BLOOMRIOT > Sentito > Pearl Jam

Pearl Jam

Un inatteso colpo di coda

Pearl Jam, Backspacer. Universal 2009    

Supporti > Non avrei scommesso un soldino bucato, che il nuovo lavoro dei Pearl Jam potesse sorprendermi favorevolmente: l’ultimo omonimo disco mi era parso decisamente il punto più basso della loro intera produzione, e il primo, assai insipido, singolo tratto da questo Backspacer, ovvero mi aveva fatto assai storcere il naso, in merito. Insomma, a farla breve temevo, nel migliore dei casi, di accostarmi a un disco onesto, come tutti i dischi dei Pearl Jam sono sempre stati, ma ormai irrimediabilmente distante tanto da quegli zenit creativi che furono, ai loro tempi, Vitalogy e No Code, quanto dalla rabbia giovane di Ten o Vs (e quest'ultima mi pare cosa peraltro più che sacrosanta, avendo oramai a che fare con una band di ultraquarantenni). Un disco, insomma, che fungesse da poco più che da nobile pretesto per poi lanciarsi in uno dei lunghissimi tour mondiali che i Pearl Jam, e, questo va detto, terreno in cui a dispetto dell'età non più verdissima danno ancora parecchia paga a formazioni ben più giovani.

Va detto che Backspacer è senza dubbio ANCHE tutto quanto detto sopra: non siamo di fronte a un capolavoro assoluto né a una nuova pietra di paragone. Forse non potrebbe nemmeno più essere così, più per una questione di indole e attitudine dei membri della band che per manifesta incapacità creativa. Però sta di fatto che siamo di fronte a un disco snello, veloce (poco più di mezz'ora di durata) e soprattutto, piuttosto ispirato. Solo "piuttosto" perché il poker iniziale è assai fuorviante: anonimi rock alla Chuck Berry (Gonna See Some Friends) o spasimi innodici come Got Some. Quando i ritmi rallentano però, come sempre più spesso accade negli ultimi lavori della band di Seattle, le cose migliorano assai, sia che ci si trovi al cospetto delle ballate in puro Vedder-style, come la bellissima Just Breathe e la conclusiva, orchestrale e struggente The End, forse il capolavoro che da anni mancava negli archivi dei Pearl Jam, sia che sia un pimpante Mike McCready in Force Of Nature a prendere il sopravvento. Belli anche due episodi tipicamente PJ, come Amongst The Waves o Unthought Known, un po' da mestieranti ma gradevoli. Saltando Supersonic, altro bell'episodio è l'accorata Speed Of Sound, di cui si apprezzano gli intarsi di tastiera.

Insomma un ritorno che non fa gridare al miracolo, ma almeno riconforta un po', questo dei Pearl Jam, specie dopo le ultime anonime prove. A quando un altro disco solista di Eddie Vedder, visto che Into The Wils ha rivitalizzato la casa-madre?

link: www.pearljam.com

video: Just Breathe


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2009-12-22

Pearl Jam