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MODENA CITY RAMBLERS

"...y a la meta ilegamos cantando o no ilega ninguno..."

MODENA CITY RAMBLERS, . Gorgonzola Rock    

Live > Mentre nell'area del Gorgonzola Rock Festival si stanno pian piano radunando diverse migliaia di persone, noi veniamo scortati nello spogliatoio della palestra comunale, adattato per l'occasione a "camerino" dei Modena City Ramblers.
Tra cassette di birra e bottiglie di lambrusco, ci apprestiamo ad intervistare la voce e l'anima dei MCR: il Rambler Stefano "Cisco" Bellotti.


Iniziamo dalla fine: "Radio Rebelde". Un titolo impegnativo (ndr: Radio Rebelde è la radio fondata da Che Guevara ai tempi della lotta nella Sierra Maestra)!

E' vero, è un titolo impegnativo, ma... impegnativo il giusto! Soprattutto per i tempi in cui viviamo. E' un disco che... "prende il toro per le corna" in qualche modo. Nel senso che noi abbiamo deciso di dare una svolta sia al nostro suono che alle cose come venivano dette e come venivano fatte.
Abbiamo deciso di tagliare in alcuni pezzi la parte un po' più sognante, la parte un po' più poetica, per certi versi, dei Modena per puntare di più il dito sulle cose, sulle questioni sociali, le questioni che, diciamo così, ci preoccupano maggiormente in questo momento.
Questo non vuol dire che non è un disco ottimista e di speranza, anzi, c'è un sacco di speranza in "Radio Rebelde" però magari è vista in maniera... molto più "dura", e quindi da ottenere "con la forza" lavorando ed impegnandosi al massimo. La poesia, secondo me, c'è ancora però è stata spostata su di un altro terreno...

Quanto centra quello che è successo in Italia e nel mondo nell'ultimo anno, partendo diciamo da quanto successo a Genova in poi...

Centra tutto, perchè noi abbiamo scritto di questo. Abbiamo scritto degli ultimi anni vissuti in Italia, anche di quelli precedenti al governo Berlusconi, a Genova... perchè abbiamo visto che stavamo percorrendo una strada sbagliata, che alla fine ha portato Berlusconi a stravincere le elezioni e a tutto quello che sta succedendo oggi. In tutti questi anni ci siamo guardati attorno e i nostri sentimenti si sono un attimo, diciamo cosi, "amareggiati" da una parte, ma dall'altra ci siamo incazzati tantissimo e abbiamo messo tutta questa rabbia, questa voglia di dire le cose, nelle nostre canzoni. "Radio Rebelde" è lo specchio della società in cui viviamo, del famoso movimento "No Global", che e' cresciuto e sta crescendo...

Che poi se vuoi il movimento "No Global" è la cosa "più globale" che esiste. Semmai è una globalizzazione diversa da quella che ci vorrebbero imporre...

Assolutamente vero e infatti è un errore chiamarlo "No Global". Lo dicono loro stessi, forse sarebbe più adatto "New Global"... Ma oramai tutti lo chiamano "No Global", chiamiamolo cosi... E poi, dicevo,"Radio Rebelde" ha dentro gli atti di Genova, ha le guerre che ci circondano, ha quella voglia di trovare la forza, di andare avanti nonostante tutto.

In questo disco, come anche negli altri, vi avvalete di illustri collaborazioni. Lo scrittore Luis Sepulveda per esempio...

Sì. Come avevamo già fatto in passato abbiamo fatto questa cosa insieme a Luis Sepulveda. Lui due anni fa ci regalò questo testo, "Una perfecta excusa", dicendoci "Fatene un po' quello che volete; secondo me è molto musicale". E infatti lo era. Lo abbiamo tenuto nel cassetto per un po', ci abbiamo lavorato sopra ed è saltato fuori questo testo, questa canzone. Il testo originale era molto lungo, erano sette cantati; noi ne abbiamo usati due interpretandoli in italiano, cambiando parole, mettendoli in metrica. Ci sembrava francamente inutile mantenere un testo completamente in spagnolo: volevamo sicuramente mantenere in senso della sua poesia ma allo stesso tempo desideravamo farci capire dalla nostra gente.

C'e' un titolo di un brano di "Radio Rebelde", "Triste Solitario y Final", che mi ha colpito moltissimo anche perchè è il titolo di un libro del mio scrittore preferito, Osvaldo Soriano...

