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MARLENE KUNTZ

Sono vivo, mi sentite?

Marlene Kuntz, Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini. Sony 2010    

Supporti > Mettiamo subito i puntini sulle “i”: un gruppo che, in un percorso di otto album in studio, diversi ep e pubblicazioni live in un arco di tempo che si avvia felicemente verso la maggiore età, ha l’ispirazione di scrivere un brano che ti scortica brividi lungo la spina dorsale e pelle d’oca esistenziale come Vivo, ispirato forse al film “Lo scafandro e la farfalla” di Julian Schnabel, mette a tacere con un solo fendente e senza passare dal via qualsivoglia critichìno dell’ultim’ora. Bene, tale è il caso dei Marlene Kuntz e del brano succitato, una delle gemme che costellano, soprattutto nel settore centrale del disco, Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini.

Ben rappresentato dal primo singolo, Paolo anima salva, che musicalmente è in un certo senso il trait d’union più marcato con il precedente “Uno”, l’ottava tappa del cammino della band cuneese è un disco tematicamente molto centrato sullo spaesamento di fronte alla indecifrabilità del confine tra reale e virtuale, della ricerca di un rifugio e quindi della vera incomunicabilità e falsa iperconnessione/trappola autoreferenziale in cui tutti, chi più chi meno, non riusciamo a non cadere. Allo sguardo su questo disagio alla contemporaneità, uno sguardo a tratti attonito a tratti consapevole e di cui ci pare poter avere padronanza, come nel torbido noise della ottima Io e me, portata dall’incombente basso di Lagash, un Godano particolarmente diretto e senza fronzoli (un passaggio suo, questo, che forse i più attenti seguaci di Marlene potevano aver già ravvisato in Canzone in prigione, brano scritto per il film “Tutta colpa di Giuda”, del 2009) aggiunge toni beffardi e (più che giustamente) livorosi verso i contestatori per partito preso tipici di certa galassia indie (la feroce Ricovero virtuale), buoni a predicar male per contratto ma soprattutto a scaricare gigabyte di mp3 che tutt’al più ascolteranno distrattamente mentre cercano di intortare qualcuno su qualche social network, verso la loro controparte femminile (le “frigidine blah-blah-blog” della salace Pornorima, che ha la stessa divertita “sboccataggine” dei Grinderman) e verso chi, uomo o donna che sia, non ha il coraggio di dare il tempo alle persone che lo meritano, ché certo, “quelli come noi sono fatica inutile” (L’idiota). Ma non solo livore: ci sono anche giusto orgoglio e gioia per ciò che si è e si ha fatto (Un piacere speciale, dai sapori anni ’70 e addirittura di canzone popolare, con in bella evidenza le tastiere di gusto prog di Davide Arneodo), e insieme realistica consapevolezza dei momenti di lucido dubbio (la dolce, ma sempre sinuosa e tesa come da calligrafia-Kuntz L’artista, corredata di un ben dissimulato accenno a Pascoli), istantanee sospese come Oasi, che mi porta alla mente gli Einstürzende Neubauten di “Silence Is Sexy”, e quadri di un ricordo d’amore risolto in un melanconico ghigno alla Kundera nella struggente Scatti.

Rimane da dire che dal lato squisitamente musicale Ricoveri Virtuali… è un disco estremamente sicuro di sé, in cui Godano, gli altri due moschettieri Luca Bergia e Riccardo Tesio, oltre che i sempre più inseriti Arneodo e Lagash, distillano con molta serenità e autorevole (e per questo decisamente piacevole) sicurezza il campionario sonoro che li ha negli anni imposti come voce da stare sempre e comunque ad ascoltare attentamente: sfuriate rock (Ricovero Virtuale), echi di sonica gioventù, in Orizzonti, melodia, fragori, sensualità, dolcezza rimanendo sempre se stessi ma non disdegnando discreti interventi a nuovo, specie nell’arrangiamento dei brani, vedi le pause ambientali di Oasi e della stessa Pornorima (ecco, un minuscolo appunto, se proprio devo, lo riserverei alla scelta del suono della voce di Godano, bella nel timbro e nel colore, ma qua e là anche troppo bagnata nel riverbero: ma questo è un gusto personale dovuto al fatto che le parole che Godano canta me le vorrei sempre servite in faccia). E dando sempre la precisa e splendida sensazione di essere dei musicisti da tenerci stretti, che stanno facendo un percorso, che compiono passi magari non sempre azzardati come si potrebbe, e magari, perché no, non sempre inevitabilmente giusti, ma che quei passi li compiono, cesellando ogni singolo secondo di musica e, come in questo disco, dando vita a canzoni che sono umane e umanistiche, come sempre ben più cantautorali di molti che oggi vengono osannati come cantautori dei nostri tempi. Ma certo, i Marlene Kuntz non sono mai stati “ebefrenici fighetti dell’indie rock, avanguardisti a pacchi e stock”, e quindi…


di: BLIXA

Articolo inserito il: 2010-12-08


Marlene Kuntz Ricoveri Virtuali e Sexy Solitudini
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