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LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK

Murakami, lo scrittore giapponese più "occidentale" ed il suo ultimo libro onirico. Siamo tutti alla deriva come i satelliti nello spazio?

, LA RAGAZZA DELLO SPUTNIK.    

Narrativa > L'ultimo libro di Haruki Murakami segna il ritorno dell'autore giapponese alle tematiche a lui più care. Chi ha già letto il romanzo "Tokyo blues" dello stesso autore ritroverà ne "La ragazza dello Sputnik" tutti gli elementi fortemente autobiografici che caratterizzano le storie dello scrittore giapponese "più occidentale". Pazzia, amore per la scrittura, amore lesbico, la musica, Atene, Roma, la morte…. Lo sfondo di quest'ultima opera di Murakami è una ripresa delle stesse tematiche, ma affrontate con un piglio decisamente più distaccato ed etereo rispetto alle opere precedenti.
Alla base di questo distacco riposa la convinzione dello stesso scrittore del fatto che "quando si mettono le emozioni in parole, esse diventano menzogne". Ma nonostante questo egli non disdegna di scandagliare il mondo dei sogni e delle ombre celato nelle pieghe del suo personale Io, in un omaggio di amore estremo per la scrittura e confidando più sulle immagini che essa può riprodurre piuttosto che sulla loro reale presa sulla realtà.
Ed è proprio per questo motivo che la scrittura di Murakami è spesso considerata a metà strada tra il letterario ed il best-seller: significativo a riguardo è l'uso delle metafore, decisamente "sporche" e volutamente stridenti con l'atmosfera onirica presenti lungo tutto il corso del romanzo.
Ne "La ragazza dello Sputnik", i personaggi vengono lasciati alla deriva, così come i satelliti nello spazio, si sfiorano, non si incontrano mai e l'amore tra essi è posto in luogo al di là del confine che possono raggiungere. Inoltre, ogni loro esperienza quotidiana è così dilatata che le immagini dei tre protagonisti sfiorano ciò che gli sta intorno, mentre nuotano nelle loro personali zone d'ombra.
Nonostante tutto l'opera non risulta convincente, anzi spesso risulta stucchevole, oserei dire "patinata". La scarsa se non nulla adesione alla realtà della storia e dei personaggi, anziché tramutarsi in un elegante racconto onirico casca spesso e volentieri in una risacca di non-vitalità quasi irritante.
Solitamente i libri di Murakami non sono allegri, non hanno un lieto fine, ma sono belli perché gracili e delicati e perché la storia è un meccanismo di immagini che da al lettore quasi l'idea di un'esperienza visiva piuttosto che letteraria. "La ragazza dello Sputnik" purtroppo fa cilecca in questo senso e ogni buona intenzione si perde nello spazio, proprio come un satellite.


di: DHARMABOY

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