte quasi una affermazione di Kapranos e soci sulla propria capacità di scrivere brani interessanti.
Su queste quattro pietre si poggia poi l’impalcatura del disco, che, oltre che a mostrare un Kapranos in ottima forma e più espressivo e sfaccettato nell’interpretazione, regala maggiore compattezza rispetto al suo immediato predecessore, sia quando i ritmi si mantengono saltellanti (Turn It On e soprattutto l’ottima No You Girls) sia quando le tastiere prendono maggiormente il sopravvento, come in Send Him Away, sia quando i toni si fanno più calmi, in Dream Again.
In conclusione si può dire quindi che nemmeno stavolta i Franz Ferdinand hanno sbagliato il colpo. Forse, a voler essere per forza pignoli, la tanto sbandierata rivoluzione elettronica poteva essere più convinta e spiazzante: i nostri quattro hanno preferito fare un passo deciso e slanciato in avanti, sempre tuttavia mantenendo un certo british self-control.
Ma intanto, quando poi si fa un pezzone come Live Alone (gli O.M.D. di Electricity in chiave XXI secolo?) non è detto per forza che le rivoluzioni di velluto siano peggio di quelle di cappa e spada.
E poi, in fondo, si sa che le barricate in piazza si fanno per conto della borghesia…
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video: Ulysses
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2009-01-18






