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TUTTI ASSOLTI

Una verità negata per 35 anni, per Piazza Fontana come per tutte le stragi.

TUTTI ASSOLTI, .    

G215 > Tutti assolti, a 35 anni dai fatti la strage di Piazza Fontana, come tutte le altre non ha responsabili. Allibiti i parenti delle vittime, e i pochi che in Italia sanno o ricordano cosa è successo quel venerdì di dicembre di 35 anni fa. L’inizio di una stagione sanguinosa che, per usare le parole di Aldo Moro, ebbe la finalità di rimettere l’Italia sui binari della “normalità” dopo le vicende del ’68 e dell’autunno caldo. Quella stagione di sangue durerà 15 anni e solo per le stragi presenterà alla storia il conto di 144 morti e 1400 feriti. Solo per le stragi, perché se si allarga la categoria alle vittime della violenza politica, morti di piazza, strane morti, omicidi/suicidi, e si estende il periodo ai fatti e alle premesse del ’68 e di Piazza Fontana fino ai moti del ’60,con il clamoroso caso di Genova, dove per la prima volta nella storia della Repubblica intervenne l’esercito, i morti sono 2500 e i feriti 11000.
Una stagione della storia del nostro paese per la quale non ci è concessa una verità. Una verità, quella del 12 dicembre ’69, che tutti sanno come sapeva Pasolini quando scrisse “Io so”, ma che dopo tanto ha diritto ad avere delle prove. Si sanno nomi, cognomi, organizzazioni, apparati e uomini dello Stato coinvolti. L’Italia che ha vissuto quegli anni sa, perché lo ha visto e sentito in diretta il rosario di “non so” e “non ricordo” snocciolato e recitato, democraticamente e cristianamente, di fronte a giudici, giornalisti, commissioni parlamentari. E l’Italia che non c’era, quella della mia generazione, sa solo perché ha avuto la fortuna di incontrare qualcuno che quella storia l’ha raccontata, magari facendoci sorridere, come Dario Fo, non certo perché storici, giudici e politici si sono prodigati per renderla nota. E questa storia la sanno e la capiscono in pochi, altrimenti non avremmo un Presidente del Consiglio piduista.
L’Italia di oggi ha rimosso quei ricordi, come un trauma infantile che però ogni tanto torna a farsi sentire, e che ogni buon psicologo consiglierebbe di affrontare e risolvere. Ha rimosso le stragi lontane e quelle vicine, di appena 11 anni fa, a Firenze e Milano. Avevo solo 12 anni quando ho visto in tv le fiamme di via Palestro, che per me era solo la fermata del metrò per andare ai giardini. E Firenze, dove c’è stata la vittima più giovane di una strage: aveva solo 6 mesi, e ai genitori la sorte ha risparmiato lo strazio di vedere quella creatura così innocente vittima di tanta follia: sono morti anche loro. E l’Italia ha subito preso per buone le comode verità confenzionate da uno Stato che non aveva nessun interesse a fare giustizia, voleva solo tutelarsi. Ed ecco Totò Riina, che per quanto sanguinario resta pur sempre un semianalfabeta, che ordina di piazzare delle bombe nei luoghi simbolo delle bellezze artistiche italiane, il nostro vanto in tutto il mondo…..uno che probabilmente non sa nemmeno leggere una cartina e che non saprebbe indicare Firenze su una mappa nemmeno se fosse scritta a neon. Ma è stato lui, tanto una colpa in più non cambia niente. Per la cronaca, 6 mesi dopo l’”Unto dal Signore” scendeva in campo….sono troppo malizioso per credere alle coincidenze.
E cosi ci dobbiamo pure sorbire il giubilo degli imputati e di coloro che li hanno sempre sostenuti: quelli che hanno smesso la camicia nera per mettere il doppiopetto, quelli che hanno abbandonato le spranghe e le catene della facoltà di giurisprudenza di Roma, dove si divertivano a lanciare panche dalle finestre, col beneplacito del loro segretario,. Giorgio Almirante, per diventare ministri. Li sentiamo rispolverare il vecchio tormentone degli anarchici, come se non fosse già stato smontato più di una volta.
Per cui niente verità per quei morti e per le loro famiglie, e niente nemmeno per l’Italia. Nessuna parola “Fine” su quel capitolo della storia italiana, che continuiamo a portarci dietro come un vecchio parassita ormai curvo sotto il peso delle sue colpe.
Ieri si è deciso , in nome del Popolo Italiano, nel nostro nome, che un responsabile certo non c’è, non ci può ancora essere.
Forse perché ci è già stato concesso troppo con un processo: uno Stato può concedere di farsi processare, ma non di condannarsi.


di: Emanuele N.

Articolo inserito il: 2004-03-12


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