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11 SETTEMBRE. LE RAGIONI DI CHI?

Gli USA sono vittime innocenti di nemici feroci? Quali sono le ragioni dell'odio? Quali saranno le conseguenze politiche e sociali dell'11 Settembre? A queste ed altre domande risponde Noam Chomsky.

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Noam Chomsky, ebreo americano di origine russa, famoso semiologo che ha rivoluzionato la linguistica contemporanea con la creazione della teoria generativista, è da sempre un intellettuale impegnato, uomo di punta della sinistra radicale degli USA.
Molto ascoltato in patria e all'estero, nel corso degli anni ha preso posizione con libri, articoli, conferenze sulle questioni più scottanti di politica interna ed internazionale.
Negli ultimi anni è diventato uno dei punti di riferimento di movimenti di contestazione alla globalizzazione neoliberista.
E' comprensibile quindi che giornalisti americani ed europei si siano rivolti a lui per conoscere il suo punto di vista sulle cause e le conseguenze della gravissima crisi che ha sconvolto l'America dopo l'11 Settembre.
Il contenuto di questo libro, che è andato in stampa il 15 Ottobre, è quindi un intervento a caldo, scritto da Chomsky quando tutto il mondo era ancora sotto choc, ma che affronta le questioni con estrema chiareza, lucidità e razionalità.
Lo studioso, basandosi su documenti uffuciali, smonta le prese di posizione e le teorie ovvie e semplicistiche sostenute dai media e dai governi coinvolti ed offre una sua chiave di interpretazione dei fatti , fuori dal coro e senz'altro scomoda per il potere.
Egli condanna con fermezza e senza equivoci l'atto terroristico dell' 11 Sett., però sostiene che gli Stati Uniti non sono vittime innocenti ma sono "uno dei principali stati terroristi" (pag. 40 seg.).
A questo proposito Chomsky ricorda le responsabilità degli USA e della CIA nella creazione della rete di Bin Laden in funzione antisovietica, la strage di civili all'uscita dalla moschea avvenuta a Beirut nel 1985; il sostegno fornito alla Turchia per il massacro dei Curdi; la distruzione dell'impianto farmaceutico di Al shifa in Sudan, che ha privato la popolazione di medicine essenziali ed ha avuto come conseguenza la morte di decine di migliaia di morti.
Secondo l'autore perciò è un comodo alibi evocare lo scontro di civiltà, sostenere che gli aggressori hanno agito per odio contro la globalizzazione o l'egemonia culturale americana, perché in questo caso le azioni degli USA sarebbero irrilevantiinvece proprio la politica unilateralista che caratterizza la superpotenza, la difesa anche violenta dei propri interessi economici e poiltici alimenta la rabbia degli oppressi in Medio Oriente come nel resto del mondo.
Su questa rabbia si innesta l'azione di Bin Laden e della sua rete, che vuole cacciare gli USA dall'Arabia Saudita, punirli per il sostegno dato ad Israele contro i Palestinesi e per la guerra e le sanzioni contro l'Iraq; che vuole lottare contro i regimi corrotti e repressivi della regione mediorientale, nessuno considerato veramente "Islamico" e appoggiare i musulmani che lottano in Cecenia, Bosnia, Kashmir, Cina Occidentale, Sudest Asiatico, Noed Africa.
Chomsky valuta l'attacco terroristico di Bin Laden gravido di terribili conseguenze per i Palestinesi, lasciati nelle mani di Israele, e come un regalo per quanti sono favorevoli alla repressione, prevedendone lo sfruttamento "...per accelerare i tempi della militarizzazione,del capovolgimento dei programmi socialmente più democratici, del trasferimento della ricchezza verso settori sociali più ristretti e del sabotaggio della democrazia in ogni forma" (pag. 19).
Egli è contrario all'opzione militare contro l'Afghanistan perché causerebbe altre vittime innocenti e, data l'importanza strategica dell'area dovesono ubicate lepiù abbondanti risorse energetiche del pianeta, potrebbe sconvolgerne i precari equilibri con conseguenze inimmaginabili.
Chomsky sostiene che la "guerra al terrorismo" va vinta con lalegalità, appellandosi ai tribunali internazionali, come fece il Nicaragua contro gli USA, se si vuole ridurre la minaccia anziché amplificarla.
Sono passati alcuni mesi dall'11 setembre, le scelte sono state compiute e le conseguenze sono già visibili. Al lettore si offre la possibilità di valutare leposizioni di Chomsky, di confrontarle con quelle dei suoi avversari ( ad esempio Oriana Fallaci ) e con larealtà dei fatti: un esercizio stimolante e consigliabile a chi, con lamente sgombra da pregiudizi, voglia crearsi un'opinione personale.


di: ADELE S.

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