Guarda, l'idea era proprio quella di omaggiare Osvaldo Soriano, un grande scrittore che ha regalato tante emozioni e soprattutto tanti, tanti pensieri giusti. La canzone non centra molto col suo libro, ma io sono sempre stato innamorato di questo titolo "Triste Solitario y Final" e di questo libro tanto che, mi ripeto, mi era venuta voglia di fare una canzone in omaggio a Osvaldo Soriano mettendogli questo bellissimo titolo.
"Triste Solitario y final" parla di come vivere in modo un po' più rallentato: prendiamocela con calma, cerchiamo di goderci anche le cose più semplici più piccole che ci stanno davanti agli occhi tutto il tempo. Non cerchiamo sempre la cosa più inarrivabile... per poi non arrivare a nulla. E questa è un po' la filosofia che trovo anche nei libri di Soriano e in molti libri di questi scrittori...

A proposito di libri. Tre libri da cui non puoi prescindere, quelli che ti porteresti sempre con te?

Uff! Sono pochi tre!! Chiedimene tremila e forse ci siamo! mah non lo so.. ti posso citare degli scrittori che mi porterei sempre con me... da Luis Sepulveda a Osvaldo Soriano, anche se purtroppo non c'è più, a Nick Hornby, a Roddy Doyle a tutta gente che riesce a parlare di cose serie... ridendoci sopra. E che in qualche modo ti fa riflettere su cose che magari tu vedi normalmente, ma non riesci a collegare... Ecco, questa secondo me è la forza di un certo tipo di letteratura. Poi la letteratura è a volte più impegnata più difficile, ma io apprezzo negli scrittori proprio la capacita di rapportarsi alla realtà, magari anche attraverso la fantasia, dando la possibilita al lettore di collegare certe cose alla storia. Mi viene da citare Garcia Marquez e il suo realismo magico...

Facciamo un altro salto all'indietro. 9 aprile 1994. Con un gruppo di amici, malati d'Irlanda, mi recai al Bloom di Mezzago per vedere un gruppo che veniva presentato come "i Pogues italiani"... indovina di chi sto parlando?

Mah, vado così ad intuito... dei Modena?


---- Siparietto: mostro a Cisco il cd originale "Riportando tutto a casa", etichetta Helter Skelter quello che si poteva acquistare praticamente solo ai loro concerti, ( "FANTASTICO! Questo è o-ri-gi-na-le! -esclama Cisco- non ce ne son in giro mica tanti sai!") e il programma "a lenzuolo" del Bloom datato Aprile 1994 ("MA DAI! questo ce l'ho anch'io! -fa lui sempre più sorpreso e divertito- l'ho conservato!")----


Cosa è rimasto di quei MCR, cosa è cambiato?

Mah, diciamo che oggigiorno è cambiato tantissimo, ma, in un certo senso, abbiamo recuperato quello spirito li, lo spirito di un gruppo che non aveva paranoie, lo spirito di un gruppo che aveva i suoi problemi come tutti però non si preoccupava troppo di quello che la gente avrebbe pensato, di quello che i critici avrebbero pensato... Un gruppo che faceva le cose spontaneamente senza farsi troppe paranoie. "Radio Rebelde" è così. Come, secondo me, e' questo disco (Cisco indica il cd "Riportando tutto a casa")

Che secondo me è un piccolo capolavoro...

Si, sono d'accordo. Secondo me ci sono maniere e maniere di fare dischi. A volte succede che materializzi troppo le idee e cerchi di portare ad una spiegazione concreta quello che stai facendo. Questo disco qua (Ancora "Riportando tutto a casa") se lo spieghi non ha senso! Questo disco è la pura spontanea pazzia di otto, nove personaggi che si sono trovati in provincia di Modena, sono andati in studio senza sapere suonare, perche non sapevamo suonare, e hanno fatto un disco. E questo raccoglie tutta questa magia

Io infatti ricordo quel concerto come uno dei più giocosi che abbia mai visto...

Ed era cosi! Successivamente se da una parte abbiamo imparato un pò di più a suonare, questo va detto, dall'altra, soprattutto negli ultimi tempi, soprattutto con "Fuori campo" avevamo perso in spontaneità... eravamo troppo macchinosi, troppo didascalici in un certo senso.
"Radio Rebelde" ha voluto essere un ritorno al passato. Il gruppo è cambiato così tanto che per noi è sembrato quasi un nuovo inizio, un nuovo esordio. Noi "Radio Rebelde" lo stiamo vivendo così, ci stiamo davvero divertendo un casino! E per noi è come un nuovo esordio...

