BLOOMRIOT > Sentito > THE CHARLATANS

THE CHARLATANS

Un tuffo negli anni del Brit Pop

The Charlatans, Who We Touch. Cookyng Vynil 2010    

Supporti > Reduci, superstiti e veterani della musica inglese da oramai vent'anni, pur senza mai assurgere al ruolo di star che altri loro illustri colleghi hanno conseguito (e forse proprio per questo), i Charlatans di Tim Burgess non hanno mai smesso di esistere. Loro furono il tramite tra il baggy sound di MaDchester e il di lì a poco nascente brit-pop, come testimoniato dal loro disco capolavoro, Some Friendly del 1990, e sono sempre rimasti al riparo di una nicchia di affezionati, non interessati (forse nemmeno realmente capaci) a indulgere a facili commerciabilità, come dimostrano anche questi nuovi brani.

Eccoli dunque riprendersi un po’ di ribalta, con un disco, Who We Touch, che in tempi di crisi (discografica) esce doppio: il primo disco è quello “vero”, il secondo (a dirla tutta non proprio imprescindibile, se non per i fan più accaniti) raccoglie alternate version o outtakes. L’inizio è decisamente incoraggiante: Love Is Ending parla con chitarre distorte e l’inconfondibile senso melodico che i gruppi d’Oltremanica hanno nel dna, e anche My Foolish Pride suona spensierata e piacevole, come la già più prolissa Your Pure Soul, di cui però avrei scelto in questo caso la versione primigenia. L’album a questo punto cala un po’ di ispirazione, giusto in tempo per riprendersi con Sincerity e con Trust In Desire, non lontana dai Manic Street Preachers, come epos melancolico.

Certo non si può gridare al miracolo: i Charlatans fanno quel che hanno sempre saputo fare, e per molti questo può già bastare: proseguono con un disco sereno e placido un percorso che li ha tenuti sempre un passo al di qua della celebrità, in modo assai dignitoso, regalandoci un bel po’ di canzoni, alcune buone (These Things e Who We Touch Don’t Mind, sul disco 2 o l’autunnale psichedelia di Oh), altre meno centrate, vedi Intimacy, che testimoniano se non altro di una ritrovata verve, specie se confrontata al precedente Simpatico, che mostrava segnali di stanca. Sufficienza piena, nel segno del più consolidato pop inglese, anche se forse era lecito, da un lavoro così imponente, aspettarsi qualche guizzo in più del sinthpop di Throbbing Genesis o del finale alla Current 93 di On The Threshold, ma va bene così.

link: link


video: Love Is Ending



di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-09-28


THE CHARLATANS