AMARI

La crisi del settimo disco?

Amsterdam 2012

Amari, Poweri. Riotmaker 2009    

Supporti > Che peccato!
Sì, è proprio il caso di dire "che peccato", ascoltando il nuovo disco degli Amari. Sì, perché tutto ciò che vi è, o vi era, di bello e interessante, nei precedenti dischi della band (l'eccentricità di chi arriva nella città tentacolare dalla più strana delle periferie, ovvero il nord-est friulano, carico di suoni strampalati e liriche immaginifiche e fresche, il taglio obliquo tanto nella scrittura dei brani che nel modo di porsi, e che poi era stato inglobato dalla fighetteria indie più banale, c'est vrai, ma con un processo che non aveva scalfito loro quanto più il loro seguito), in questo Poweri sembra essere lasciato da parte, a favore di un pilota automatico che regge le fila del discorso in un modo tutto sommato alquanto prevedibile, così che questo potrebbe quasi essere davvero il sintomo della crisi del settimo disco, per i ragazzi (speriamo di no).

Discutibile la scelta di così tanti brani in inglese, per esempio: non si vede perché un progetto molto improntato sul testo, cosa che tra l'altro per gli Amari è sempre stato un asso nella manica, debba fare una scelta così, con un disco che ha troppo pochi brani in inglese per essere esportabile, ma troppi per chi dagli Amari ha sempre amato anche farsela raccontare un po': vero è che quando sono in forma i Nostri sono sempre molto piacevoli, vedi qui Gli anni dei monitor accesi, o Un altro giro attorno a casa, ma la sensazione rimane quella di uno sforzo lasciato a metà. Anche i suoni sono piuttosto anonimi, e non dico scontati, ma meno sorprendenti di quanto eravamo stati abituati a sentire, quasi seguendo un adagiarsi su un codice non scritto di Amarità, escludendo forse la chitarra di Smells Like Teen Spirit campionata (?) in Girls on Vodka, mentre gli intermezzi strumentali (Chupacabra, There There There) poco aggiungono e poco tolgono.

Cosa salviamo dunque? Ad esempio Cronaca vera, o Preservativi ovunque, con un bel beat aggressivo e i sinthoni che spingono. Poweri dà una sensazione di confusione da idee un po’ incerte, e fa disperdere i già citati brani “gustosi” dentro un contorno poco saporito. Ma per carità, un disco non perfettamente centrato ci può più che stare, sia chiaro. Speriamo che però il prossimo sia meglio!

link: link

video: Cronaca vera


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-01-06


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