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Utopie d'occase

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Live > Alla vigilia del concerto milanese, Bloomriot ha avuto modo di incontrare gli Zebda, l’energica ed impegnata band francese. Dopo molti anni di assenza dall’Italia, ad attendere la band tolosina è infatti un tour de force milanese fatto di interviste, show case, live in radio e che culminerà con il concerto del sabato sera al Leonkavallo, in concomitanza con l’annuale Festa della Semina.
Agli spettatori italiani presenteranno anche i brani del nuovo album “Utopie d’occase”, uscito lo scorso anno in Francia e atteso seguito di "Essence ordinaire". Composto, pensato, registrato in 4 mesi rubati all’intenso impegno politico sociale musicale del gruppo, sotto la supervisione di Nick Salsano, “Utopie d’occase” è un seguito che conferma la costante evoluzione musicale del gruppo. Ed è proprio la ricerca di nuove possibilità espressive e creative a caratterizzare quest’ultimo lavoro, senz’altro il più maturo della band tolosina.

Ore 17, si presentano sorridenti in sala Hakim, uno delle due voci del gruppo, “Mouss” Mustafa, altra voce e Rèmi, l’accordeonista.

Intanto per rompere il ghiaccio i tre componenti scherzano sull’ambiente, infatti sono a capotavola di un lungo tavolo ovale e fingono di dirigere una riunione marketing…

Nella vostra musica sono presenti diverse influenze. Avete un modo di comporre standard, ad es. partendo da un riff o da un campione oppure no?
Nella composizione ognuno dice la sua e contribuisce, seguiamo questo “metodo” da ormai 10 anni.
Nel gruppo siamo 7 e perciò il lavoro così svolto può non essere molto rapido, sicuramente è come piace a noi. Alla base abbiamo culture musicali differenti: rock, funk, hip hop, reggae – quindi il nostro comporre è una sorta di laboratorio della musica.. Come stimoli esterni posso dirti che ci consideriamo parte di un metissaggio culturale-musicale, più o meno le stesse influenze di altri europei, gruppi italiani o spagnoli ad esempio.

Per quanto riguarda i testi? Funziona allo stesso modo?
No, Madji scrive tutti i testi. Noi contribuiamo semmai a ritoccarli dopo averli “messi in bocca” – cantati.

Visto che gli Zebda sono da sempre un gruppo impegnato, ci potete dire che differenze ci sono tra la vostra musica e il vostro impegno?
Non ci sono delle vere differenze tra espressione musicale e politica, senonchè la musica è di sicuro più universale. Diciamo che nel nostro caso la musica è nutrita dall’impegno.

Avete progetti politici particolari, visto poi la situazione internazionale?
Certo, cambiare il mondo! (ride)
Scherzi a parte, la nostra è una cultura dell’azione: bisogna essere presenti, agire e non solo suonare. A noi interessa ad esempio agire localmente, la musica in questo caso ci da il savoir faire anche nella vita politica.

Per “agire localmente” intendi dire azioni come la lista elettorale e la partecipazione in consiglio municipale a Tolosa?
Si, il movimento Motivées era inteso in questo senso. In realtà esso funziona più per ri-dare informazione, ridistribuire le informazioni alla gente e rendere meno complicata la politica. Gli eletti della nostra lista sono solo 4 e perciò è tutto quello che ci possiamo permettere in quel caso.

Per tornare alla musica, vorreste sperimentare altri generi?
Sicuro, inventare è già il nostro genere, è un genere mutante. Scoprire nuove forme ci eccita. In ogni album la volontà è stata proprio di trovare un qualcosa per continuare a divertirci, rinnovarci e sorprenderci di noi stessi.
Musica come in questo senso è come la cucina: una questione di gusto.

Una Nouvelle Cuisine?
(risate) Si ma con porzioni più abbondanti!

Il concerto di domani al Leonkavallo è inserito all’interno dell’annuale Festa della Semina, cosa ne pensate della questione anti-proibizionista? Come vi posizionate?
E’ chiaro che c’è una grande ipocrisia culturale verso la cannabis. Fumare non fa certo bene, ma tanto quanto l’alcol o le sigarette. Legalizzare l’uso delle droghe leggere dovrebbe essere visto come restituire una libertà essenziale, un modo di rendere ad una generazione una pratica che esiste da migliaia di anni.

Proporrete sorprese per domani, qualche cameo di amici?
Niente amici italiani… e poi è una sorpresa perciò non ve lo direi…

Artisti italiani che trovi interessanti?
Mah, Zucchero (ride)
A me piacevano molto i Casino Royale, anzi ero un loro vero e proprio fan. Per il resto non ci dispiacciono Jovanotti, i Mau Mau, i Sensasciò, i 99 Posse.
Come già dicevo, ci sentiamo parte di una famiglia musicale, unita dalle influenze e alimentata dall’accresciuta circolazione della musica, di tutti i tipi di musica. Da qui si fa poi presto a legare col movimento mondiale di oggi: la musica è spesso anticipatrice di significati, molto prima che lo sia la politica.

