LIARS

Ancora una volta un disco importante

Amsterdam 2012

Liars, Sisterworld. Mute 2010    

Supporti > Se il dibattito musicale, il discorso sul fare musica, oggigiorno va avanti, al di là di talent show, marciume da classifica e festival dei fiori, il merito è anche e soprattutto di realtà che, come i Liars, gli Arcade Fire, i Fleet Foxes e altri, anche in Italia, si incaricano di fare musica, a modo loro, fregandosene di mode, correnti e effimere fascinazioni, ma inseguendo solo e soltanto un proprio percorso, non per forza lineare. I dischi che ne escono non possono che essere roba grossa, quindi, materiale da sviscerare e studiare, oltre che semplicemente da ascoltare.

Tale è stata, da sempre, l'attitudine di questi tre sbandati giramondo (australiani trapiantati a New York, da lì trasferitisi a Berlino e ora di stanza a Los Angeles). Nella città più plasticosa e finta del mondo, i Liars hanno creato un loro mondo a parte, Sisterworld appunto, da cui confrontarsi con le tematiche della perdita del sé nel mondo contemporaneo. Il risultato è un’opera certamente non californiana e solare, che si muove un'altra volta in direzioni diverse rispetto ai dischi precedenti, cosa questa che è sempre più un marchio di fabbrica della band: se dagli esordi funkpunk si era passati al delirio bipolare di Drum’s Not Dead e alla ricapitolazione delle influenze condita di salsa shoegaze di Liars, in verità disco non riuscito al cento per cento, questa volta siamo in un melodramma espressionista, in cui i Birthday Party del primo singolo Scissors o di Drop Dead si incrostano al gelido pianoforte di Drip o vengono limati dagli archi in crescendo di Here comes all the people. Ci sono le sfuriate di Scarecrows on a killer slant e The overachievers, forse il pezzo-capolavoro, con quei suoni violentissimi, tra fughe tribali alla Virgin Prunes e falsetti assortiti di Angus Andrew, ma è semmai un’infida tensione, un malsano colpo di scena imminente la cifra espressiva di Sisterworld: pathos travestito da innocua filastrocca in No barrier fun e I still can see an outside world, tensione irrisolta in Goodnight everything, illusione di quiete in Proud Evolution.

E poi quei pieni e vuoti, quelle melodie astruse eppure appiccicose, quei suoni così magmatici eppure perfetti: i Liars tornano con rinnovata ispirazione e con il disco forse più europeo della band, chissà magari perché partrorito in un vero non-luogo come Los Angeles. Comunque, una voce fondamentale ha detto la sua nel dibattito: non fatevela scappare (possibilmente, nell'edizione doppio-cd, con i remix firmati da calibri come Devendra Banhart, Thom Yorke, Melvins).

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video: Proud Evolution


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-03-09


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