VALENTINA DORME
Intervista a Mario Pigozzo Favero
Valentina Dorme, . Neverland Inverno, Solza (Bg) 2010-04-10
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Una cura certosina per le liriche disposta su un rock furioso e teso: questa in estrema sintesi la proposta musicale dei Valentina Dorme, progetto musicale saldamente guidato dal carismatico Mario Pigozzo Favero. A qualche mese di distanza dall'uscita del loro ultimo disco, La carne, e in occasione di due ravvicinati concerti milanesi, uno in veste "classica", al Magnolia di Milano, e uno in versione acustica, per la rassegna "Neverland" nel castello Colleoni a Solza (BG), abbiamo fatto due chiacchiere proprio con il frontman della band.
I Valentina Dorme vantano un percorso artistico ormai piuttosto lungo, visto che i primi brani risalgono al 1992-93. Qual è il tuo giudizio sul panorama della musica italiana che per brevità definiamo "indie"? quali i cambiamenti, le evoluzioni (o le Devoluzioni) più importanti, a tuo avviso?
Domanda che avrebbe bisogno di una risposta fatta di milioni di parole e di ricordi. Vado a flash. Noi non siamo partiti dalla musica italiana, all’inizio. I nostri riferimenti e gli amori incondizionati abitavano in Inghilterra e negli Stati Uniti. Sonic Youth, Fugazi, Joy Division, Cure. Quei nomi lì. Negli ultimi vent’anni e più l’Italia ha visto nascere molte band di valore. Virginiana Miller su tutti. E le band della Fosbury, della Homesleep, de ‘La Tempesta’ (…). Ma non sono state queste le cose che ci hanno “marchiato”, per così dire. Alcuni grandi vecchi della canzone italiana stanno dicendo ancora le cose più importanti, a livello musicale. Penso a Paolo Conte, a Fossati, a Gianmaria Testa. Che sono immobili, lì, a svettare. Certo, cose altissime arrivano anche da gente più giovane. Si fa per dire, poi. Afterhours, Baustelle, Marlene Kuntz, Il Teatro degli Orrori. Tutta gente che ha superato o sfiora i quarant’anni. Non seguo la musica cosiddetta ‘giovane’. Mi imbatto ogni tanto (e nonostante una disattenzione sana nei confronti di certi fenomeni) in questi gruppi ‘emo’ che hanno davvero niente da dire e devo ancora capire perché hanno spazio.
Sintetizzando assai, la cifra stilistica dei Valentina Dorme si potrebbe definire come una "terza via" tra le radici sonore indie anni '80-'90 e una raffinata attenzione al testo, che vi ha fruttato a volte definizioni quali "i Sonic Youth incontrano De André". Ti riconosci in questa categorizzazione? oppure vorresti raccontarti usando un'altra formula?
Quella definizione è un tantino datata, ma mi ci riconosco ancora. Cantautorato italiano e il miglior rock indipendente americano. Sono i due poli all’interno dei quali ci muoviamo ancora.
Al di là dei primi demo, tre sono i vostri dischi ufficiali. L'ultimo, "La Carne", del 2009, rappresenta una maggiore apertura, forse: ci sono angoli più smussati e si potrebbe definire il vostro disco pop (nel senso migliore del termine, of course). Una scelta precisa o come spesso accade è "semplicemente" una fotografia di quello che sei tu in questo momento? Immagino che la collaborazione con Fabio De Min possa anche aver accentuato una certa idea di suono che potevi avere in mente...
Il nostro disco migliore, direi. Forse anche il più melodico e rotondo, sì. Una evoluzione naturale, dovuta soprattutto alla nuova formazione –che ormai suona insieme da tre anni, in verità-. Mario Gentili, Alberto Scapin e Massimiliano Bredariol hanno composto e arrangiato il disco assieme a me. Una band a tutti gli effetti. Che ha sudato a lungo per realizzare “la carne.” L’intervento (meraviglioso!) di Fabio De Min è arrivato alla fine, quando il disco era pronto.
"La Carne" contiene un riferimento a Marco Ferreri. Ci spieghi il tuo amore per questo grande regista, non così conosciuto come meriterebbe, specie dai giovani?
Ferreri è una mia passione da sempre. Assieme a Antonioni, Rohmer, Truffaut... tutti presenti nelle mie canzoni dal 1997 a oggi. Mi piaceva citare il Jerry Calà imbarazzato e meravigliosamente brutto che Ferreri disegna in Diario Di Un Vizio. Una anti-icona, uno sfigato qualsiasi, ossessionato dal sesso (autarchico) e dalla brama di possesso dell’oggetto desiderato. Che gli è negato. Una volontà di potenza impotente, sterile, inconcludente. Il film meno riuscito di Marco, forse. E bellissimo. Duro, crudele, triste oltre ogni misura e oltre ogni possibilità di consolazione. Pochi sono riusciti a descrivere come Ferreri il sentimento amoroso nel suo portare la persona alla negazione di sé, all’annichilimento, alla disperazione. Un genio e stop.
Torno ai testi, perché è sempre stato evidente il tuo considerarli parte importantissima nella composizione. Mi interesserebbe sapere, se c'è, qual è il tuo "metodo di lavoro" nella scrittura.
Non esiste un metodo prestabilito. A volte nasce prima il testo, magari arriva da appunti sparsi o annotazioni prese in tempi diversi e a volte lontanissimi uno dall’altro. A volte gli stessi appunti vengono adattati a una frase di chitarra o di basso. Questo per il “modo”. Per quanto riguarda il lavoro di limatura, invece…lì la storia diventa complicata. I testi subiscono mille riscritture. E non sono mai sostanziali. Non rivoluzionano il testo di partenza, cioè, ma vedono un susseguirsi di cambiamenti minimi. Non voglio usare parole che mi fanno arrossire.
In cosa il concerto a Neverland, in una situazione acustica e intima, sarà diverso da un live tradizionale dei Valentina Dorme? Ci sarà ancora l'omaggio a Sparklehorse?
La nostra dimensione più autentica è il live elettrico, va da sé. Ma le canzoni hanno una personalità piuttosto forte e la resa con le chitarre acustiche e la batteria spazzolata è buona. Ci sarà l’omaggio a Sparklehorse, sì. Un cantautore/gruppo che amiamo molto. Un ricordo piccolo e rispettoso.
Qual è, se c'è, il tuo rapporto con lo sport? Un vostro disco si intitola "Il coraggio dei Piuma", quindi suppongo che più che l'agonismo in sé ti intrighi il lato metaforico dello sport.
Io non faccio sport. Neppure lo seguo, in realtà. Ma dentro lo sport trovo mille stimoli narrativi. Penso alle poesie meravigliose di Umberto Saba ispirate al calcio. O al “pallone”, come diceva lui. O al “fùtbol” di Osvaldo Soriano. O al pugilato sublime dei racconti di Thom Jones. Non è una compagnia cattiva, che dici? E so di essere un ‘peso piuma’ se accostato a loro, intendiamoci.
di: BLIXA
Articolo inserito il: 2010-04-14