Alle origini però c’erano i Clash.
E’ assolutamente la prima influenza che ci ha unito e secondo noi il primo vero contatto tra Nord e Sud nella musica.

Ho sentito parlare di una vostra partecipazione in un film, come attori e per quanto riguarda la colonna sonora, ci puoi spiegare di più?
Il film si intitola “Le bruit, l’odeur et quelques etoiles” (cioè una semi-citazione del titolo di un loro album precedente, ndr).
Si tratta di un documentario su di un fatto realmente accaduto ad un giovane tolosino, morto mentre tentava di rubava una macchina. Al fatto sono seguiti scontri per 4 giorni. Nell’intenzione del film c’è quella di essere un opera giusta, nella quale ognuno è invitato a parlare: la gente comune, la polizia, i politici e la racaille del ghetto. Alla fine si dimostra facilmente come l’ uguaglianza di possibilità in Francia sia inesistente e che la Repubblica non funziona… Tutto ciò è un dato di fatto tangibile ed è il fulcro dei nostri combattimenti politici.

Ritorniamo all’impegno allora. Visto che molti di voi hanno ascendenze maghrebine o comunque arabe, cosa ne pensate di questa guerra che pare una nuova crociata contro mondo arabo?
Ad essere sincero devo dirti che durante la prima guerra golfo ci siamo sentiti più a disagio, non che una guerra come quella di oggi non ci preoccupi. Oggi però, a differenza di 10 anni fa esiste una forte mobilitazione, che rappresenta un segno forte e importante per tutte le entità meticce e non.
E poi sia chiaro che quando si parla di “americani” si deve intendere i fondamentalisti guerrafondai, mica tutte le persone del paese. Allo stesso modo si dovrebbe fare con quelli arabi. Ecco, spero che gli integralisti di entrambe le parti non avranno in futuro più spazio. E ci teniamo a ringraziare tutti quegli italiani che si sono mobilitati scendendo in piazza o esponendo il loro dissenso. Grazie.

Ritorniamo di nuovo alla musica allora. Il titolo “Utopie d’occase” (Utopia d’occasione) come nasce? Cos’è per voi un’utopia d’occasione?
Il titolo nasce dal nostro tentativo di toccare l’Utopia ma essendo per definizione qualcosa di intoccabile ne abbiamo cercata una a buon prezzo, d’occasione.
Questo per noi non significa sminuirne la portata od accontentarsi, piuttosto si tratta della possibilità molto più concreta di potere entrare in contatto con i sogni. Questo può essere semplicemente uscire per camminare per strada ed in genere andare alla ricerca di cose accessibili, senza cambiare le cose a tutti i costi.

E’ un po’ che mancate live in Italia o sbaglio? A quando altre apparizioni?
Effettivamente a parte quando abbiamo suonato al G8 di Genova sono ben 4 anni che manchiamo dai palchi italiani, da quello milanese addrittura da 8! Conserviamo molti bei ricordi dei concerti qui, proprio quello del Leonkavallo di anni fa, giunto al termine di una giornata di problemi con le autorizzazioni e con l’impianto ce lo ricordiamo come un concerto con molta energia e pieno di goia, un’esibizione che ci ha molto coinvolto.

A differenza di 8 anni fa però ora, specie in Francia, siete arrivati al successo, ai numeri di massa, cosa è cambiato?
Beh, intanto abbiamo dei figli…, ma è soprattutto il nostro stile di vita ad essere cambiato. Ora possiamo fare musica più facilmente senza più dover fare concerti non stop solo per poter mangiare girando senza sosta l’Europa e restando lontano dai nostri cari.

Quindi, pregi e difetti del successo?
Immaginarsi l’aspetto positivo è facile, la vita stessa è più facile, le porte si aprono più facilmente. Spesso però il successo significa essere ricordati per un solo brano-tormentone, come nel nostro caso “Tomber la chemise”. In Francia, ma non solo è andata così. Ed è un peccato perché si tratta del nostro brano più leggero. Così diventa un pò riduttivo per noi.

Allora domani la suonerete?
Si, no, si!

Agli occhi degli altri invece, come cambia il successo?
Dipende da chi si considera: se sono persone che ci hanno seguito dall’inizio, hanno visto il lavoro che abbiamo fatto e per loro noi non siamo mai cambiati come persone.
Il nostro infatti è un lavoro. Siamo il contrario di Star Academy, (l’equivalente francese di Operazione Trionfo, ndr). E poi noi siamo di Tolosa non di Parigi, siamo gente più tranquilla.
Ecco vedi, noi siamo arrivati, ma non vogliamo dimenticare gli altri. Quelli che non sono né Zidane né membri degli Zebda. I vari Rachid, Hazim, Mohammed, i Beur figli dell’immigrazione.
Oggi poi, la presidenza Chirac ha sollevato un muro di fumo per coprire la sua politica poliziesca interna facendo il paladino della pace a livello mondiale…
Voglio terminare con una precisazione però: “Il successo non ti toglie la collera” . E con ciò non intendo l’odio, che è cosa ben diversa.


di: DHARMABOY

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