BLOOMRIOT > G215 > IL PLUMCAKE STATUNITENSE E LA GUERRA IN IRAQ

IL PLUMCAKE STATUNITENSE E LA GUERRA IN IRAQ

Inizio della fine dell'Impero a stelle e strisce e prove di nuovi assetti mondiali

IL PLUMCAKE STATUNITENSE E LA GUERRA IN IRAQ, .    

G215 > A scanso di equivoci pongo subito una premessa: non credo affatto si possa evitare il conflitto USA-Iraq nonostante non vi siano, allo stato attuale, elementi che possano anche solo pallidamente giustificarlo e nemmeno (e sarà curioso capire come si ovvierà a questa falla) un palese casus belli, a fronte di una opinione pubblica largamente contraria e di un consenso internazionale tutt’altro che univoco.
Questa convinzione matura dallo scenario economico statunitense paragonabile a un grande plumcake. Purtroppo l’argomento è troppo vasto e richiede almeno un minimo di competenze per essere approfondito, tuttavia tenterò di semplificarlo esortandovi ad approfondire in altra sede l’argomento.
La crisi del debito: il problema degli USA è tutto qui. Sembra una stupidaggine, eppure questo, a mio avviso, sta portando il mondo verso una spirale di guerre. Vediamo di esemplificare. Molti di voi avranno sentito della crisi argentina o del caso Enron. Orbene, in un mondo globalizzato si globalizzano anche le crisi. E così avviene che, ad esempio, il Gruppo Banca Intesa BCI si sia trovato a far fronte alla inesigibiltà dei propri crediti verso uno stato (l’Argentina) e una società (la Enron, tanto per fare un esempio), a dover svalutare obbligazioni e partecipazioni e a dover predisporre accantonamenti straordinari per far fronte alla situazione. Gli accantonamenti straordinari hanno fatto sì che si deprimesse l’utile per azione e che, di conseguenza, crollassero gli stessi prezzi delle azioni, il che ha significato guai per i possessori di azioni del Gruppo Intesa. Ora, quanto detto per il Gruppo Intesa (preso ad esempio per il mondo bancario italiano) è valido, per altri motivi e altre cause, anche per i settori tecnologici, alimentari, trasporti, ecc... Insomma la tanto famosa crisi delle Borse di tutto il mondo di cui avrete sicuramente sentito parlare dal 2001 in poi. Se il problema fosse tutto qui, si potrebbe obiettare che in fondo è normale, la borsa è un investimento ad alto rischio, ha sempre vissuto alti e bassi, ecc... Il fatto è che questa crisi del debito si innesta su uno scenario mondiale di crescita debolissima, se non in alcuni casi, di vera e propria recessione (quale pare essere quella della Germania), di forte instabilità geopolitica (dagli attentati dell’11/09/01 in poi) e in assenza di un elemento che possa apparire propulsore per le economie (come fu la rivoluzione digitale e internet, sebbene l’idrogeno potrebbe essere questa sorta di nuova Eldorado, ma ci vorranno probabilmente ancora alcuni anni perchè ciò possa concretizzarsi).
Ora la situazione statunitense è particolarmente critica poichè gli USA hanno un gigantesco debito pubblico e un indebitamento personale che in media si aggira attorno al 120% del reddito (cioè, tramite prestiti e mutui gli americani spendono più di quanto guadagnano). Da qui gli interventi monetari (cioè la riduzione del costo del denaro. Avete presente quando la FED taglia di un quarto o di mezzo punto?) per alleggerire il peso del debito (chiunque di voi abbia un mutuo a tasso variabile, se i tassi di interesse scendono, ad esempio, dal 5 al 4% non può che esserne contento). Tuttavia i tassi americani sono ormai poco sopra l’1%, ai livelli più bassi della loro storia.
Inoltre i fondi pensione (leggi le tanto decantate pensioni integrative che vogliono propinarci anche qui in Italia), le mutue private, ecc... dove investono buona parte dei propri (che poi sono i vostri) soldi? Bravi! In Borsa...
E allora proviamo a fare l’esempio del signor Smith, americano medio: tenore di vita buono, scarsissima propensione al risparmio (anzi piuttosto portato a far debiti), fondo pensione che invece di tutelare la sua vecchiaia potrebbe non essere in grado di pagargli la pensione così come l’assicurazione sanitaria potrebbe rischiare di non pagargli più le cure, Governo che riduce le tasse per rilanciare i consumi tagliando le spese sociali e che grazie alla stessa logica lascia correre l’indebitamento pubblico ed estero...
E se qualcuno decidesse di andare a vedere il bluff (pokeristicamente parlando)? Ovvero: se si innescasse la catena dell’incasso dei crediti? Gli Americani dove andrebbero a prenderli i soldi?
E come competerebbero con le vecchie e nuove potenze emergenti sulla scena mondiale (tipo Cina, Russia e Unione Europea)?Vorrei vedere voi nei panni di Bush...


di: DANIELE C.

Articolo inserito il: 2003-03-04


IL PLUMCAKE STATUNITENSE E LA GUERRA IN IRAQ
Hai del materiale iconografico riguardante questo articolo? redazione@bloomriot.org