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THE NATIONAL

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Amsterdam 2012

The National, High Violet. 4AD 2010    

Supporti > The Boxer, con quello strano cocktail di folk e new wave, sottolineata dal baritonale timbro di Matt Berninger, era stato, per i National, un vero e proprio exploit di creatività e freschezza, nella presto ristagnante scena indie più legata alla riscoperta del post-punk che aveva scandito lo scorso decennio. Il suo successore, High Violet, riesce nel difficile compito di mantenere alti i livelli raggiunti, ma non ce la fae a sorprendere come fece il suo fratello maggiore: quasi che la band statunitense avesse preferito una prudente politica dei "piccoli passi", piuttosto che cimentarsi in perigliosi salti stilistici o ardite opere concettuali, e preferendo allora enfatizzare alcune peculiarità acustiche, oltre che degli arrangiamenti sensibilmente più orchestrali, seppure non andando mai oltre una più che dosata discrezione, che in passato.

Il punto però è che il fattore-novità che ai suoi tempi rappresentò The Boxer sì è naturalmente esaurito, sicché questo disco presenta una bella serie di canzoni, tutte riuscite, alcune anche molto più che riuscite, vedi Terrible love o Afraid of everyone, in cui compare nuovamente l'amico della band Sufjan Stevens, brani nei quali la grande bravura della sezione ritmica crea un pathos trascinante, come anche in Bloodbuzz Ohio, ma nulla si staglia in maniera veramente decisiva, e si assiste a una sorta di aurea (et pulcherrima) medietas in cui, oltre ai pezzi citati, si erge una Conversation 16, ma non molto altro. Certo, England vanta ottimi fiati, e il distacco dal passato è rappresentato da un maggiore ricorso ai cori e da una progressiva sottrazione della presenza chitarristica, ma non ci sono rivoluzioni copernicane di sorta: non che questo dovesse essere per forza, né che questo sia una pecca. Solo che a un modo di suonare sempre più inattaccabile non fa seguito una scrittura che faccia scatti in avanti.

Delle due l'una: o i National avevano bisogno di un disco di moderata conservazione più che di estremità avanguardista, per tirare a se stessi le fila del discorso e magari nel prossimo lavoro stupirci con il Disco Definitivo. Oppure, più semplicemente, questa è esattamente la cifra stilistica della band, da cui non è lecito aspettarsi scarti di rotta improvvisi ma piuttosto una prudente camminata lungo il sentiero del più nobile manierismo. Intendiamoci, i frutti che tale camminata produce sono più che godibili, ma non vere primizie come i National avevano saputo fare in passato.

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video: Afraid of everyone (live al Letterman Show)




di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-05-24


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