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MARC ALMOND

Io sono un istrione

Amsterdam 2012

Marc Almond, Varieté. Cherry Red 2010    

Supporti > Guai a considerare Marc Almond unicamente come quello di “Tainted Love”, brano che imperversa tutt’ora nelle discoteche di mezzo mondo a quasi trent’anni dall’uscita (senza dimenticare che la versione di Marc e dei suoi Soft Cell era a sua volta una cover di un brano northern soul). Già allora, i Soft Cell erano assai più che un duo sinth-pop, molto più attenti di altri all’esplorazione dei sentimenti e di un’estetica decadente-oscura. Logico che, fuori dalla band degli anni giovanili, Almond, l’ideologo del duo, abbia ancora più calcato, nella breve esperienza coi Black Mambas prima e da solista poi, la mano su un gusto che percorre gli angoli più devia(n)ti, oscuri e sensuali della nostra psiche.

E così, attraverso lavori più o meno riusciti, riproposizioni di Jacques Brel e di canzoni russe, nonché incidenti motociclistici quasi mortali, eccoci arrivati, con grande onestà d’intenti, a Varieté, che, nelle dichiarazioni di Almond, potrebbe essere il suo ultimo disco da autore, essendosi a suo giudizio esaurita la vena, come didascalicamente canta in Swan Song.
Vero o meno che questo sia, se di canto del cigno si tratta, siamo di fronte a un congedo di altissimo livello: in una tavolozza che ripercorre tre decadi di far musica, Almond spreme tutto il suo universo sonoro (anche quello dei Soft Cell, sì, privo del suono gommoso dei synth ma integro in tutta la sua perversa debaucherie emotiva in Nijinsky Heart): l’amata canzone francese via-Scott Walker (The Exhibitionist), il cabaret (Cabaret Clown e But Not Today), il melodramma alla Bowie (l’autobiografica The Trials Of Eyeliner e Lavender, che tra l’altro cita proprio il Duca), la torch song It’s all going on, la rivista cheap (Variety), la canzone russo-kletzmer di Bread & Circus, highlight del disco, e la marpiona Soho So Long. Il tutto in una celebrazione della nostalgia come senso della memoria e del passato, vista dagli occhi di un istrione in declino sulle assi scalcagnate di un palcoscenico di provincia, o di uno Ziggy Stardust che sta per compiere il suo rock’n’roll suicide, e ripercorre, a più che buon diritto, il suo cursus honorum, riuscendo da campione a rimanere in bilico tra raffinatezza e cattivo gusto, come un vero dandy sa fare.

Auto-compiacimento? Può essere, ma dischi di tale classe ed eleganza nella scrittura, negli arrangiamenti, nella proposizione di una personale via alla classicità non fanno che bene, alle orecchie e ai cuori, quindi ben vengano autocompiaciuti di tal maestria.


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-09-10


Marc Almond Varieté
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