Divine Comedy
Il manuale della canzone perfetta
Divine Comedy, Bang goes the knighthood. Divine Comedy Records 2010
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Oscar Wilde sosteneva che sono i dettagli, anche quelli apparentemente futili, a definire le caratteristiche irrinunciabili nella vita degli esseri umani. E mai nume tutelare fu più scomodabile di quello di Wilde, per iniziare qualsiasi discorso su Neil Hannon e i suoi Divine Comedy, con i loro quadretti dell’Everyman inglese, abbozzati con un umorismo caustico che non sfocia mai nel moralismo parruccone e dipanati su melodie cristalline, a cavallo tra lezioso, vaudeville e fintamente superfluo, tanto che si potrebbero tranquillamente citare i Divine Comedy come la Britannia per antonomasia.
Epperò, a volte proprio ciò che è talmente bello, confezionato bene e perfetto, rivela un dettaglio, minimo e/ma importante: diventa esattamente troppo bello, confezionato bene e perfetto. Sì perché Bang Goes The Knighthood contiene fulgidi esempi da Manuale della Canzone Perfetta, che siano la melancolia indolente di At the indie disco, il romanticismo retro di Have you ever been in love o il crescendo di Down in the street below, e poi non si può non notare come il buon Hannon, da bravo epigono di George Bernard Shaw concentri i propri strali contro la decadenza dei ricchi borghesi, i parvenus di The complete banker o i nobili fuori dal tempo del pezzo che dà il titolo al disco, volgendo contemporaneamente lo sguardo agli umiliati (la donna del Sud costretta a prostituirsi nel Dopoguerra di Neapolitan Girl) non facendosi mancare i buffi nonsense sul cricket di Assume the perpendicular (“and talk about nothing in particolar”), con arrangiamenti consoni al clima dei vari brani: un calypso scandisce Island life, un fischiettare caratterizza The lost art of conversation, ma archi severi dispensano pathos in When a man cries, e il flauto a coulisse illumina Can you stand upon one leg.
Il problema però è quello di cui sopra: il Troppo, che fatalmente non sorprende (più) chi segue i Divine Comedy, e rischia di suonare fatuo a chi non li conosce. A voi decidere se apprezzare la riconoscibilità rassicurante di queste canzoni, oppure se la si ritiene un difetto.
video: At the indie disco
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di: BLIXA
Articolo inserito il: 2010-06-22







