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GEOPOLITICHE PETROLIFERE

Quali sono gli scenari odierni che ruotano intorno alla risorsa più preziosa e contestata del pianeta? Afghanistan, Alaska, Chad, Cameroun, Arabia Saudita…

GEOPOLITICHE PETROLIFERE, .    

G215 > Sembra scontato affermare che la geopolitica mondiale è in subbuglio ed a condurre il gioco degli interessi sono evidentemente gli Stati Uniti. Altrettanto scontato è rendersi conto che una delle principali preoccupazioni post-11 settembre consiste nella gestione delle risorse petrolifere del pianeta: un problema non nuovo, ma rivisto oggi alla luce di strategie più politiche che economiche. La questione afgana, al di la della War on Terrorism, è esemplare. La dislocazione spaziale dell’ex-paese talebano è difatti strategica per il passaggio del petrolio dell’Asia Centrale verso i porti, visto anche l’accesso limitato ad ovest dall’Iran e dall’Iraq. Non a caso i Russi avevano invaso il paese mediorientale per lo stesso motivo. Appena più a est , il transito del petrolio caucasico, georgiano e ceceno, prima oggetto di diatriba tra le superpotenze della guerra fredda, è oggi un intrico di interessi e favori tra Americani e Russi (con un pizzico di Turchia) o meglio tra lobby petrolifere americane e loschi figuri ex-sovietici vicini al mondo della criminalità organizzata. L’intervento in Iraq è frenato anche dalla forte resistenza della Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nonché principale importatore di greggio iracheno e a breve mondiale. Al contempo ogni tentativo di dirigere le ricerche scientifiche verso energie rinnovabili sembra ogni volta abortire in un nulla di fatto frutto della scarsa volontà dei paesi industrializzati di cimentarsi con la realtà dei fatti. Il petrolio è una risorsa scarsa, destinata ad un sicuro esaurimento e ad una crescita esponenziale dei costi di estrazione. Il semi fallimento di Kyoto e Johannesburg si inseriscono a pieno nel panorama sconfortante delle politiche ecologiche mondiali. Come la decisione presa dal presidente Bush (guarda caso un petroliere) di dare il nulla osta alla trivellazione del territorio dell’Alaska. Per gli specialisti ciò porterebbe un misero incremento dell’1% nella produzione mondiale di greggio, a fronte di una chiara destabilizzazione dell’ambiente. Le compagnie petrolifere dal canto loro sembrano anch’esse divise sull’argomento ed alcune, specie europee, stanno avviando processi di ricerca nel campo delle energie rinnovabili. British Petroleum si è ufficialmente ritirata dall’affare Alaska e come altre compagnie, vedi Q8, tenta di rilanciare la propria “immagine” in termini ecologici. Dalla pubblicità che fa sembrare le grandi compagnie energetiche come dei paladini dell’ambiente alla realtà dei fatti c’è in mezzo il mare, come si suol dire.
Altro capitolo della faccenda è il rinnovato interesse statunitense per l’area del Golfo di Guinea, in Africa, una politica che si inserisce nel quadro più ampio della volontà Usa di ridurre la propria indipendenza dal greggio mediorientale, specie Saudita.
Tutti gli stati che si affacciano sul Golfo sono interessati nel progetto, che comprende tutta una serie di misure collaterali che fanno già pensare al peggio del tipo “stabilizzazione dei regimi esistenti”, “appiattimento degli scontri sociali”, “protezione militare degli interessi Usa nell’area” e così via.
Politiche già viste, maschere di ipocrisie già indossate ed effetti deleteri già sperimentati….
Due delle “misure” sono già in fase di realizzazione: un accordo militare con la piccola repubblica di Sao Tomé e Principe, per installare una base Usa sull’isola, strategicamente situata nel cuore del Golfo di Guinea e la realizzazione dell’oleodotto Chad - Cameroun.
Per rendersi conto di come queste imprese danneggino delle popolazioni già di per sé problematiche è esemplare il caso delle “Nazionali” che sta sollevando un putiferio nell’opinione pubblica camerunese. La “Nazionali” sono infatti nient’altro che prostitute, che si spostano seguendo il corso dell’oleodotto citato, rendendo i loro servizi all’insieme della manodopera che sta realizzando l’opera. Questo effimero indotto resterà probabilmente l’unico vantaggio che i locali realizzeranno dal passaggio del grosso tubo attraverso il loro paese. Tra le Nazionali si contano persino numerose studentesse, decise a pagarsi gli studi nell’ultima se non unica maniera loro possibile. Per non parlare di un altro “indotto”, questo sì duraturo, che la costruzione dell’oleodotto porta con sé, ossia il virus dell’Aids, ormai non più “di moda” nei dibattiti occidentali, ma tristemente reale nei paesi africani.
Altri sviluppi delle geopolitiche petrolifere sono sempre alle porte e rendono l’argomento difficile da trattare nel suo insieme, una cosa però è certa, forse a causa dell’oggetto stesso del contendere: dappertutto c’è puzza di bruciato…


di: DHARMABOY

Articolo inserito il: 2002-12-15


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