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STORIE DI ORDINARIA FOLLIA: EREZIONI EIACULAZIONI ESIBIZIONI

I racconti e le riflessioni etiliche di Hank. Se bevete e leggete spesso,conoscete Bukowski

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Bukowski l'alcoolizzato, Bukowski il poeta, Bukowski il porco, Bukowski lo scrittore. Un esempio lampante di intreccio tra vita e stile letterario.

Bukowski è questo: riflessioni etiliche sprofondate nella miseria della realtà quotidiana, circondate da persone che di umano non hanno più niente.

Bukowski il fallito, Bukowski il brutto, costretto (secondo la propria concezione, ma credo sia la concezione di molte persone) ad "ammazzare 8-10 ore al giorno per un lavoro di merda, ripetitivo e sottopagato", per poi spendere tutto in alcolici a basso prezzo e corse ai cavalli.

Il fascino di Bukowski? L'intreccio tra la vita-da-alcoolista la vita-da-scrittore che partorisce uno stile letterario in cui traspare in modo netto il tratto più intimo della propria esistenza. La profondità dello scrittore che si erge sulle ceneri della superficialità della vita-da-alcoolista; profondità che raggiunge livelli devastanti proprio perché contestualizzata da un'esteriorità misera e senza scopo. In poche parole, i suoi racconti sintetizzano la profondità annidata nella superficialità.

Ecco perché Bukowski non partecipa,ma teorizza. A suo piacimento però: può infatti anche prendersi il lusso di non teorizzare dando più importanza ad un bicchiere di whiskey e acqua, ad un buon pompino, ad un paio di gambe accavallate, alla sua cappella "tutta rossa e turgida". Perché Bukowski parte da questo, non si pone su piedistalli da intellettualoidi. Parte dal basso, per poi incanalarsi sempre più prepotentemente in argomenti più "alti di spirito" estrapolandoli da nulla (bellissimo il racconto "Ho ucciso un uomo a Reno" il cui finale merita di essere letto più di una volta).

Hank (così lo chiamavano gli amici) che si alza la mattina e stappa una birra, che compra mezza pinta di whiskey dopo aver passato un periodo di convalescenza "nell'ospedale dei poveri" a vomitare sangue; contattato da intellettuali del tempo che anche non sopportandolo non possono fare a meno di lui.

Bukowski, nel suo appartamento ridotto ad un letamaio, questo scrittore "di strada" – anche se mi fa schifo la definizione- che parla del mondo ("la gente è il miglior spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto")e della sua miseria. Perché la miseria è parte peculiare del mondo, è con noi a braccetto tutti i giorni: e lui, con il suo stile letterario, con i suoi racconti disordinati – un po' inventati, un po' reali- ne carpisce riflessioni esistenziali.

Nel retro di questa edizione sta scritto: "Charles Bukowski, forse un genio, forse un barbone". Io non credo volesse essere un genio, ma credo tenesse di più ad avere il titolo di barbone.


di: MORVA

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