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LA GEOPOLITICA DELL'HASHISH

Come in Afghanistan il traffico di droga va a braccetto con le guerre e la politica

LA GEOPOLITICA DELL'HASHISH, .    

G215 > L’Afghanistan è stato per lungo tempo una fonte importante di derivati della cannabis. La storia e le tradizioni che legano il paese ed i suoi vicini, India, Pakistan e Nepal alla pianta hanno radici secolari. Trasportato con ogni mezzo, incluso cammelli e muli, l’hashish afgano raggiunge da decenni l’Europa ed in particolare i coffee-shop olandesi.
Negli anni ’60 e primi ’70, l’ “afgano” veniva considerato come la migliore qualità di derivato. Wernard Bruining, il fondatore del primo coffee-shop, trent’anni fa, viaggiò a lungo in Afghanistan, seguendo la pista degli hippies occidentali diretti in India.
I “pionieri della skunk” raccolsero infatti i semi della pianta afgana che venne così piantata un po’ ovunque nel mondo, in particolare nella California del Nord, dove divennero i precursori genetici della maggiorparte delle coltivazioni locali.
Oggi, il prodotto afgano viene considerato di medio-basso profilo e la sua resina viene trattata perlopiù nei dintorni delle città di Kandahar e Mazar-i-Sharif, dove è stoccata in grandi tende.
La storia recente del paese, costellata di conflitti armati, vede ed ha visto coinvolta anche la secolare coltivazione della marijuana, tanto che nessun osservatore politico escluderebbe il ruolo della droga nella questioni politiche riguardanti l’Afghanistan.
Tutto ha inizio con la cacciata degli Inglesi, nel 1919 e con il regno del sovrano Mohammad Zahir Shah, un monarca pro-cannabis che tenne il potere dal 1933 al 1973.
Secondo i rapporti dello spionaggio Usa e le fonti afgane in Olanda, il sovrano offriva protezione armata e consulenze agrarie ai coltivatori di marijuana, incoraggiando la diffusione di moderne tecniche di irrigazione. Agenti della DEA (Drug Enforcement Administration), l’Agenzia statunitense per la droga, sostengono addirittura un coinvolgimento diretto del monarca, il quale avrebbe messo a disposizione del traffico di hashish verso Italia ed Europa il suo jet privato. Fino al 1974, il potente hashish afgano era disponibile in ogni casa da the del paese.
Dopo la caduta del re Zahir Shah, gli Stati Uniti cominciarono a sabotare l’industria della canapa afgana, favorendo lo scoppio di “guerre di droga” all’interno del paese. Milioni di dollari furono versati nelle casse del governo afgano al fine di eradicare la coltivazione della cannabis. Tale epurazione costò vite, soldi, la violazione di svariati diritti umani e soprattutto ebbe come conseguenza di favorire la diffusione del papavero da oppio
Il coinvolgimento del commercio di derivati della cannabis nelle strategie geopolitiche delle varie fazioni in lotta non fece che aumentare. Nel 1979, gli Stati Uniti, il Pakistan e l’Arabia Saudita, addestrarono ed organizzarono i cosiddetti “combattenti per la libertà”, fondamentalisti islamici destinati a combattere la guerra contro la Russia che aveva occupato il paese. Per sostenere l’operato di tali bande armate vennero riutilizzati anche i proventi della vendita di hashish ed eroina. Questa strategia non è certo una novità nelle pratiche internazionali e presenta infatti forti analogie con le politiche seguite nel caso del Nicaragua e della Yugoslavia. L’UCK, l’Armata di liberazione del Kosovo, una delle più grandi organizzazioni che gestiscono il traffico di eroina, ha ricevuto l’appoggio degli Stati Uniti nella sua azione anti Milosevic, così come i narcos del Nicaragua, legati ai Contras, hanno agito indisturbati negli anni ’80, commercializzando tonnellate di cocaina negli Usa.
I Talebani hanno rappresentato la punta di diamante di questo tipo di autofinanziamento promosso dagli americani, incoraggiando la trasformazione domestica delle materie prime in derivati. Nel 1999, il 79% dei papaveri da oppio del mondo venivano coltivati in Afghanistan ed il 95% dell’eroina presente in Europa proveniva da quella regione.
Nel maggio 2001, il governo americano versò ai Talebani la somma di 43 milioni di dollari, per ricompensare la campagna anti papavero lanciata dal leader Mullah Omar, che si stima abbia distrutto circa il 90% delle coltivazioni di tale pianta. Questa inversione di rotta, una volta dato il la, da parte degli americani, è giustificata dal sospetto che il governo talebano e con lui Bin Laden sostenessero le loro attività terroristiche sfruttando la vendita a prezzi stracciati delle “Lacrime di Allah” ossia della qualità ultrapotente di eroina elaborata in Afghanistan quale estrema arma biologica.
Ma se da un lato da parte americana si è usata la mano pesante, soprattutto per rimediare alle proprie politiche disastrose, dall’altro si è voluto perseverare su questa via, favorendo il commercio di stupefacenti da parte degli Alleati. Ovviamente si tratta dell’Alleanza del Nord, nei cui territori controllati l’oppio e la marijuana sono serviti a finanziare la lotta antitalebana. Il coinvolgimento di quest’ultima in tale commercio non è d’altronde nemmeno nascosto, visto che l’hashish afgano giunge in Olanda con tanto di “marchio di fabbrica”. Sulla sua superficie vengono infatti vergati in color oro gli slogan rivoluzionari dell’Alleanza. Recentemente, il capo della DEA, Asa Hutchinson, un fondamentalista cristiano di destra, ha dichiarato che il commercio delle droghe illegali rappresenta un mezzo di sostentamento per il terrorismo e che la “Guerra contro il terrorismo” comprende la “Guerra contro la droga”.
Gli scherzi della memoria corta forse impediscono ai dirigenti delle agenzie Usa di ricordarsi chi diffuse queste pratiche…


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2002-12-01


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