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BENJAMIN BIOLAY

La summa di un artista

Amsterdam 2012

Benjamin Biolay, La Superbe. Naive 2009    

Supporti > Un mese nella vita di un flaneur parigino, attraverso il suo amour fou, il suo mal di vivere e d'amore, la sua caduta, rinascita, e redenzione: questo, in soldoni, è il concept che sta dietro a La Superbe, nuova fatica discografica di Benjamin Biolay, prolifico cantautore francese, egualmente amato e odiato dalle sue parti per essere considerato, a seconda dei casi, erede o clone (in minore, ça va sans dire) dell'immenso Serge Gainsbourg, e da noi forse più conosciuto per essere stato il compagno di Chiara Mastroianni (con cui peraltro fece anche un disco) che per le sue, sia detto fin da subito, non comuni doti di autore.
Ora, come ben si sa, se c'è qualcosa di cui non fa difetto ai nostri cugini d'Oltralpe è l'essere forniti di un ego ipertrofico e di una endemica elevata concezione di sé: la famosa grandeur. Va detto che però uno se la deve anche permettere, la grandeur, chè sennò se si millanta e basta la gente mangia la foglia piuttosto in fretta e finisci con il fare la figura del cioccolataio.

Figura che il bel tenebroso Benjamin Biolay non corre il rischio di fare: anzi, vivaddio, finalmente qualcuno che non è un rapper americano e fa uso smodato di ego e grandeur garantendo ciccia oltre che fumo. Il signor Beniamino infatti ci propina una pletorica teoria di ventidue brani, una vera e propria overdose di sapori, sfumature, suoni, colori e atmosfere, in cui si è accompagnati su un vero ottovolante di generi e stili, ognuno dei quali rispecchia il suo autore e soprattutto la sua notevole maestria di scrittura. Certo, magari questo disco è meno accorado del suo predecessore Trash Yeyé, ma qui siamo di fronte a un grande disco, in cui il melodramma della iniziale title-track, bellissima, si accompagna alla classica canzone alla francese Ton héritage, o in cui il triphop tossico di Miss Catastrophe o Brandt Rhapsodie, flirtano spudorati con il jazz di La toxicomanie o gli echi etnici di Buenos Aires, senza sbagliare un passo che sia uno, nè nel rock di Jaloux de tout, nè nella nostalgia eighties di Si tu suis mon regard.

Certo, tutto è anche una tipica sbruffonata francese, una megalomania, un eccesso: epperò è proprio questa non-direzionalità di stili e direzioni che finisce per diventare coerenza compositiva, lontanissima dall'effetto-pastiche, ma anzi cementata dalla voce catramata di Gauloises del Nostro, dai testi sporcaccioni e dai romanticismi inaspettati di Tu es mon amour (forse che passava da Parigi Manu Chao quando l'ha scritta?).
E poi, in fondo, non sono proprio gli uomini stronzi e tronfi come Benjamin Biolay quelli che spezzano i cor?


video: La Superbe



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di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-02-18


BENJAMIN BIOLAY