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GRINDERMAN

A chi vuoi darla a bere, Nick?

Grinderman, Grinderman 2. Mute 2010    

Supporti > Non ci siamo, decisamente non ci siamo: anche Grinderman 2, secondo capitolo del sempre meno estemporaneo progetto di Nick Cave con i suoi amici Warren Ellis, Jim Sclavunos e Martin Casey non raggiunge la sufficienza, rispetto al disco d'esordio, rispetto al quale fa segnare soltanto qualche piccolissimo passo in avanti. Ma proprio a voler essere buoni, eh. Altro che dischi falliti di grandi big, vedi i dischi elettronici di Neil Young o simili, la realtà è che se a qualcuno sono sufficienti i deliri musicali di quattro 50-something che giocano a fare i rockettari giovani, allora è un conto, ma altrimenti c'è ben poco da salvare in questo disco, tra un Cave al minimo storico di insipidezza lirica e un Warren Ellis francamente insopportabile.

Il disco si presenta con tre brani che fanno sbadigliare, anonimi e con un inutile ronzio di droni e rumoreggiamenti sopra un guazzabuglio di parole oramai ben conosciute e fruste del vecchio Nicola e del suo ripostiglio di testi su vecchi sporcaccioni, licantropi, donne, sesso e ossessione: la stessa Heathen Child scorre via senza lasciar traccia, se non per il video ultratrash in cui se non altro i quattro Grinderman confermano (per quei pochi che ne dubitassero) di avere un notevole senso dell’autoironia. Quindi c'è una sorpresa, però, cioé la davvero bella When My Baby Comes, una lunga litania introdotta da due minuti di groove sospeso, con il violino di Ellis che la rende man mano pachidermica, e la spettrale What I Know: proprio quando quasi ti illudi che stavolta King Ink abbia rialzato la testa, cosa che anche la indiovalata e divertente, nella sua descrizione dei deliri di un postcinquantenne arrapato, Evil, indurrebbe a pensare, ecco però ritornare il cazzeggio, ma quello brutto: Kitchenette potrebbe sottotitolarsi “tanto rumore per nulla”, Palaces Of Montezuma fa immaginare tutt'al più Nick Cave che ruba Sympathy For The Devil a un Jagger distratto, ma che essendo probabilmente strafatto sbaglia poi a leggere gli accordi, e l’ennesimo sfogo-noise di Ellis (qualcuno gli tolga dalle mani il wah-wah, per favore), Bellringer Blues è del tutto anonimo.

E la cosa brutta, però, è che è davvero tutto qui. Non proprio il disco dell'anno, insomma.

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video: Heathen Child



di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-10-05


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