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LA DOTTRINA DEL FIRST STRIKE

Il nuovo corso della politica estera americana e la sua filosofia di fondo

LA DOTTRINA DEL FIRST STRIKE, .    

G215 > Sulla dottrina del First Strike (ovvero colpire per primi) potete trovare molti articoli in rete. In fondo ve ne segnalo uno che mi è parso più chiaro e più equilibrato degli altri, sebbene in tutti vi siano aspetti ora meglio, ora più approfonditamente descritti. Quindi il consiglio è sempre lo stesso: leggete molto e da più fonti (anche da quelle di parte) per farvi una idea personale e complessiva, soprattutto visto che si parla di quella che rischia di essere la dottrina guida del prossimo decennio, se non di più (cosa assai probabile).
Vista l’ampia documentazione disponibile in rete, mi limiterò qui a enunciare brevemente i tre concetti cardini di questa nuova dottrina in materia di politica estera americana:

1- First Strike:
non bisogna aspettare di usare la forza in funzione di risposta e contenimento di una aggressione, ma si deve attaccare per primi quando si abbia il sospetto di una possibile minaccia, seguendo l’antico adagio secondo il quale la miglior difesa è l’attacco. Questo argomento ha avuto una spalla formidabile nell’attentato al World Trade Center (mi limito alle osservazioni e non faccio “dietrologia”).

2- Supremazia Militare:
l’esercito statunitense deve essere il più potente del mondo e deve impedire a qualunque altra forza armata di qualunque Nazione o ente regionale (quale la Lega Araba o l’Unione Europea) essa sia di raggiungere lo stesso livello. Questo passa attraverso le vie diplomatiche (trattati per il disarmo e la non proliferazione), tecnologiche (scudo spaziale, controllo satellitare e delle telecomunicazioni, quali Echelon), economiche e militari (le recenti minacce alla Corea del Nord, tanto per fare un esempio).

3- Mondo Unipolare:
il mondo deve essere sotto l’egida e la guida degli Stati Uniti, che si riservano il diritto di esimersi dal rispetto dei trattati internazionali quando ciò sia giustificato dai loro interessi nazionali (l’ultimo esempio in ordine di tempo è stato il rifiuto di ratificare l’adesione al Tribunale Internazionale, utilizzato però come arma a suo tempo contro i dirigenti serbi, per evitare di sottoporre i propri soldati al rischio di essere processati). In una visione unipolare perdono senso e significato organismi multipolari quali l’Onu o la stessa Nato (che infatti abbiamo visto la fine che hanno fatto in occasione della crisi irachena), a favore di alleanze a geometria variabile, ovvero ottenute sulle singole questioni di volta in volta, secondo la filosofia del “con noi o contro di noi”. Mi permetto di aggiungere che una preoccupante dimostrazione di ciò l’abbiamo avuta proprio in occasione di questa crisi.

Ora quanto detto dovrebbe bastare per farsi una idea di ciò di cui stiamo parlando. Veniamo dunque alle considerazioni (che come tali dipendono dalla visione di chi vi scrive).
La prima non può che essere legata alla crescente instabilità che un sistema del genere porterà nel mondo. La Terra sta diventando sempre più piccola ed è inevitabile che prima o poi arriveremo a schiacciarci i piedi tra “grandi” (leggi USA, Unione Europea, Russia e Cina). Rischiamo insomma di stare assistendo ai prodromi della Terza Guerra Mondiale.
La seconda è invece di carattere economico. Come già detto in altri articoli, l’impressione di chi vi scrive è che la crisi economica globale e l’emergere di potenziali concorrenti sulla scena internazionale abbia innescato quantomeno una accelerazione di processi che erano già in nuce e che questa nuova dottrina sia la risposta aggressiva di un Sistema che sta collassando su se stesso e che per poter sopravvivere ha la necessità di conquistare territorio (lo “spazio vitale” della Germania Nazista), con tutto quello che ne consegue (risorse, influenza geopolitica, mercati, ecc...).
La terza è di natura filosofico-politica e riguarda il fatto che questa dottrina è l’esposizione su scala globale della Democrazia Senza Libertà. Non riesporrò qui quei concetti (e per questo vi rimando a quell’articolo), ma a costo di sembrare cinico e “blasfemo” (seppur laicamente), viste le enormi differenze dal punto di vista dei “costi umani”, non posso non farvi notare come la logica di questa guerra sia, fatte le debite proporzioni, vicina alla logica del G8 di Genova: restrizione degli spazi democratici (ovvero crisi della Nato e dell’Onu), soppressione e discredito del dissenso (attacchi e minacce a chi si è schierato contro), utilizzo della forza contro chi si oppone (in America proprio in queste ore si sta cercando di far passare un decreto con cui equiparare i blocchi stradali dei manifestanti ad atti terroristici).
Purtroppo la conclusione di questo discorso non può essere particolarmente ottimistica. Infatti o l’America cambierà rotta, oppure arriveremo prima o poi a uno scontro violento (e prima gli americani vinceranno contro l’Iraq e prima sarà, perchè se questa guerra comporterà un basso costo per gli Stati Uniti non potrà che confermarli nella convinzione di stare agendo nella maniera corretta). E allora anche noi, anime belle, che ci crogioliamo nelle manifestazioni, avvolti in bandiere multi colore e scriviamo articoli come questo, pensando di aver portato un seppur minimo contributo, allora anche noi dovremo sporcarci le mani.


di: DANIELE C.

Articolo inserito il: 2003-03-04


LA DOTTRINA DEL FIRST STRIKE
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