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LEEDS FESTIVAL 2009

Pioggia, birra, tanta musica e dubbi atroci

Amsterdam 2012

Leeds Festival, . Leeds Arena 2009-08-29    

Live > Ci sono tre cose che sanno fare bene da queste parti: Lo Yorkshire Pudding. La birra. I Festival musicali.
E in questo freddo e piovoso fine settimana di agosto, ultimo bank holiday dell'anno riuscirò a godere di tutti tre questi piaceri.

Un festival inglese che si rispetti non può non essere bagnato da piogge torrenziali ma qui si esagera: a differenza degli anni passati in cui giove pluvio ci aveva risparmiati, quest anno lo Yorkshire pareva colpito da un monsone che ha reso il grande catino dell'arena del Leeds Festival un enorme vasca di fango e io non posso che ringraziare dio o chi per esso per avere inventato i Doc Marteens.

Ma Andiamo per ordine:
Arrivato giusto giusto in tempo per scoprire di avere perso tanto l'esibizione del mio amato Patrick Wolf quanto di Ian George Brown (The Stone Roses) mi dirigo verso il palco principale dove i Maximo Park (che tanto mi piacciono su cd quanto mi sembrano irritanti dal vivo) hanno quasi terminato il loro set. Il primo gruppo di un certo interesse risultano essere i Prodigy. Forse le mie aspettative erano troppo alte, confesso di avere cantato sulle note di Smack My Bitch Up, ma per il resto mi hanno fatto solo una gran tenerezza. Bravi ma un poco (si può dire?)... vecchi? Il pubblico gradisce, io aspettando gli Artic Monkeys vado a farmi una birra.

Il gruppo formato da questi quasi ex ragazzini terribili di Sheffield, poche storie, sa il fatto suo. Anche se Alex Turner pare stia suonando letteralmente in camera sua e non davanti a qualche decina di migliaia di persone tanto pare scazzato le scimmie artiche dimostrano coraggio e del loro album d'esordio, il più conosciuto e amato dalla nuova generazione di indiani britannici, propongono solo un paio di pezzi mentre Humburg, l'appena uscito nuovo discusso album (quello che qualche critico definirebbe della maturazione, qualche altro del tradimento), viene suonato quasi nella sua interezza. E la chicca di una cover di Nick Cave mi risolve la serata.

Seconda giornata. Vago tra il nulla di band indisponenti e fastidiose e il bar fino a quando salgono sul palco gli Yeah Yeah Yeahs: bravi, divertiti e divertenti. E' la prima volta che li vedo dal vivo e devo dire che nonostante avessi avuto recensioni negative riguardo ai loro concerti italici, la loro performance non mi è dispiaciuta affatto. Seguono i Bloc Party che avevo già visto su questo stesso palco l'anno passato e mi sbaglierò ma il set che hanno fatto mi è parso esattamente lo stesso. Mi godo i pezzoni "Two more years", "Helicopter" e "Banquet" e vado a farmi un'altra birra.

Ma da li a poco si esibirà il gruppo che segnerà il sabato e personalmente il mio Leeds Festival 2009: i Radiohead. Perfetti.
Ok non hanno suonato “Creep” (che hanno invece fatto al festival gemello di Reading) ma “Lucky”, “OK Computer”, “2 +2 = 5”, “Idioteque”, “Paranoid Android” tanto per citare alcuni pezzi sono stati da pelle d'oca. Un livello di bellezza e intensità da mettere i brividi. Il pianoforte di Tom York drappeggiato con una bandiera tibetana, la scenografia psichedelica e la pioggia hanno reso il tutto ancora più entusiasmante. Una lezione per tutte le band di ragazzini presenti sugli altri palchi. Nichilisti. Psichedelici. Come ho già detto: perfetti.

Terzo giorno
Arrivo giusto in tempo per ascoltare gli Horrors: sono dei pazzi scatenati ma divertenti. Il pezzo più significativo della band “Count In Fives” riceve un ovazione da tutto il pubblico radunatosi sotto il tendone del NME Radio1 stage un po' per ripararsi dalla pioggia battente un po' perchè sul palco principale non c'è ancora molto di che.

Tutto o quasi cambia verso sera quando nonostante continui a piovere fottutamente una folla sempre più imponente si raduna sotto il main stage per assistere all'imminente performance dei Placebo: il gruppo di Brian Molko sfodera una delle migliori prestazioni della tre giorni musicale con un set preciso, tagliente con sapienti alternanze di pezzi nuovi e pezzoni storici della band.

Seguono i Kaiser Chieft che con i loro motivetti canto-ballo-mi-diverto-ma-proprio-non-mi-cambiate-la-vita caricano la gente prima dell'ultimo gruppo. E qui parte il grande dilemma: King Of Leon o Faith No More? Destino crudele di questi megafestival suonati su tanti palchi è che i migliori si sovrappongono sempre alla fine e ti tocca scegliere: assolutamente in disaccordo con me stesso decido di rinunciare al buon vecchio Mike Patton e di dare una chance ai King Of Leon che pure avevo imparato ad odiare tutta l'estate a causa della insopportabilmente ripetuta alla nausea da tutte le radio del Regno, “Sex on Fire”. Diciamo che spero presentino i pezzi degli album precendenti che me li avevano fatti apprezzare in tempi non sospetti.
Detto fatto: confesso che ho cantato. I capelloni americani hanno tirato fuori dal cilindro una prestazione da rockers con i controcazzi.

Poco prima di mezzanotte si chiudono le tende sul Leeds Festival 2009. Giusto il tempo di asciugarsi sotto un tendone rifocillandosi con un ultima birra e un panino con la salsiccia che manco alla festa de l'Unità di Reggio Emilia che ascoltando i commenti di un gruppetto di persone mi torna l'atroce dubbio: e se avessi dovuto andare a vedere i Faith No More? Ormai è tardi. All'anno prossimo.


di: RADIOTAKESHI

Articolo inserito il: 2009-09-01


Leeds Festival


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