C'è un brano di "Radio Rebelde" che dice "e alla meta arriviamo cantando o non arriva nessuno".
voi siete partiti da Modena, idealmente dall'Irlanda, siete passati per l'Africa, per l'Europa, l'America Latina... dove siete diretti?

Non c'è una meta prefissata, noi siamo dei "bambini" che vanno in giro per il mondo, che hanno la fortuna di viaggiare e vedere delle cose. E' stato così per l'Irlanda, per l'Americs Latina... ma non e' finita! Possimo tornare in Irlanda e scoprire altre cose che ci fanno rimanere a bocca aperta con gli occhi spalancati, come bambini appunto. Le cose che ci colpiscono, le cose che in qualche modo ci cambiamo la vita le buttiamo nel nostro lavoro...
Sarebbe stato molto stupido rimanere a fare "i Pogues italiani": noi non siamo Irlandesi. Noi siamo Italiani che hanno "giocato a fare i Pogues". Noi siamo anche tanto altro e abbiamo voluto dare spazio a tutto: alla musica etnica, alla world music, ai ritmi africani, al punk, al reggae e, certo, anche alla musica irlandese... stiamo cercando di mischiare il più possibile per creare una miscela unica: quella dei Modena.

Da poco avete fondato la Modena City Records. Un gruppo italiano sul quale scommettere?

Ma vedi qui forse siamo stati un po' fraintesi... La nostra prima proposta è stata un gruppo di vecchietti pavullesi che hanno tutti, a parte due ragazzi, sui 60-70 anni! Penso che il prossimo lavoro sarà qualcosa del genere.
Non vogliamo scoprire nuovi gruppi, ci sono persono più brave di noi per questo! Poi è chiaro che se incontriamo un gruppo che ci fa impazzire, anche se sono giovani, vedremo cosa è possibile fare... però vedi, mentre un gruppo di anziani, come quelli che abbiamo prodotto, vive, musicalmente parlando, per un progetto culturale, cioè il non fare morire una musica che quando spariscono loro non fa più nessuno, con un gruppo di ragazzi è diverso... se tu gli fai fare un disco loro si aspettano chi sa che cosa... e noi non possiamo dare assolutamente nulla se non la nostra esperienza... Non saprei cosa dire ad un gruppo di ragazzini che vogliono "uscire"...

Cosa pensi della musica in Italia?

Secondo me l'Italia è, a livello musicale, un paese del terzo mondo: siamo in un paese dove la musica è trattata in un modo vergognoso. Per la letteratura è diverso, gli scrittori in Italia si difendono... i musicisti no. Non vedo iniziative... Vedo Jovanotti che mi dice che i cd costano troppo, però poi il suo cd costa 20 euro... allora che cazzo mi dici? Fai qualcosa tu che puoi, tu che sei un nome, tu che hai una cosa grossa! Se lo fanno i Modena o i 99 Posse non gliene frega un cazzo a nessuno se non a quelli che seguono i Modena o i 99 Posse. L'iniziativa dovrebbe partire dall'alto da quelli che fanno i grandi numeri. Purtroppo, ripeto, la musica in Italia è a livelli da terzo mondo...
Siamo invasi da tutta la musica possibile: americana, inglese dalle ondate di latino, dalle ondate di francese. Quest'anno va di moda il francese... poi scopri che tutte le hit sono fatte da italiani che "per moda" giocano a fare i francesi!
Il non riuscire a fare qualcosa che è nostro e che riusciamo ad esportare è un sintomo di poca forza culturale. Noi siamo fieri del fatto che la nostra musica, che pure prende spunto da tutto il mondo, ha forti radici e la portiamo in giro: la andiamo a suonare in SudAfrica davanti ad un pubblico di colore meraviglioso, siamo stati in Germania, probabilmente andremo in Olanda e questa cosa ci rende davvero felici

Un ultima domanda: come sarà il concerto questa sera?

Sara' bellissimo!!!!

Grazie Cisco!

Grazie a voi! Ciao!


di: RADIOTAKESHI

foto di: ROSSA

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