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LA CECENIA

Breve storia di un conflitto fantasma

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L'instabilità, il controllo politico, le alleanze strategiche ed in genere tutto ciò che coinvolge l'aspetto geopolitico dell'Asia Centrale sono senza dubbio gli argomenti più attuali nel campo delle relazioni internazionali. La Cecenia e gli scontri tra la popolazione del luogo e l'esercito russo hanno rappresentato la prima situazione conflittuale di grossa portata nell'area. Il Caucaso del Nord, così come il resto dell'Asia centrale è ben lungi dall'essere pacifico a tutt'oggi.

La Cecenia – Storia

La storia della Cecenia è legata a doppio filo a quella dei suoi rapporti con il potere di Mosca.

Gli Zar cominciarono già nel 16° secolo ad interessarsi al territorio ceceno. L'espansione iniziale fu pacifica e per due secoli i rapporti con i signori locali furono di tipo vassallatico.

Nel 18° secolo invece, sotto il regno dello zar Pietro I, la politica di Mosca cambiò, passando dall'alleanza ad una vera e propria espansione militare. Da sottolineare in questo periodo la nascita del primo movimento di resistenza ceceno, caratterizzato dal progetto politico di un grande stato islamico del Nord Caucaso e non a caso guidato da un imam, Sheikh Mansur, tuttora simbolo forte dell'iconografia della resistenza cecena.

Il sostanziale status di colonia russa, accompagna il territorio per tutto il 1800 e se da un lato rappresenta un rafforzamento del potere zarista, dall'altro anche il consolidamento dell'identità del movimento di resistenza su tre punti: islam, progetto di stato teocratico e coinvolgimento delle altre comunità montane limitrofe.

Parallelamente - ed anche questo è importante per comprendere il conflitto odierno – si sviluppa in Cecenia una borghesia pro-russa che detiene le redini del potere economico. L'idea di uno stato islamico fondamentalista spaventa questa parte della popolazione locale non meno di quella russa.

Al debutto dell'era sovietica, queste spinte diverse si fecero sentire per quasi un decennio (1917-1925) di sostanziale anarchia. Tre correnti nazionaliste si confrontavano sul territorio ceceno: un nazionalismo di matrice comunista e filo sovietico, un nazionalismo democratico orientato verso occidente e l'integrazione reale nella nazione cecena di tutte le comunità ed infine un nazionalismo radicale di stampo islamico e orientato verso il pan-turkismo.

Sotto il regime di Stalin, la Cecenia andò incontro ad un periodo di pratiche di pulizia etnica, deportazione coatta e sostanziale genocidio così come altre minoranze etno-linguistiche dell'impero sovietico.

La restaurazione sotto Khrushev di una Repubblica Autonoma (Socialista e Sovietica) Ceceno-Inguscia, se da un lato costituì un calmiere politico, da un altro punto di vista divenne anche il riparo sotto il quale proseguire le politiche di emarginazione precedenti. Considerati in sostanza come cittadini di secondo rango, i ceceni furono oggetto di una metodica politica di "russificazione" della cultura e dei costumi, nonché alla progressivo bando della loro lingua madre.

Questa serie di politiche meno evidenti rispetto a quelle staliniane, ma non perciò meno violente sono proseguite per un periodo di trenta anni (1960-1990) annientando ogni tipo di dignità sociale della comunità cecena. Storicamente, quando ciò accade, l'identità nazionale e la lotta per il suo riconoscimento tendono ad inasprirsi virando anche su posizioni estreme, in attesa del momento propizio. E come per ogni crisi geopolitica degli ultimi anni anche per il movimento nazionale ceceno questo momento è stato il dissolvimento dell'Unione Sovietica.

La crisi e il conflitto

Il quadro storico della Cecenia da un lato fornisce la matrice per leggere le diverse posizioni presenti nel paese e dall'altro mostra anche come sia difficile tracciare una descrizione che riunisca i diversi punti di vista in conflitto.

Dopo il dissolvimento dell'URSS, come in molte ex-repubbliche sovietiche, si è aperta una sorta di competizione per il potere: in Cecenia, Dudayev e le forze politiche ad esso legate hanno avuto la meglio. Fortemente sospettato di collusione con gli emergenti elementi criminali della regione, la politica di Dudayev si basava su di una radicalizzazione dell'idea di sovranità cecena.

Egli trova perciò, coperto dalla cortina di fumo della sovranità e del discorso "etnicamente corretto", una giustificazione per l'accrescimento del potere personale. Fondamentalmente crea un elite, laddove non esiste, in una Cecenia post sovietica che conta i non invidiabili record di disoccupazione (40%), mortalità infantile ed il più basso tasso di scolarizzazione tra le repubbliche ex-Urss.

Il ruolo del petrolio

Non trascurabile è poi il ruolo dei giacimenti di petrolio, soprattutto nelle "guerre" per il controllo del mercato tra le varie oligarchie dell'oro nero che si spartiscono il territorio caucasico.

Uno dei nodi della questione è costituito dal trasporto del materiale stesso; la direzione di un oleodotto e la sua proprietà rappresentano infatti un forte fattore economico, nonché un importante elemento geopolitico. Il cosiddetto "contratto del secolo", che regola i termini di estrazione, ma soprattutto il trasporto del petrolio caucasico e del Mar Caspio, ha rappresentato una delle molle propulsive del conflitto in Cecenia. A monte del contratto vi sono infatti evidenti interessi di società transnazionali e un'ingerenza delle stesse nel destino economico (proprietà espropriate) e politico.

1995-1997

In questi due anni, si sono concentrati numerosi scontri, tra le truppe federali e quelle del generale Dudayev. Da sottolineare è il fatto che ben il 90% degli armamenti dell'ex Armata Rossa sono stati lasciati in loco, favorendo l'armamento dei ceceni. Questo è accaduto solo in questa regione ed è lecito sospettare che ciò non sia una dimenticanza causale bensì la creazione ad hoc di uno scenario di tensione. Iniziata nel 1995 dal presidente Eltsin, in cerca di consensi per il secondo mandato presidenziale, l'offensiva in Cecenia porta agli accordi di fine anno sponsorizzati dall'Ocse. Per un certo periodo il conflitto riposa in una sorta di limbo tra guerra e pace e Dudayev viene ucciso nel mese di maggio 1996.

Questo periodo si conclude con gli accordi di Khasavyurt (29 agosto 1996) che sanciscono la sconfitta politica e militare della Russia. A ciò fa seguito l'elezione a presidente di Maskhadov (27 genanaio 1997) alla quale sembra far seguito una politica di riconciliazione con la Russia – Cooperation Agreement del 12 maggio 1997 – che non coincide però con una reale riconciliazione interna. Difatti, il potere resta nelle mani dei "vincitori" ossia dell'ala separatista della politica cecena, escludendo di fatto ogni voce in capitolo delle altre posizioni.

Maskhadov

La presidenza Maskhadov dona perciò profondità al conflitto sociale interno allo stato ceceno ampliando le divergenze tra fronte separatista (minoritario ma armato) e fronte conciliante verso i russi. Così facendo viene anche favorita la formazione di un'elite al potere, il cui potere economico desta sospetti dal punto di vista della legalità dei proventi. Questa ulteriore divisione economica si inserisce, va ricordato, in un contesto generale che vede da un lato comunità di montagna arretrate e povere e dall'altro la città di Grozny, capitale e unico vero centro di ricchezze e privilegi.

Dal canto suo, la Federazione Russa, riconoscendo il regime di Maskhadov e scegliendo perciò come interlocutori unicamente i separatisti, ha contribuito anch'essa alla formazione di questa elite con la quale eventualmente spartire poteri e privilegi.

Un rifugio per i terroristi

Uno dei problemi che ha accresciuto di significati ed ha fornito giustificazioni sia interne sia esterne alle azioni militari nel territorio ceceno è senza dubbio la presenza di numerose bande armate illegali. Infatti, la Cecenia si è distinta negli ultimi anni come rifugio ideale di estremisti e criminali che, abbracciata la causa separatista a fini personali, sono riusciti a confondersi nel caos regnante nella ex repubblica sovietica. I profitti di questa rete criminale, che copre l'intera area del nord Caucaso, comprendendo Inguscezia, Ossezia e Daghestan, derivano dal contrabbando del petrolio e derivati e nascono come spesso accade nelle repubbliche ex sovietiche in seno alle elite che hanno saputo approfittare dei "saldi di fine stagione" delle privatizzazioni post 1989.

Inoltre, esistono in Cecenia, veri e propri campi di addestramento di organizzazioni terroristiche internazionali che in cambio di "ospitalità" forniscono mercenari ai vari signori della guerra locali.

La seconda campagna di Cecenia

Agli inizi dell'agosto 1999, bande armate cecene sconfinano nel Daghestan con lo scopo di liberare il Caucaso del Nord dagli "infedeli". Con il silenzio assenso del presidente agiscono sul campo, attraverso bande composte all'80% da mercenari, due dei signori della guerra più potenti: Shamil Basayev ed il giordano Khattab. Nello periodo appena successivo si verificano degli attentati terroristici a Mosca, in cui vengono colpiti edifici residenziali. Lo shock provocato nell'opinione pubblica e il forte nesso che collega questi atti a Basayev rappresentano il terreno ideale per un intervento militare federale di larga scala.

Durante questo conflitto all'incirca 200mila persone raggiungono la vicina Inguscezia per mettersi al riparo, ma ciò non evita un pesante bilancio di morti civili. In ogni caso gli estremisti ed i nazionalisti perdono l'appoggio popolare: la gente non vuole più essere una pedina sacrificale nei giochi dei terroristi. Questi ultimi vengono di fatto distrutti dall'intervento federale, ma ciò non impedisce loro di conservare a livello locale il loro carattere di "banditismo" sostanzialmente anarchico.

La politica russa oggi

Alla fine del secondo conflitto, la posizione ufficiale della Federazione sulla questione cecena è stata costruita intorno alle raccomandazioni espresse nel corso di una conferenza dal titolo "Cecenia: dal conflitto all'accordo" tenutasi a Mosca nel novembre 2000. Esperti russi ed internazionali hanno contribuito alla redazioni di queste raccomandazioni poi pubblicate dall'Accademia Russa delle Scienze.

Al momento attuale però la situazione dei diritti civili ed umani in Cecenia non sembra migliorare. Il processo di identificazione dei ceceni quali parte della Federazione Russa è ben lungi dall'essere compiuto da entrambe le parti. Nonostante rappresentino la terza etnia della federazione per numero, persiste infatti una diffidenza reciproca che spesso si traduce in xenofobia da parte delle popolazioni russe. Inoltre, gli sviluppi della politica russa in Cecenia subiscono anch'essi gli effetti dei nuovi assetti geostrategici tuttora in fieri dopo i fatti dell'11 settembre: il coinvolgimento di elementi ceceni nella rete terroristica mondiale contribuisce a rendere il futuro dell'area molto incerto


di: DHARMABOY

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